Mercoledì, 25 Ottobre 2017 12:00

Venezuela: l'oro alle banche tedesche

Sappiamo ormai a memoria quanto sia drammatica la situazione in Venezuela. Oggi apprendiamo che l'ultimo bene di rifugio del governo, le riserve aurifere, è usato come cauzione per prestiti dalle banche tedesche. E purtroppo rimarrà lì, verosimilmente.

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, della crisi in Venezuela.

Parliamo di un tesoro di oltre trenta tonnellate di lingotti d’oro, per un valore di 1,7 miliardi di dollari, consegnati nelle mani di una banca commerciale tedesca, la Deutsche Bank. E' l’ennesima operazione disperata in ambito finanziario del povero, dissennato governo di Caracas, che ormai da anni sta tentando disperatamente e ad ogni costo di rinviare il default ma che, oramai, sembra davvero imminente.

La notizia della cessione delle riserve aurifere alla banca tedesca è trapelata – ancorché non ancora confermata ufficialmente né da Francoforte né da Caracas – è per bocca del deputato venezuelano Angel Alvarado, membro della commissione Finanza dell’Asamblea Nacional, organo di Stato che, dal 2015, è guidata dal partito di opposizione al presidente Nicolas Maduro.

Il deputato si affida ai social: scrive su Twitter: "Maduro ha lasciato scadere uno swap sull’oro con Deutsche Bank da 1,7 miliardi di dollari. Abbiamo perso quei lingotti perché continuiamo a negoziare nel modo sbagliato!".

L’operazione in questione di cui parla il deputato è relativa ad un apposito contratto stipulato tra il governo di Maduro ed il gruppo bancario appena l’anno scorso, secondo il quale la banca tedesca aveva concesso 1,2 miliardi di dollari in contanti alle sofferenti casse dello Stato caraibico a fronte di una garanzia in lingotti d'oro da 1,7 miliardi di dollari: al peso, parliamo di 1,3 milioni di once, ossia 36,9 tonnellate di oro massiccio.

Secondo il contratto di prestito, il denaro doveva essere restituito entro la metà di questo ottobre, ha spiegato Alvarado, oppure si dovevano rinegoziare i termini dell'accordo. Solo che Caracas non ha fatto né l’una né l’altra cosa, e quindi la proprietà dei lingotti passa a Deutsche Bank, che verserà al Venezuela la differenza a titolo di conguaglio, ossia 1,7 meno 1,2 miliardi di dollari, pari a 500 milioni di dollari.

Tutto sommato, anche quest'ultima somma vale una boccata di ossigeno per Caracas. Tutto fa, si dice: il Venezuela non ha più denaro per onorare gli interessi sui debiti, addirittura potrebbe andare in default a partire da questo venerdì se PDVSA, la compagnia petrolifera di Stato, non onorerà la cedola da 984 milioni di dollari su un obbligazione che, purtropo, non prevede alcun periodo di grazia oltre i termini.

D'altronde, il Venezuela già questo mese ha saltato il pagamento di interessi su sette bond, per un totale di 590 milioni, ma in tali casi è fortunatamente previsto un periodo di grazia di 30 giorni che evidentemente il governo ha sfruttato al massimo. Fatto sta che le riserve valutarie del Paese sono ridotte ad appena 9,86 miliardi di dollari: 500 milioni in contanti, il resto è in oro.

Oro che, a conti fatti, è sempre meno: i dati più recenti del Fondo Monetario Internazionale contano appena 188,1 tonnellate a fine agosto, cioè la metà di quanto presente nel 2012. I debiti, invece, sono abbondanti: 140 miliardi di dollari in mano a investitori stranieri, che però finora sono sempre stati onorati da Maduro.

Il problema, ovviamente, è che tale solvibilità è stata pagata a caro prezzo dal popolo venezuelano, costretto ad ogni genere di privazione, ed ovviamente dalle casse dello Stato sempre più vuote. Ossia, l’oro delle riserve strategiche è stato venduto a più riprese, piuttosto che impegnato con banche in cambio di liquidità: il contratto di swap in questione con la Deutsche Banck non è certo l’unico atto stipulato da Caracas.

A quanto trapela, infatti, nel 2015 il Venezuela ne aveva firmato uno simile con Citigroup, ed in precedenza - a quanto pare - aveva parimenti trattato anche con Goldman Sachs, Bank of America Merrill Lynch e Credit Suisse.

Per finire, un gruppo di parlamentari venezuelani, tra cui il citato Alvarano, ad aprile scorso aveva inviato una lettera alle maggiori banche di Wall Street sugerendo di non scedere a patti del tipo della Deutsche Bank con Caracas: in tal modo, altrimenti, si sarebbe sostenuto un governo che la comunità internazionale riconosce come dittatoriale.

 

FONTE: http://www.ilsole24ore.com

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