Sabato, 17 Agosto 2013 14:00

tutti gli sprechi della Sanità

Se si facesse un giro per le varie strutture sanitarie nazionali, regione per regione, si scoprirebbe che il tariffario delle prestazioni è assolutamente disparato: una prestazione di qualche centesimo in una regione può arrivare a costare decine di euro in un'altra. Differente qualità del servizio? Speriamo proprio di no. Esigenza locale di spesare col ticket i costi della malasanità? Molto, molto probabile. Leggete i dettagli.

A logica, il tariffario sanitario dovrebbe essere simile per tutto il territorio nazionale, magari con qualche ammissibile e piccolo distinguo locale.

Invece. Un sondaggio gastrico in Campania costa 6,02 euro, in Piemonte: 125,60 euro. Una colonscopia in Campania costa 82,63 euro, lo stesso esame in Valle d’Aosta sale a 175,60 euro. Una terapia alla luce ultravioletta in Toscana costa 1,55 euro, mentre ad Aosta costa 42 euro. Un esame di aortografia con liquido di contrasto a Genova o a Perugia costa 283 euro, mentre a Torino 650 costa euro.

Una amniocentesi tardiva costa 61,95 euro in Toscana, contro i quasi novanta della media delle altre Regioni. Una visita ginecologica in Umbria costa poco più di 16 euro, mentre in Piemonte balza a 30 euro. Un prelievio del sangue costa  52 centesimi del Lazio, ma ben 6,20 euro nelle Marche - nelle altre regioni costa tra i 2,06 euro e 3,25 euro. L’emocromo va da 2,9 euro a Trento fino a 5,3 euro nel Friuli. Cercare il sangue occulto nelle feci costa 79 centesimi in Campania mentre in Abruzzo 5,16 euro. Una otturazione a un dente costa meno di 19 euro in Liguria e 48 euro in Emilia Romagna.

E non lo dice qualche blogger "eversivo", sono le tariffe registrate e pubblicate dall'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS), che vi dice anche, regione per regione, dove conviene andare a farsi le analisi perchè costa meno.

Sembra talmente difficile per il governo imporre a tutte le strutture un costo standard, che consenta di risparmiare miliardi di sprechi locali, si dice almeno una trentina ogni anno. Nel 2012 il TAR del Lazio ha frenato il tentativo del governo Monti di applicare la spending review in tema sanitario, poi sono arrivate le pressioni delle lobby - sempre presenti - a rallentare un iter che però non sembra avere alternative.

Più recentemente, il ministero ha individuato le cinque Regioni (Umbria, Emilia Romagna, Marche, Lombardia e Veneto) che dovranno concorrere alla definizione dei parametri di riferimento per i costi della sanità. Ma ci vorrà tempo, e fino a fine iter si continua come ognuno è abituato: solo pochissimi presidi, tra cui alcuni in Veneto, si sono autoimposti l'utilizzo dei parametri.

Che sia facile omogenizzare tutti questi listini non lo dice nessuno. Luca Antonini, presidente della commissione paritetica sul federalismo fiscale, riconosce che "la Sanità è il nodo più aggrovigliato che il federalismo deve tentare di sciogliere perché è molto complicato razionalizzare il funzionamento di strutture complesse. Federalismo vuol dire evitare che in ognuno dei cinque complessi ci sia la radiologia e non il posto per accogliere la gente che sta male".

E' fin troppo evidente che una tale differenza di costi non può essere giustificata con una specificità locale, che so più ambulanze per via di un territorio aspro, ma va a coprire costi di malagestione, surplus di impiego a fronte del bisogno e magari altri peccatucci: reati contro l'erario, abusi di pubblico ufficio e via dicendo.

Finora le motivazioni addotte a giustificare tali difformità sono riconducibili a differenze di servizio e di concorrenza: le tariffe sono definite non solo in base ai costi oggettivi, ma anche tenendo presente il numero di strutture che erogano quella prestazione, il tipo di strutture (pubblica o accreditata) e la loro efficienza (capacità di ottimizzare l'utilizzo delle risorse). Peccato che questi siano proprio i parametri dai quali deve partire una buona spending review della sanità.

Infatti, imporre la spesa standard dovrebe servire a responsabilizzare quelle sanità oggi mal governata, imponendo loro di stare entro il budget. Come spiega Antonini, "con la trasparenza dei numeri sarà più facile agli elettori attribuire le responsabilità politiche, in modo che venga tolta l'aspettativa del ripiano statale, venga evidenziata la spesa della sanità attraverso certificazione e si crei una spinta sugli amministratori ad affrontare i processi che vengono evitati per non ingenerare scontri sindacali o altro". Alla fine, il presidente di Regione dovrebbe scegliere se affrontare i tagli o gli elettori.

Tanto per dare uno sguardo fuori dal guscio, in Giappone i costi standard si applicano addirittura ai singoli Comuni: il candidato sindaco ha l'obbligo di rispondere durante la campagna elettorale a quei cittadini che chiedono perché nel proprio comune si spenda troppo per la cancelleria o per le spese di manutenzione stradale: i cittadini fanno i confronti e vogliono risposte.

Il quotidiano Libero ha reso pubblica l'inchiesta sui "magna magna dei ricoveri", con tutti i dettagli dei costi regione per regione. In ALLEGATO le relative tabelle. Buona lettura.

 

FONTE: http://www.liberoquotidiano.it

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