Giovedì, 01 Settembre 2011 14:00

tutte le tasse sulla casa

Si sente parlare di ICI, poi IMU, di IRPEF eccetera. Ma prima di acquistare o vendere una casa occorre farsi un conto di tutte le tasse che gravitano sull'immobile. Per capire se conviene o meno.

La pressione fiscale sulla casa dipende da molteplici fattori, non tutti legati (direttamente) alla casa. Talvolta anche al proprietario. Vediamo una per una queste tasse. Parlando in generale di  compravendita di una casa, lo Stato impone il pagamento delle imposte in parte subito durante l'atto notarile steso dal notaio, in parte durante l'utilizzo della casa (se trattasi di acquisto). Per cominciare c'è l’imposta ipotecaria, seguita da quella catastale e quella di registro. Quest'ultima, per precisione, viene sostituita dall'IVA se si acquista da una società / da un costruttore. Tutto ciò si paga subito, tramite il notaio.

Il resto, per così dire, si paga negli anni, come se la casa generasse reddito. IRPEF, addizionali IRPEF, cedolare secca (in caso di riscossione di affitto). Infine l'ICI, poi diventata IMU.

A conti fatti, comprare l’abitazione da un privato comporta un notevole risparmio in termini di tasse rispetto all'acquisto da un costruttore o una società. Infatti, nel primo caso si può chiedere al notaio di applicare le imposte sul valore catastale dell’immobile e non sulla somma effettivamente pagata, che tipicamente è più alta del valore catastale. Ma non è tutto: in tal caso si applica anche un 30% di sconto sull'onorario del notaio. Ma attenzione: questa possibilità di risparmio, valida solo in caso di immobili a uso abitativo, quindi non per terreni, negozi o uffici, comporta l'obbligo di indicare il reale prezzo di vendita della casa nel rogito. Usanza divenuta, negli anni passati, diciamo "desueta". Da cui la morale: l'attuale normativa esplicitamente sfavorisce chi vuole "fare il furbo". Oltretutto, se si dichiara di aver pagato meno dell'effettivo, in caso di accertamenti da parte del fisco si rischia, oltre a perdere il beneficio fiscale, anche di pagare una multa che va dal 50% al 100% della differenza tra l’imposta dovuta e quella già versata. Insomma, a conti fatti il rischio potrebbe non valere la candela.

 

FONTE: http://www.altroconsumo.it

Letto 843 volte