Sabato, 08 Luglio 2017 19:15

Venezuela, economia sempre più verso il baratro

Purtroppo non sono buone notizie: il Venezuela è sempre più in crisi, ed il suo popolo è sempre più alla fame, stremato e vicino alla guerra civile. Vediamo a che punto sono arrivati.

Dopo questo articolo, continuiamo a parlare della gravissima crisi che imperversa in Venezuela.

Lo ripetiamo da mesi: il Venezuela sta velocemente scivolando, ogni giorno che passa, verso la guerra civile tra gli oppositori politici ed regime di stampo 'chavista' di Nicolas Maduro. Le città sono allo sbando: in appena tre mesi oltre novanta i civili morti per le strade delle città, sedi di tumulti dei cittadini e frutto dei violenti scontri tra polizia e militari da una parte e manifestanti dall’altra.

Pochi giorni fa si sono celebrati i festeggiamenti per l’indipendenza del Paese, ma i momenti patriottici sono stati subito funestati dall’assalto di alcuni manifestanti filo governativi all’Assemblea Nazionale, dove sono rimasti feriti tre deputati - guarda caso - dell’opposizione, di cui uno grave.

Le cifre del disastro economico sono ormai terrificanti. Attenzione, i problemi già erano palesi sotto il governo di Hugo Chavez, ma ora la situazione apare decisamente più grave ed incontrollabile, da quando - ormai sono quattro anni - il successore di Chavez si è rivelato assolutamente incapace e privo di pragmatismo per guidare il governo ed assicurare prosperità al popolo.

A dirla tutta, Chavez aveva beneficiato di una situazione più favorevole: il boom apparentemente inarrestabile delle quotazioni del petrolio, col quale ha potuto finanziare esosi programmi assistenziali, mentre Maduro ha presto dovuto fare i conti con il tracollo dei prezzi internazionali.

I numeri parlano chiaro: da quando si è insediato Maduro il PIL venezuelano è crollato del 26,2 percento, e quest'anno le previsioni stimano un ulteriore tonfo del 7,4 percento, che porterebbe il bilancio 2013-2017 a un gravissimo crollo del 31,6 percento: il PIL reale sarebbe così ridotto di quasi un terzo. Pensate, nemmeno la Grecia è riuscita ad arrivare a questo disastro in un decennio di costante recessione.

E' evidente che, se crolla la produzione di beni, aumenta senza sosta l’inflazione. Pur in mancanza dei dati ufficiali della banca centrale, non più diffusi dalla fine del 2015. Comunque, si stima che l’inflazione per il 2016 sia giunta dell’800 percento - sì, avete letto bene - in brusca accelerazione rispetto al +181 percento dell’anno precedente. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, si prevede che si possa giungere a toccare il 1.500 percento per il 2017.

Guardiamo un po' ai prezzi. Da quando Maduro ha iniziato a governare, i prezzi risulterebbero moltiplicati per 66 volte - e si stima che arriveranno a 100 volte entro la fine di quest’anno. Diciamola tutta: alla base di questo caos c'è senza ombra di dubbio il crollo dei prezzi del greggio, purtroppo per il Paese sudamericano rappresenta il 96 percento delle esportazioni: la loro economia dipende esclusivamente dall'oro nero, in altre parole, il quale quindi è praticamente l’unica fonte di accesso ai dollari USA.

Ebbene, sotto Maduro il valore delle esportazioni è finora crollato del 72,3 percento, ossia a 24,6 miliardi di dollari, mentre il valore delle importazioni è sceso del 68,5 percento, cioè a 18 miliardi. L’avanzo commerciale viene di fatto mantenuto a costo di comprimere ogni genere di acquisto necessario, pur di non rischiare di restare a corto di dollari per il pagamento dei debiti verso gli investitori stranieri.

Nel 2012 le riserve di valuta del Paese erano di circa 30 miliardi di dollari, mentre adesso sono crollate ad appena 10 miliardi, certamente il livello più basso dal 2002. Il cambio fisso è stato solo parzialmente adeguato alla situazione in corso, ed è quindi svalutato ufficialmente del 57 percento dal 2013 ad oggi, ma di fatto resta di gran lunga sopravvalutato rispetto ai suoi fondamentali: viene ormai utilizzato soltanto per importare beni primari e medicine con un rapporto di 10 bolivar per 1 dollaro, mentre sul mercato nero - ossia il mercato reale - occorrono 7.600 bolivar per 1 dollaro.

Con Maduro il cambio vigente al mercato nero si è svalutato del 99,7 percento: immaginate le ripercussioni sui consumi, che si sono compressi in 4 anni del 16 percento, con carenza di beni intorno al 90 percento - tal valore era del 16% alla fine della presidenza Chavez, nell’inverno del 2013. Manca di tutto, comprese le medicine, è esplosa persino la mortalità infantile: è aumentata del 63,5 percento in 4 anni, giungendo a più di 11.000 bambini deceduti prima di compiere un anno - analogamente le mamme, ossia le madri partorienti morte durante la gestazione, in aumento del 105 percento a 756 in un anno.

Insomma, in Venezuela un bambino muore con più probabilità che in Siria, Paese notoriamente martoriato dalla guerra. E solo un terzo della popolazione ormai mangia due volte al giorno: gli altri ormai da tempo non riescono a trovare cibo sufficiente da comprare per mettere insieme pranzo e cena. In peso, la popolazione venezuelana avrebbe perso in media 8,3 chili a testa nel 2016.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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