Lunedì, 07 Agosto 2017 11:02

le vacanze della politica

Mentre l'Italia boccheggia dal caldo, ma qualcuno deve restare al lavoro per tanti buoni motivi, ci domandiamo se le due Camere sono al lavoro ai tanti provvedimenti promessi prima della fine del loro mandato, visto che ormai le elezioni sembrano sempre più vicine.

Torniamo, dopo questo articolo, a parlare della bella vita dei alazzi del potere.

Il numero 40 non indica solo i gradi raggiunti - e purtroppo anche superati - in tante località del Belpaese: sono anche i giorni di ferie del Parlamento. Gli onorevoli tornano infatti 'al lavoro' il 12 settembre.

Ma come, direte, con tutto il lavoro da fare ed i decreti promessi per risolvere i tanti problemi italiani, fino a settembre la Camera è vuota? Ebbene sì. Anzi, la situazione è addirittura peggiore.

Infatti, non crediate che, come qualunque comune mortale, costoro lavorino almeno 7 - 8 ore al giorno per cinque giorni alla settimana. Assolutamente no: durante l’anno il lavoro dei parlamentari non è stato neanche lontanamente intenso, dato che - dall’inizio della legislatura fino a fine luglio ed al netto delle presenze nelle varie commissioni - i parlamentari sono stati al lavoro (nel senso che smarcavano la propria presenza in aula) in media 4,4 ore al giorno, e solo il martedì, il mercoledì ed il giovedì. Come dire, il loro week end comincia alla peggio il giovedì pomeriggio e termina il martedì mattina.

D'altronde, ce lo vedete il parlamentare che torna a casa, magari presso il proprio paese di origine, il venerdì sera come tutti e poi la domenica sera, come tutti, deve tornare a Roma a lavorare? Anche perché, se pensate ai senatori, costoro hanno smarcato presenze anche minori: appena una media di 2,5 ore al giorno.

E non che il lavoro manchi agli onorevoli: al rientro dalle ferie, a metà settembre, secondo i piani cominceranno a vedere sempre più vicina la tappa delle elezioni, ad aprile 2018 secondo le ultime pianificazioni. Il che vuol dire che, da metà settembre, dopo appena 6 mesi solari le Camere dovrebbero venire sciolte, diciamo entro metà febbraio. Assumendo che, con buona pace della Costituzione, accada lo scioglimento delle Camere tra 70 e 45 giorni prima della tappa elettorale.

Il punto è, l'avrete capito, che non sono 6 mesi di lavoro, ma solo di calendario: considerate le poche ore e giorni di lavoro degli onorevoli, considerate anche le feste natalizie, a malapena si faranno vedere sul posto di lavoro per 45 giorni. E qui, cominciamo a considerare cosa dovrebbero fare:

- almeno una quindicina di giorni vanno dedicati in via esclusiva alle valutazioni sulla legge di bilancio

- altri dieci giorni vanno riservati alla stesura della legge elettorale (senza considerare le discussioni e gli accordi).

Restano quindi, nella migliore e surreale delle ipotesi, appena una ventina di giorni per discutere, valutare e soprattutto presentare per l'approvazione tutte le altre riforme e le leggi che, volutamente, sono cadute nell'oblio dopo annunci, promesse e accelerate a catena libera:

- lo ius soli, che - giusto o sbagliato che sia - merita certamente una riflessione attenta visto quanto ne hanno parlato e in quanti hanno promesso una misura dedicata

- il biotestamento, altro argomento caldissimo solo quando accompagnato dalla notizia dell'ennesimo episodio di eutanasia di un italiano spentosi necessariamente all'estero

- il codice antimafia

- il disegno di legge antifascismo

- la norma sulla tutela degli orfani di femminicidio e il doppio cognome ai figli.

Si tratta in tutti i casi di leggi e norme che a suo tempo avevano innescato feroci dibattiti politici, abilmente sfociati in televisione come fosse una puntata di Forum o peggio ancora dell'Isola dei Famosi, creando apparentemente fratture e attriti tra le forze politiche intervenute nel dibattito. Peccato che poi, alla resa dei conti, tutti sono diventati d'accordo per alzare il tappeto e nasconderci magicamente la polvere.

Anche la legge sulla legittima difesa - dopo il via libera della Camera avvenuto ad inizio maggio - attende ancora una valutazione e magari una conferma da Palazzo Madama. Ma, verosimilmente, nella migliore delle ipotesi tornerà indietro al Parlamento per esprimere i necessari chiarimenti riguardo il limite della difesa in orario notturno.

Pensate: tra tutte le norme urgenti e soprattutto dibattute e promesse al popolo (sovrano) attraverso l'esposizione mediatica ed i canali social, al momento l’unica riforma che è stata discussa, accordata e alla fine approvata è stata quella del telemarketing contro lo stalking telefonico. Va bene, è una norma necessaria visti i tanti e continui episodi di assedio telefonico verso chi rimane il giorno a casa - ma anche tutti gli altri, su cellulare - e deve sorbirsi inutili raffiche di proposte commerciali. Ma davvero era una priorità, rispetto alle altre norme cadute in oblio, e soprattutto considerato il poco tempo netto a disposizione per i 'lavori' degli onorevoli?

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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