Venerdì, 11 Luglio 2014 14:00

torna lo spettro del prelievo forzoso

Come successo a suo tempo con gli istituti di credito di Nicosia, il prelievo forzoso secondo il "modello Cipro" potrebbe essere applicato anche al prossimo crac bancario, con ovvi impatti disastrosi sui risparmiatori che hanno lasciato in banca i propri risparmi. Allerta generale per azionisti, obbligazionisti e risparmiatori: i soldi non saranno perfettamente al sicuro.

All'inizio c'è sempre una banca in difficoltà. E' il caso stavolta del Banco Santo Espirito, che potrebbe non riuscire a ripagare le obbligazioni di breve termine senza una ristrutturazione del debito del gruppo, alle cui società risulta esposto per 1,18 miliardi di euro. E nonostante le rassicurazioni della banca centrale portoghese e dello stesso istituto di credito (che segnala di possedere un capitale di salvaguardia di 2,1 miliardi), rispetto ai requisiti minimi patrimoniali imposti dall'European Bank Authoriy (Common Equity Tier 1), aumentano sempre più i segnali di difficoltà di alcune banche europee, soprattutto dopo che anche la prima banca austriaca, la Erste Bank, ha dovuto incrementare i fondi del 40% proprio per onorare il debito in scadenza.

Ricordiamo che di recente - appena in primavera - fu approvata in Europa la nuova policy di gestione dei salvataggi bancari, allo scopo di evitare che le perdite degli istituti ricadessero sull'intera collettività, compresi i contribuenti. Ed ecco che uscì fuori il "modello Cipro", ossia l'elegante forma europea delle misure imposte all'isola ad inizio 2012 - quando le banche furono salvate - facendo gravare sui loro correntisti e obbligazionisti le perdite.

Come funziona il "modello Cipro"? Semplice: se una banca fallisce, la salveranno (tradotto, pagheranno i debiti della banca a spese proprie) i suoi azionisti, obbligazionisti ed infine i risparmiatori (i correntisti).

L'elegante misura europea, invece - il cosiddetto "bail in" - dice invece che la banca sull'orlo del crac deve prima di tutto cercare di fare leva sulle risorse private: aumento di capitale, ristrutturazione dei bond emessi, "spremuta" ai conti correnti e depositi sopra i 100 mila euro, e via dicendo. Quindi, ci sono anche i correntisti - quelli più ricchi, perlomeno. Il tutto per raccogliere non meno dell'8% delle sue passività: solo se ciò dovesse risultare insufficiente, allora potrà chiedere aiuto allo Stato. E se anche l'aiuto dello Stato risultasse insufficiente o impossibile, allora potrà rivolgersi al fondo appositamente costituito a livello europeo, ma solo dopo il nulla osta del Consiglio Europeo, ossia dei capi di Stato e di governo della Unione Europea.

Chiaro, vero? I corrrentisti - almeno quelli con maggior capitale esposto - sono i primi a rimeterci e senza neanche chieder loro autorizzazioni. Lo Stato è cautelato come "seconda scelta", l'Europa in fine dei conti può aiutare ma può anche fare il gesto del folle. Perchè il "bail in" è un'invenzione europea, e quindi protegge proprio l'istituto europeo.

Ribadiamo il concetto: il primo passaggio della "questua" della banca in odore di fallimento resta, appunto, il ricorso ai capitali privati: azionisti, obbligazionisti e correntisti. Quello che, per Cipro, fu definito "prelievo forzoso". In realtà, questa misura ha una natura diversa: si chiamerebbe prelievo forzoso se fosse lo Stato a mettere le mani sui conti correnti e i depositi, come avvenne nel 1992 in Italia con il governo Amato, che "inventò" una tassa una tantum dello 0,6% approvata col favore delle tenebre di una ignara domenica. Mentre in questo caso, formalmente, si tratta di un coinvolgimento dei privati nelle perdite della propria banca. Come recita lo slogan ai correntisti: la banca siete voi. Quindi, pagate voi.

Questa misura, ricordiamolo, dovrebbe entrare in vigore dal 2015 o 2016: ad oggi le regole suddette non sono ancora effettive. Ma il trattamento riservato ai correntisti delle banche di Cipro è lì a ricordarci che tutto è possibile e lo stato di collasso finanziario in cui versano i paesi del sud dell'Europa - e non solo loro - obbliga ogni giorno di più i governi a negare ulteriori salvataggi pubblici. Anche perchè, in tal caso invece del corrrentista paga il contribuente: altro nome, stessa collettività. Morale: i nostri soldi in banca non saranno in futuro così sicuri come abbiamo pensato fino ad oggi. Ed ggi dobbiamo capire che quel futuro è molto più vicino di quanto avessimo finora pensato.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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