Domenica, 10 Settembre 2017 18:39

truffe al telefono: come difendersi

Non bastano gli scocciatori al telefono, che ad ogni ora chiamano per proporci il cambio di operatore a loro vantaggio. Tra di essi ci sono anche quelli che non si accontentano di sentirsi un garbato rifiuto, ma in qualche modo truccano la registrazione della telefonata per simulare l'accettazione della proposta commerciale. Vediamo come.

Torniamo a parlare, dopo questo articolo, di truffe telefoniche.

Fra le truffe al telefono una delle più temute, e purtroppo anche più diffuse, è quella dei contratti e abbonamenti attivati a distanza, semplicemente registrando il consenso telefonico. Il punto è che viene estrapolato dalla conversazione con l’inganno, mentre noi restiamo convinti di aver rifiutato la proposta.

E' una truffa, spiace dirlo, efficace, nel senso che è diffusa e soprattutto funziona: il numero elevato di vittime la dice lunga. Pensate, ad inizio settembre i call center che perpetrano questo tipo di truffa sono ritornati in attività, e sono sempre più i casi segnalati di utenti che - questa la posizione del truffatore - hanno prestato il proprio consenso rispondendo 'SI'. Il punto è che, nella realtà, gli utenti non davano il consenso alla proposta commerciale, ma rispondevano ad una semplice e banale domanda.

Ecco come funziona: chi ci chiama, presentandosi come un operatore di una certa compagnia, prima di farci la proposta commerciale - che tipicamente rifiuteremo - ci chiederà di identificarci domandando conferma del nome e cognome secondo quanto a loro noto. Insomma, ci chiede: "Parlo col signor Mario Rossi?". E sicuramente risponderemo un secco "SI".

E qui cominciano i guai: la risposta affermativa potrebbe essere registrata e montata in modo fraudolento, magari dopo l'audio della domanda: "Accetta di sottoscrivere l'abbonamento al nostro operatore per 12 mesi?". Poi, la compagnia ci ricatta obbligandoci a pagare almeno alcuni mesi di servizio non voluto.

Non è facile difendersi da questo tipo di truffa: è istintivo rispondere "SI" ad una domanda così banale. La soluzione più semplice è quella, ad esempio, di usare sinonimi che servono eventualmente a confermare la propria identità, per capire meglio dove l'eventuale furbastro vuole andare a parare e quidni quale tipo di proposta commerciale ci stanno avanzando: forse è una innocente proposta che potrebbe anche interessarci, o forse le nostre affermazioni si potrebbero un domani prestare ad essere usate a piacimento per fornire consensi contro la nostra volontà.

Insomma, se vi chiedono: "Lei è il signor Mario Rossi?”, meglio non rispondere "SI" ma "esatto", "corretto" o qualcosa di equivalente: queste ultime sono parole che mal si presterebbero ad usi impropri.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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