Giovedì, 11 Dicembre 2014 12:14

Venezuela prossima al default

Secondo gli investitori, il Venezuela è sempre più vicino alla bancarotta: ne sono certi gli investitori, e loro si sa hanno notizie affidabili. Nel frattempo il bolivar, una moneta oramai fuori controllo, collassa nel mercato nero. Poveri loro.

Che la situazione sia disperata lo dice l'andamento dei CDS (Credit Default Swap, i titoli che assicurano dal rischio di fallimento). Ebbene, proprio ieri il costo a 5 anni dei CDS è schizzato di oltre il 60%, implicando una probabilità calcolabile nel 94% che si verifichi un default entro il quinquennio. Tradotto, il mercato sembra stia prezzando la possibilità che col nuovo anno il governo di Nicolas Maduro svaluti il bolivar. Già, la moneta oggi inaffidabile ed il cui valore al cambio ufficiale - 6,3 bolivar per un dollaro - è assolutamente insostenibile ha un cambio al mercato nero a oltre 181.

In parallelo il bond 2027, cioè il titolo di Stato venezuelano, è precipitato a 44,4 centesimi, il livello più basso registrato da settembre 1998. Secondo un analista di Standard Chartered, tale Mahammed Grimeh, nessuno starebbe più comprando titoli di stato venezuelani, in altre parole nessuno si starebbe più assumendo altri rischi.

La crisi finanziaria del Venezuela si è accentuata in queste settimane col tonfo delle quotazioni del greggio, che rappresenta il 97% delle esportazioni del Paese. Infatti, Caracas avrebbe bisogno di un prezzo quantomeno intorno ai 125 dollari al barile per pareggiare i conti pubblici, ed almeno di 97 dollari per potere pagare i bond in scadenza da qui al 2038. Peccato che la quotazione ieri era appena sopra 61 dollari: un disastro che porterà con ogni probabilità ad un deficit della bilancia commerciale del 2% del PIL nel 2015, fatto che priverebbe ancora di più l'economia sudamericana di soldi freschi, già oggi non introvabili.

Tanto per insistere, l'inflazione ad agosto, secondo l'ultimo dato ufficiale pubblicato dalla banca centrale, si attestava al 63,4%, mentre secondo altre analisi sarebbe già oltre il 70% e potrebbe toccare il 120% nel 2015, rendendo ancora più incerta la vita della popolazione - circa 30 milioni.

Proprio nei giorni scorsi, il presidente Maduro aveva decretato delle misure per il rilancio dell'economia, ad esempio la mancata persecuzione degli scambi tra bolivar e dollari al di fuori del circuito ufficiale. Ma, guarda un po', ha duramente smentito che esista un bolivar "parallelo", appunto quello scambiato sul mercato nero. Beh, esiste eccome e rappresenta il 90% delle transazioni commerciali del Paese con l'estero, pensi un po' Maduro, vista l'assenza di dollari al cambio ufficiale.

Ed intanto le riserve di valuta scendono ai minimi storici degli ultimi 11 anni, addirittura ad appena 21,4 miliardi di dollari, di cui 2 miliardi dovuti solamente ad un generoso prestito della Cina. Però il governo ha debiti per quasi 21 miliardi verso le società private, tra cui anche parecchie straniere. Tanto per dire, le compagnie aeree vantano crediti per almeno 3,5 miliardi.

Il PIL, in tutto questo, ovviamente è previsto in contrazione del 3% quest'anno, ormai alla fine, e di un altro 1,5% nel 2015. Tuttavia, è plausibile che a gennaio il governo si convinca a lasciare fluttuare liberamente il bolivar sul mercato, accettando così una svalutazione anche vicina al 100%, comunque necessaria per impedire che si aggravi oltremodo la già potentissima crisi finanziaria e fiscale.

In finale, a causa del cambio surreale e dell'enorme debito pubblico che paralizza lo Stato, in Venezuela manca di tutto, dal latte alla carta igienica. Gli scaffali sono vuoti e si dice che almeno un bene su tre non si trovi. Oltretutto, queste stime sulla scarsità dei beni in Venezuela risalgono a dati presi a gennaio di quest’anno, quando la banca centrale stimava il default al 28%. Come dire, la realtà è molto, molto peggio di queste stime.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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