Sabato, 29 Settembre 2012 16:23

tutti gli uomini del Presidente

Prima da premier. Ora da "semplice" deputato. Quest'uomo dispone di una scorta di una quarantina di uomini divisi in due squadre di 20 ciascuna e due auto blindate per una spesa superiore ai 200 mila euro al mese. Vale a dire due milioni e mezzo l’anno. Senza contare i carabinieri dispiegati dal Ministero degli Interni per servizi ordinari presso le ville di famiglia. Qualcuno crede che li paghi lui, dato che è ricco. Invece no: paga Pantalone.

Questa scorta faraonica è un’eredità che lo stesso Berlusconi si è costruito da solo, a più riprese, con provvedimenti ad hoc e che è riuscito a mantenere fino ad oggi, non più premier.

Gli uomini al seguito del Cavaliere hanno trattamenti economici doppi rispetto ai colleghi che svolgono servizi di sicurezza ordinari: stipendi e prerogative pari a quelli dei colleghi dello spionaggio e controspionaggio. Intorno ai cinquemila euro al mese. Per quaranta quanti sono: fate i conti.

Perchè? Semplice: nei suoi mandati, volta per volta, il Cavaliere ha fatto cambiare le regole sulla sicurezza, facendo entrare uomini di fiducia provenienti dalla sua azienda: quelli della security di FINIVEST e Standa. Un’impresa non semplice: prima nessuno poteva entrare in Polizia, Carabinieri o Finanza senza un regolare concorso pubblico. Ma il Cavaliere voleva garantirsi la “sua” scorta, quindi ricorre allora a un escamotage senza precedenti: grazie alle sue prerogative di Presidente del Consiglio, s’inventa una nuova competenza ad hoc presso i Servizi, gli unici cui la legge consente di assumere personale a chiamata diretta. Un nucleo per la scorta del presidente che fa capo al CESIS (oggi AISI, Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna) anziché al Viminale, anche se con l’attività di intelligence vera e propria nulla ha a che fare.

Col tempo la struttura è cresciuta a ventiquattro unità, poi 31 e infine 40 che stavolta vengono in parte attinte dalle Forze dell’Ordine, ma sempre su indicazione di quel primo nucleo. Che tornerà regolarmente ad ogni successivo mandato. Anzi, non smetterà più di prestare servizio. Sotto la guida dell’uomo che, alla fine degli anni Ottanta, faceva la security alla Standa, e che diviene in piena Repubblica di Silvio capo-scorta del presidente del Consiglio con la qualifica di capo-divisione dei servizi.

Questo super-nucleo oggi è ancora con lui, anche se da deputato. Ancora perché? Perché ha deciso così, o così prevede la legge (fate voi): il 27 aprile del 2006, Berlusconi perde le elezioni contro Romano Prodi, ma prima di andar via, giusto 17 giorni dopo il voto, Berlusconi vara un altro provvedimento ad hoc "salva-scorta" secondo il quale i capi di governo “cessati dalle funzioni” hanno diritto a conservare la scorta su tutto il territorio nazionale nel massimo dispiegamento. Così facendo riesce a portarsela via come fosse un’eredità personale, un servizio di sicurezza privato pagato con soldi pubblici. Al costo, ancora oggi, di due milioni e mezzo l’anno.

E pensare che questa estate ci siamo indignati per gli 80 mila euro spesi per garantire la scorta balneare di Fini. Per carità: era comunque un'esagerazione!

 

FONTE: http://isegretidellacasta.blogspot.it

Letto 738 volte