Venerdì, 05 Agosto 2016 12:00

Venezuela: popolo alla fame, economia vicina al default

Dilaga la fame tra le vie delle città: il popolo è allo stremo. Assurdo ma vero: un Paese ricchissimo di risorse naturali, non solo il petrolio, ridotto alla fame da una politica disennata. Attenzione agli investitori: il rischio di defaul del Venezuela è altissimo e l'evento è ormai imminente.

La materia della crisi in Venezuela e soprattutto delle sue gravissime ricadute sulla popolazione è stata ampiamente discussa in questo articolo.

Nonostante tutto ciò che abbiamo appreso nei mesi scorsi, mai si sarebbe potuto immaginare che la crisi nel Paese latino degenerasse sino al punto odierno: trenta milioni di persone sono costrette ogni giorno a mettersi la fila al supermercato anche per dieci o dodici ore nella speranza - talvolta vana - di ricevere il minimo indispensabile per mangiare. Ed immaginate la delusione di quanti invece dopo un’attesa estenuante scoprono che gli scaffali sono vuoti, proprio perché gli alimenti disponibili sono solo una frazione di quelli necessari per soddisfare la domanda quotidiana del popolo.

La situazione di dissesto sociale è talmente grave che riferiscono le agenzie latine, nelle settimane scorse a migliaia i venezuelani hanno varcato il confine con la Colombia proprio per procurarsi alimenti di prima necessità; in tutto ciò, il presidente Nicolas Maduro prova a stemperare affermando che si trattava di poche centinaia di 'casalinghe disperate per mancanza di cibo': goffo tentativo di sminuire la triste realtà.

Addirittura, avere della carne da mangiare è diventato talmente difficile per la popolazione che negli ultimi sei mesi sono scomparsi dagli zoo del Paese quasi cinquanta animali, alcuni dei quali rari: possiamo immaginare il popolo affamato che fine abbia fatto fare a queste povere bestie. Il furto più recente, pensate un po', è avvenuto nei giorni scorsi nel giardino zoologico Caricuao di Caracas: un gruppo di affamati ha scavalcato la recinzione rubando uno stallone nero, esemplare unico nel paese. La triste scena della fine dell'equino era a pochi chilometri di distanza dal luogo del furto:dell’animale non rimaneva altro che carcassa e testa. Ancora, a fare le spese della fame che dilaga tra la gente ne hanno fatto le spese anche i maiali vietnamiti ed alcune specie di uccelli anche rari. In questi casi sarebbe troppo facile condannare la gente che divora animali rari e comunque non dedicati all'alimentazione: il popolo è davvero in preda alla fame, e qualcosa deve pur mangiare.

Da un punto di vista economico, la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare: le riserve valutarie della banca centrale sono già scese sotto i 12 miliardi di dollari, con la prospettiva per il governo di rimborsare le obbligazioni (bond) in scadenza per 726 milioni di dollari ad agosto più altri 5 miliardi di dollari nel prossimo autunno. A conti fatti, le probabilità che il Paese scenda al default entro i prossimi cinque anni sono stimate dalle agenzie di rating al 91 percento, con Moody’s che avverte come sarebbe 'altamente improbabile' che il Paese sudamericano riesca ad onorare i debiti (soprattutto i bond verso gli investitori) da qui a fine anno.

Ma ipotizziamo che il governo riesca ad evitare, almeno nel breve periodo, il default: verrebbero dimezzate le già esigue riserve di denaro attuali, con la conseguenza che il Venezuela non avrebbe più denaro per importare alcun bene dall'estero e potrebbe per questo scivolare nella guerra civile per fame e assenza di cure mediche di base.

In Venezuela sono in molti all'opposizione a dare la colpa al dissennato governo, e soprattutto a volere la testa del presidente Nicolas Maduro. Il quale in settimana ha cambiato alcuni ministri del suo esecutivo, sostituendo quello del Commercio e dell’Industria, Perez Abad - dichiaratosi favorevole a riforme di mercato - con nientemeno che un generale condannato negli USA per traffico di droga: Carlos Faria. Mentre Abad, prima di essere destituito, aveva dichiarato di voler attivare un sistema di cambio fondato sulla libera fluttuazione del bolivar 'entro 60 giorni', per reagire alla caotica situazione di fluttuazione del cambio attuale: difficile pensare che il suo successore manterrà questo impegno, che si ritiene utile se non fondamentale per portare un minimo di equilibrio al tasso di cambio e quindi dare una boccata d'ossigeno all'attuale carenza di dollari nel Paese.

La risorsa che finora ha parato le spalle alla scellerata gestione del Paese è stata da sempre il petrolio, di fatto l'unica risorsa esportata quasi totalmente dal Venezuela. Il problema da almeno due anni è che si è verificato il crollo del prezzo al barile, fatto che ha contribuito in maniera determinante a fare esplodere una crisi già attiva alla fine del periodo di governo di Hugo Chavez. Il paradosso è che, nonostante gli incredibili sacrifici patiti dalla popolazione, le Nazioni politicamente vicini al regime di Maduro (Cuba in primis) ancora godono di condizioni di favore sulle importazioni di greggio dal Venezuela, secondo l'ancora valido accordo cosiddetto 'Petrocaribe' firmato tra Caracas e una dozzina di Paesi simpatizzanti del socialismo chavista. Le condizioni dell'accordo sono infatti convenientissime per le Nazioni che importano il petrolio: viene pagato subito solo per la metà, mentre il resto viene dilazionato in 25 anni e al tasso appena dell'1 percento.

E' certamente scellerato mantenere in vita tale accordo, ossia rinunciare agli introiti del petrolio, mentre l'’economia del Paese è al collasso (il PIL è previsto per il 2016 a -8 percento). Peggio ancora se si pensa che alcuni fruitori del Petrocaribe sono Paesi in piena crescita, come la Repubblica Domicana (PIL al +5,5 percento stimato per il 2016).

La situazione è talmente disperata che il Venezuela ha deciso con la Giamaica di farsi pagare il petrolio con invio di cibo, fertilizzanti e medicine per complessivi 4 milioni di dollari. A questo punto, in un Paese 'normale' il governo reggente dovrebbe a dir poco scappare e non farsi vedere mai più alle elezioni. Ma Maduro non ci vuole sentire, e resta attaccato alla poltrona come nulla fosse: ha ampiamente dimostrato di non avere pietà alcuna per le condizioni di vita della popolazione e di essere disposto a tutto pur di non lasciare l’incarico.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

 

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