Venerdì, 10 Novembre 2017 20:52

Venezuela: in default per 80 milioni?

Venezuela: default sì, default no. E' ridicola la cifra che farebbe pendere l'ago della bilancia da una parte o l'altra: 80 milioni di dollari. Ma basterà per far crollare il governo di Maduro, e soprattutto distruggere definitivamente l'economia disastrata del Paese?

Ancora sul Venezuela, dopo questo articolo.

Al momento la situazione è ancora ballerina: tra il braccio di ferro politico con gli Stati Uniti, che stringe con insostenibili sanzioni, e lo spettro di un imminente default. La cosa assurda è che ciò potrebbe scattare per la miserrima cifra di 80 milioni di dollari.

Pochissimo, se si pensa che la scorsa settimana la compagnia petrolifera nazionale, la PDVSA, ha saldato debiti per 2 miliardi di dollari americani, scongiurando in tal modo il rischio di cessazione di pagamenti. Lunedì prossimo ci risiamo, ma come detto mancano davvero 'quattro spiccioli' per poter onorare i pagamenti: cosa sono 80 milioni di dollari, se si pensa che il default dell’Argentina del 2001 avvenne per ben 130 miliardi di dollari.

Vista la cifra in questione, insomma, tutto lascerebbe dedurre che il fatidico pagamento di cedole in scadenza proprio oggi verrà onorato. Ma questo non vuol dire che l'affare sia semplice: gli Stati Uniti, attore fondamentale nella vicenda per i mercati finanziari, vorrebbero dare una bella spallata al governo di Nicolas Maduro, attuale (chissà se ancora per molto) presidente di un Paese come il Venezuela oramai funestato, anzi annientato da un’inflazione del 700 percento annuo ed una popolazione impegnata a fronteggiare una crisi alimentare allucinante.

Il governo americano rema contro in tutti i modi: il Tesoro statunitense avverte dei rischi gli americani che possiedono bond del Venezuela: alla fine, i negoziati sul debito di Caracas potrebbero rivelarsi più problematici del previsto, e potrebbero far giungere ulteriori sanzioni.

L'incaricato della trattativa sulla ristrutturazione del debito venezuelano è proprio il vice di Maduro, tale Tareck El Aissami. Ma è lo stesso presente nella 'lista nera' del governo degli Stati Uniti per presunti legami con il narcotraffico. Stesso discorso per Simon Zerpa, segretario all’Economia del Venezuela e responsabile delle finanze della petrolifera statale PDVSA, sospettato di corruzione. Stando agli analisti di Wall Street, le avvertenze emesse dal Dipartimento del Tesoro contribuiscono a rendere ancora più difficile una ristrutturazione del debito estero venezuelano in mano ai privati.

Arriviamo al dunque: se PDVSA, mettiamo caso, superasse indenne le prossime settimane e quindi non cadesse nella trappola del default, le prossime scadenze - che stavolta sono inerenti il debito sovrano del Venezuela, non quello di PDVSA, sarebbero comunque lontane nel tempo: parliamo di agosto ed ottobre 2018, per un totale di 1,5 miliardi di dollari. Poi, ci sarebbe ottobre 2019, per 2,5 miliardi.

Ricordiamo anche che, a fine 2018, avverranno le elezioni presidenziali, e Maduro si presenta maluccio: svariate criticità, non solo l'inflazione: nel 2017 il crollo del PIL è previsto del 12 percento, nel 2018 del 6 percento. A questo punto, l’unica salvezza potrebbe essere il rialzo del prezzo del petrolio: unica possibile risorsa per garantire una sopravvivenza dignitosa ai suoi 31 milioni di abitanti.

 

FONTE: http://www.ilsole24ore.com

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