Venerdì, 14 Dicembre 2012 12:18

Tobin tax: arriva la nuova tassa all'italiana

Dopo una serrata discussione tra governo e camere, a breve la Tobin Tax verrà approvata come emendamento alla legge di stabilità. Entra in vigore da marzo 2013. Un'unica certezza: colpisce tutti, specialmente i piccoli risparmiatori che utilizzano frequentemente transazioni sui mercati azionari. Vediamo i dettagli.

L’entrata in vigore della Tobin tax slitta al 1 marzo 2013. Addirittura, affinché quanto prima il governo possa "tirar su" qualcosa come un miliardo di euro sin dal 2013, sono previste aliquote maggiorate per questo primo anno. In dettaglio, gli scambi di azioni e obbligazioni convertite saranno colpiti con aliquota dello 0,1% del valore di transazione sui mercati regolamentati (0,12% nel 2013) e dello 0,2% sui mercati non regolamentati (0,22% nel 2013). I derivati saranno soggetti a tassazione solo dal luglio 2013.

Tra le maggiori novità c’è l’introduzione di un’aliquota dello 0,02% sugli scambi ad altra frequenza. In sostanza, saranno tassate quelle transazioni che avvengono elettronicamente a un ritmo di una ogni mezzo secondo almeno, se il numero degli ordini annullati supera determinate percentuali, in rapporto agli ordini complessivamente eseguiti.

Altre novità sono previste per gli scambi di derivati “over the counter”, cioè fuori dai mercati regolamentati. Se il valore nozionale sottostante è superiore a un milione di euro, lo scambio sarà colpito con tassa massima di 100 euro, se riguarderà opzioni su azioni, swaps su azioni, covered warrants e futures . Nel caso in cui il nozionale non arrivi a 2.500 euro, allora l’imposta sarà di 12,50 euro (Tobin Tax fino a 100 euro per i derivati Otc).

E se i derivati riguardano strumenti diversi dalle azioni, allora l’imposta massima potrà arrivare a 20 euro, nel caso in cui il nozionale sottostante superi almeno il milione di euro.

ALla fine, pare siano tutti scontenti (a parte il governo che così incassa la tassa). Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica, sostiene che la Tobin Tax "all’italiana" colpirà i soliti: la finanza popolare, cioè gli investimenti dei piccoli risparmiatori, esentando proprio quella finanza speculativa alla base della crisi di questi anni. Infatti, la tassazione escluderebbe i “day trader“, che operano con numerosi scambi online, i quali a loro volta rappresentano il 70% delle transazioni quotidiane eseguite, per effetto della considerazione solo dei saldi giornalieri.

Al contrario, è prevedibile un effetto di amplificazione delle spinte speculative sui mercati, conseguenza di una forte riduzione del numero degli scambi, con la possibilità così per i grossi finanzieri di influire maggiormente sui prezzi con un minore investimento. Per non parlare della maggiore inefficienza nella formazione dei prezzi, a causa della minore liquidità complessiva sui mercati.

E non è finita: si teme il rischio sistemico: gli operatori saranno spinti a sostituire le transazioni EDF, quelle pagate subito tanto per capirci, con operazioni di credito non soggette a tassazione, mettendo in pericolo la catena dei pagamenti nel caso di crisi di liquidità o di veri problemi di insolvenza da parte di alcuni investitori. E ovviamente il piccolo investitore sarà l’unico ad essere soggetto alla tassazione, non potendo godere dell’apertura di credito sui mercati.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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