Giovedì, 03 Novembre 2016 12:00

titolato ed idoneo ai concorsi ma ancora disoccupato

Una storia tutta italiana: un giovane si laurea e subito inizia la trafila dei concorsi per trovare lavoro. Oggi è ancora lì, in fila per l'ennesimo concorso: idoneo e titolato per la maggior parte dei concorsi provati ma mai entrato. Oggi ha quarantatrè anni, ancora ci spera ma evidentemente coglie il senso della crisi del lavoro in Italia. Altro che le chiacchiere della politica.

Non citeremo nome e cognome del nostro connazionale, proprio perché non rappresenta solo se stesso ma un'intero popolo di disoccupati che ce la mettono tutta, hanno le carte in regola per lavorare con profitto e soddisfazione, ma chissà perché non trovano lavoro.

Mario Rossi, tanto per dargli un nome ricorrente, è un 43enne originario di Salerno, laureato in giurisprudenza, che oggi sbarca il lunario collaborando con alcuni enti pubblici per due o tre mesi all'anno, niente più. Finora però ha partecipato a circa sessanta selezioni, superandone un terzo e nel frattempo accollandosi la spese di migliaia di euro per trasferte e preparazione agli esami. Senza stipendio fisso, non ha potuto vivere da solo ma è tornato a casa dei genitori. Figurarsi pensare di sposarsi, mettere su casa e formare una propria famiglia. Mentre a gennaio scadono le graduatorie che lo vedono tra i papabili assunti.

Ha iniziato a concorrere ai primi concorsi già ai tempi dell’università, nei primissimi anni del duemila, ma il prossimo 31 dicembre il suo nome comparirà solo in tre graduatorie. Perché le altre saranno tutte scadute.

E' Laureato in giurisprudenza dal 2004. Ci dice: "Nel frattempo, per qualche anno ho anche lavorato, rallentando un po’ gli studi, e, ancora prima di iniziare l’università, ho iniziato a partecipare ai concorsi. Subito dopo la laurea ho cercato di intraprendere la professione di avvocato, ma il mio desiderio più grande era quello di potermi stabilizzare proprio vincendo un concorso. Quindi mi sono messo d’impegno: per problemi personali non mi sono potuto presentare solo in un paio di prove orali".

Lo ripetiamo, dal 2004 in poi Mario ha partecipato a una sessantina di selezioni: "Solo tra spese di trasporto e pernottamento laddove necessario ho speso circa 5 mila euro, ma voglio sottolineare che ci sono colleghi che hanno sborsato anche di più perché per prepararsi si sono iscritti a diversi corsi, per ognuno dei quali si può arrivare a pagare tra i 2 mila e i 3 mila euro".

Quasi credeva di farcela dopo è uscito il decreto D’Alia - siamo nel 2013 - secondo cui per le assunzioni nella pubblica amministrazione si doveva dare priorità allo scorrimento delle graduatorie vigenti. E Mario aveva una discreta 'anzianità': "Avevo alle spalle già decine di concorsi e 14 idoneità accumulate, e una di queste riguardava una selezione per un posto in una provincia".

Ma nulla di fatto per il nostro Mario: "Mentre i colleghi man mano venivano contattati per l’assunzione, io aspettavo pieno di speranze che arrivasse il mio turno". Poi la doccia fredda: "Il blocco delle assunzioni degli idonei nei concorsi pubblici contenuto nella Legge di Stabilità 2015 ha vanificato il decreto D’Alia, e noi abbiamo pagato anche la necessità di riassorbire i dipendenti delle province. Conosco un collega risultato idoneo sia un concorso indetto da una provincia, sia per un altro in un Ministero. Da un momento all’altro si è trovato senza nulla in mano e ora vive grazie all’aiuto di alcune persone che gli sono vicine".

E' certamente come dice Mario: Il blocco generalizzato delle graduatorie dei concorsi pubblici ha di fatto paralizzato l'intero sistema statate: "Negli ultimi due anni sono stati pochissimi i concorsi banditi, ma io non mi sono arreso e ho portato a casa altre due idoneità".

Partecipare ad ogni concorso è uno sforzo immane: "Arrivare a 19 idoneità nel mio caso ha comportato lo studio di una sessantina di materie diverse. Per un concorso in ambito universitario, ad esempio, ho dovuto prepararmi con testi di medicina". Con elevati costi: "Ad essere sincero, con i libri mi sono arrangiato come ho potuto, cercando di risparmiare, ma conosco miei colleghi che comprano tutti i libri nuovi e, come dicevo, per avere delle possibilità in più si iscrivono anche a corsi piuttosto cari". E nel frattempo bisogna aprirsi ad ogni possibilità: "Negli ultimi anni ho dovuto afferrare qualsiasi occasione, anche quelle al di fuori dei concorsi: ho lavorato a Roma per due mesi, poi a Torino, Cuneo e all’Aquila. Sempre per brevi periodi, con tutte le spese annesse".

Il costo maggiore, sicuramente, Mario l'ha pagato sul piano personale: Attualmente non lavora e non ha un'occupazione fissa: fa il precario da appena tre mesi presso un Comune. "Sbarco il lunario, mi chiamano in vari enti per collaborare e ci sono stati anni in cui ho lavorato solo un paio di mesi". E tanti rimpianti: "Il rammarico più grande? Non è quello di non essere tra i vincitori, ma quello di non vedere rispettato un mio diritto, magari perché certe amministrazioni preferiscono esternalizzare alcuni servizi con costi anche maggiori. Il risultato è che mi ritrovo con una vita congelata”.

Già, una vita congelata: Mario va a vivere da solo nel 2008 e dopo 6 mesi deve ritornare a casa dai suoi genitori: "Ancora oggi quella è la mia base, dove torno dopo i periodi in cui lavoro fuori e con questa situazione è impossibile pensare di sposarsi, mettere su casa, formare una propria famiglia. Poi, la possibilità che accada qualcosa per cui qualcuno ti passi davanti è sempre in agguato: si va dal blocco causato dal riassorbimento dei dipendenti delle province al rischio che potrebbero rappresentare per noi gli esuberi della camera di commercio, ma anche la situazione dei dipendenti di EQUITALIA".

Anche il futuro non lascia molte speranze:"La data del 31 dicembre? Restano in piedi un paio delle graduatorie in cui sono idoneo, ma conosco molti colleghi per cui sarà l’inferno. Come se non avessero mai fatto nulla".

Già, il presente del nostro connazionale non ha memoria del passato e quindi oggi come domani è come se ricominciasse sempre da zero, come se non avesse fatto nulla. Ci domandiamo: quanti giovani e meno giovani, magari proprio laureati in giurisprudenza, si riconoscono in questa storia?

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/

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