Venerdì, 19 Gennaio 2018 14:24

Venezuela: bond in ripresa?

Ricordate la crisi in Venezuela ed i bond del governo prossimi a spazzatura? Incredibilmente, stanno recuperando valore. Che succede?

Parliamo ancora, dopo questo articolo, dei bond venezuelani.

Nelle ultime due settimane stiamo assistendo ad un inatteso fenomeno: i bond venezuelani sono in forte risalita,nonostante la crisi di Caracas sia tuttora imperante. Gli investitori, soprattutto quelli più piccoli (cioè meno consapevoli di ciò che succede), che ancora hanno titoli di questo tipo si chiedono allora se vendere tutto prima possibile o attendere che rialzino ancora. E magari si chiedono anche se tenerseli fino alla fine, cercando di capire che tipo di ristrutturazione del debito sovrano ha in mente Maduro.

Inutile dirlo, se si vende ora si ricava un po' più che a fine dicembre, ma nettamente meno del prezzo di emissione. Ancora, la cosiddetta ristrutturazione del debito, quale che sarà, riguarderà tutti i bond venezuelani in mano ai creditori privati, a tutte le scadenze (vicine e lontane), pari a circa 64 miliardi di dollari.

Il punto è che, ad oggi, Caracas non ha ancora spiegato cosa intende per ristrutturazione del debito. Forse vorrà dire che le obbligazioni verranno rimborsate solo parzialmente, verosimilmente senza pagarne le cedole. O forse, visto il silenzo al riguardo da parte di Nicolas Maduro, potrebbe voler dire semplicemente che la notizia della ristrutturazione sia una mossa con cui il presidente Maduro, in piena emergenza economica, finanziaria e sociale, tenterebbe di ricattare gli USA, portandoli ad allentare se non addirittura a ritirare del tutto le sanzioni finora comminate, le quali impediscono a società e individui americani di fornire liquidità in dollari al Venezuela, bloccandone ogni possibilità di rifinanziamento del debito sovrano.

Già, perché tra i creditori del Venezuela sono tanti gli istituti e privati americani. E, soprattutto, i valori attuali dei bond caraibici sono talmente bassi che suggeriscono solo un'uscita: il default, altro che ristrutturazione del debito.

Tecnicamente, per l'agenzia di rating Fitch il Paese è in 'restricted default', mentre per S&P è in "selective default", e per Moody’s ha un punteggio  “CAA3”, ossia pessimo debitore. Mentre finora Caracas ha saltato scadenze per complessivi 1,6 miliardi di dollari, globalmente superando i termini del periodo di grazia concessi dai contratti sottostanti i titoli.

La domanda è se i creditori riusciranno, in caso di rinegoziazione effettiva del debito, ad ottenere da Maduro condizioni migliori di quelle attualmente in vigore sul mercato? Domanda legittima, visto il carattere erratico ed imprevedibile del regime venezuelano, talmente chiuso alle ragioni altrui. Facciamo un confronto:  l'Argentina, dopo il default dei 'tango bond' del 2001, concesse ai creditori, anni dopo, il rimborso dei bond al 30 percento del valore nominale. Succederà lo stesso con il Venezuela?

Chi lo può dire, anche perché tutti titoli caraibici sono oggetto della ristrutturazione ancora tutta da avviare fino ai bond a scadenza 2038. Ancor meno possiamo dire sulla futura validità delle cedole - che oggi non vengono pagate. In teoria, diciamo, la ristrutturazione può avvenire come segue:

- un taglio importante del valore nominale dei bond (il cosiddetto 'haircut') e delle cedole. Quindi, a scadenza verrebbe corrisposto solo parte del valore promesso all'atto dell’emissione, e pagate solo in parte le relative cedole;

- un taglio più sostanzioso del valore nominale ed un totale azzeramento delle cedole;

- una sostituzione dei bond attuali con bond a più lunga scadenza ed a condizioni modificate.

Facciamo due conti: i bond 2027 e 2038 hanno toccato i valori minimi l'8 gennaio scorso, poi sono risaliti rispettivamente del 24 e del 30 percento. Siamo ai massimi da due mesi a questa parte: che succede? Ebbene, semplicemente il mercato sta mostrandosi meno pessimista di qualche settimana fa, magari in virtù del timido dialogo riapertosi tra il regime e le opposizioni in preparazione delle elezioni presidenziali dei prossimi mesi. In effetti, se - ipoteticamente, quindi - si raggiungessero le necessarie intese per un voto pseudo democratico, gli USA potrebbero rivedere la proprie decisione in merito alle sanzioni comminate a Caracas, consentendo quindi di sbloccare i pagamenti arretrati e magari pagare un po' dei nuovi.

A questo punto dobbiamo fare attenzione, ed evitare di passare dall’estremo pessimismo dei giorni scorsi ad un eccessivo ed ingiustificato (almeno per ora) ottimismo. Lasciando da parte le decisioni di Donald Trump sulle sanzioni a Caracas, la capacità venezuelana di onorare le scadenze di debito è ancora scarsissima. Il Paese caraibico, infatti, dispone di meno di 9,5 miliardi di dollari di riserve di valuta, di cui tre quarti sono in forma di oro. Ed il debito è enorme: 1,6 miliardi di debiti arretrati insoluti, e per il 2018 tra bond e cedole governative e della compagnia petrolifera statale PDVSA deve altri 10 miliardi. Evidentemente dovrà chiedere un allungamento delle scadenze, per non dover gravare ulteriormente sulle importazioni di beni essenziali che altrimenti danneggerebbe ancor più la popolazione già affamata.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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