Venerdì, 16 Settembre 2016 12:00

testamento pubblico, olografo e segreto: quesiti e risposte

Augurandoci di parlarne solo in linea teorica e senza riferimento ad alcuno, esaminiamo i tanti dubbi e le risposte previste dalla legge su come redigere, da un lato, il testamento olografo e, dall'altro lato, come verificarne l'attendibilità e darne esecuzione.

Avevamo parlato di testamento ed eredità in questo articolo. Vediamo di ricapitolare gli elementi più di interesse.

Premettiamo subito che la materia è molto delicata e, trattandosi dell'esecuzione di volontà di una persona dopo la sua scomparsa, spesso succede che i parenti non citati dal 'de cuius' tentino di stravolgerne il senso a loro vantaggio, inventandosi volontà mai espresse piuttosto che cercando di invalidare le volontà che non recano loro alcun vantaggio. Succede. Vediamo quindi come muoversi e cosa prevede la legge.

Iniziamo dalle basi. Cos'è ed in che forma viene redatto. 

Un testamento è l'espressione delle ultime volontà del defunto. Il quale al momento della redazione del documento deve essere maggiorenne e nel pieno possesso delle proprie capacità mentali di intendere e volere (o, diversamente detto, non sia interdetto o incapace di intendere e di volere).

Può essere modificato da parte del testatore in un qualunque momento successivo alla prima redazione, nella forma di una nuova stesura del documento che automaticamente annulla quello redatto in data precedente: quindi, qualora entrambi i testamenti venissero in seguito trovati e pubblicati, di fatto quello in data antecedente non avrebbe alcun valore data l'esistenza dell'altro. Tuttavia, il testatore può distruggere il testamento precedentemente redatto ad esempio perché non più d'accordo con quanto prima scritto.

Le ultime volontà di una persona devono essere espresse di propria spontanea volontà: ogni tipo di patto inerente l'eredità - altrimenti detti 'contratti successori' è da ritenersi nullo. Questo riguarda sia i patti con i quali viene disposto in merito alla successione dopo la propria morte, sia gli accordi con cui si dispone su diritti che potrebbero derivare ad una persona da una successione non ancora aperta. Compresa la rinuncia a tali diritti.

Non è consentita la stesura di testamenti reciproci, ossia documenti testamentari in cui due persone reciprocamente eleggono l'altro erede. Parimenti non è consentita la stesura di testamenti congiuntivi, nei quali due o più persone congiuntamente dispongono dei propri beni nello stesso testamento a favore di una terza persona: altrimenti detto, il testamento non può essere collettivo ma esclusivamente individuale.

Esiste la possibilità che un erede designato dal defunto non voglia accettare l'eredita, ad esempio perché contiene clausole o proprietà non convenienti. Ma potrebbe anche essere in condizioni di succedere, ancorché nominato nel testamento, per sua stessa morte, o per indegnità (non è legalmente degno di succedere se, ad esempio, ha ucciso, tentato di uccidere o indotto con la forza la persona a mutare il testamento in proprio favore). In tali casi per la quota assegnata dal testamento subentreranno i discendenti del rinunciatario.

Vi sono varie forme di testamento, ciascuno con regole e funzionamento propri.

Iniziamo dal testamento pubblico: è redatto dal notaio - e non dalla persona che recita le proprie volontà - oltretutto in presenza di due testimoni. E' un atto pubblico, con il quale la persona dichiara alla presenza di notaio e testimoni a chi vuole assegnare i propri beni dopo la sua morte. Nel caso in cui la persona sia incapace di leggere, occorrerà la presenza di quattro testimoni, evidentemente per rafforzare la fiducia della persona verso la correttezza dell'atto stipulato. Il documento resta quindi nelle mani del notaio, che dopo la morte del testatore dovrà chiamare gli eredi designati per dar loro comunicazione di quanto nel testamento.

Perché usare questa forma? E' preferibile per chi non si sente sicuro di adottare la forma giusta e quindi abbia il dubbio che l'atto altrimenti redatto da lui stesso possa poi non essere valido: il testamento pubblico, garantito dal notaio, sicuramente non conterrà alcun vizio di forma che potrebbe precludere le volontà del testatore. Lo svantaggio è che, ovviamente, il notaio va pagato.

Altrimenti, il testatore procede di suo pugno: redige un testamento olografo. Scegliendo questa forma di testamento bisogna aver cura di rispettare precise regole, diversamente il documento risulterà nullo. Non ci sono prescrizioni sul tipo di carta da adottare - dimensioni o colore sono irrilevanti, ma deve essere scritto, datato e firmato completamente di proprio pugno dal testatore, in modo che ogni lettera sulla carta possa essere attribuita alla scrittura di lui e lui solo. Benché la legge non lo prescriva espressamente, aggiungiamo che è bene numerare le pagine - qualora più di una - nonché indicare accanto alla data anche il luogo dove il testamento è stato redatto, ed accanto alla firma anche il nome e cognome per intero.

Un testamento olografo viene tipicamente conservato dal beneficiario designato dal testatore, il quale, altrettanto tipicamente, glielo consegna in busta chiusa. Alla morte di quest'ultimo, colui che conserva il testamento olografo dovrà quindi rivolgersi ad un notaio per la pubblicazione del documento. A scanso di equivoci, una precisazione: la legge non prevede che la busta debba essere aperta solo dal notaio - anche perché, fino a tale momento solo il beneficiario sa che il testamento è in busta chiusa - ma potrebbe essere consegnato al notaio già aperto. E' più che altro un discorso morale tra testatore ed erede: sta a quest'ultimo voler rispettare o meno la volontà del testatore di tenere la busta chiusa; in entrambi i casi il testamento resta valido.

Anche qui, perché usare questa forma? Il principale vantaggio è che il testatore può scrivere l'atto quando e dove vuole, senza doversi rivolgere al notaio. Mancando però il controllo del notaio, evidentemente può bastare qualche errore di forma - i criteri su espressi, beninteso, niente di più - perché il testamento possa essere impugnato ed annullato tipicamente dai parenti non nominati dal testatore.

Infine, esiste la forma del testamento segreto. Si tratta di un documento stilato non necessariamente dal testatore, ma anche da un'altra persona. Rispettivamente, se viene scritto di proprio pugno dal testatore - per sicurezza, adottando con le stesse regole del testamento olografo - non servono testimoni alla redazione dell'atto; se invece è redatto da una terza persona o comunque non a mano dal testatore - ad esempio usando un PC ed una stampante - occorre che il testatore firmi ogni foglio fisico del testamento. In entrambi i casi redatto il testamento, va alla fine consegnato in busta chiusa ad un notaio, alla presenza di due testimoni. Diversamente dal testamento pubblico, per il testamento segreto non è ammessa la possibilità che il testatore non sappia leggere: in tal caso dovrà usare necessariamente la forma di testamento pubblico.

Sopraggiunta la morte del testatore, il notaio dovrà aprire la busta e pubblicare il testamento. Perché usare questa forma? Evidentemente, per mantenere segrete fino all'ultimo le proprie volontà, che quindi verranno palesate solo dopo la sua morte. Lo svantaggio, ancora una volta, è che va pagato il notaio.

Chiarita la forma del testamento, qualche precisazione sul contenuto. Oltre a disporre del destino del proprio patrimonio, il testatore può anche comunicare altre informazioni:

- riconoscere figli naturali

- nominare un tutore per minorenni o interdetti

- abilitare nuovamente un indegno alla capacità di succedere

- nominare un esecutore testamentario

- esprimere desideri in merito alla propria tomba.

Quello che invece non può fare con i propri beni è disporre per una quota superiore a quella cosiddetta disponibile. Ossia, se ha moglie e figli tali eredi non possono essere esclusi dall'eredità in nessun caso: spetta loro la cosiddetta 'legittima'. Il testatore può quindi destinare a chi vuole solo la parte rimanente, detta appunto 'quota disponibile'. Riassumiamo il concetto come segue:

- se non ha né moglie né figli: la quota disponibile è la totalità dei beni posseduti (ovvio)

- se ha una moglie e nessun figlio, metà dei beni rappresenta la quota legittima della moglie, quindi la quota disponibile è la restante metà

- se ha una moglie ed un figlio: un terzo alla moglie, ugualmente un terzo al figlio, quindi la quota disponibile è il rimanente terzo

- se ha una moglie e più di un figlio: un quarto alla moglie, la metà da suddividere equamente tra i figli (ad esempio un quarto a testa se sono due figli), quindi la quota disponibile è il rimanente quarto

- se non ha (più) una moglie ma ha un figlio: metà al figlio e la restante metà è la quota disponibile

- se non ha (più) una moglie ma ha più di un figlio: due terzi da suddividere equamente tra i figlio e il restante terzo è la quota disponibile

- se ha una moglie ma non ha (più) figli: metà al coniuge e la restante metà è la quota disponibile.

Una precisazione: il testamento, una volta pubblicato dal notaio (l'abbiamo detto prima: direttamente su sua iniziativa nei casi di testamento pubblico e segreto, perché mostrato dai consegnatari del documento nel caso di testamento olografo) ha validità ed esecuzione immediata. In particolare, dalla notizia della morte della persona chiunque sia in possesso di un testamento valido deve obbligatoriamente consegnarlo quanto prima ad un notaio per la pubblicazione: l'occultamento o peggio ancora la distruzione di un testamento costituisce reato.

Per proseguire, parliamo dell'impugnabilità del testamento. Laddove qualcuno - tipicamente le persone vicine al defunto ma escluse dal testamento - ravvisasse motivo di illegittimità può impugnare il testamento, ossia instaurare un giudizio di fronte ad un tribunale citando in causa gli eredi. Tipicamente, i motivi sono da ricercarsi in aspetti contrari alla legge oppure gravi difetti di forma del documento - nel caso del documento olografo, se ad esempio manca dei presupposti formali succitati, come firma data o autografia.

Si parla in tali casi di nullità del testamento: tale procedimento non ha limiti di tempo ossia non c'è una data entro la quale dover impugnare il testamento pena la prescrizione dei vizi individuati. Diversamente, il testamento è impugnato per verificarne l'annullabilità quando si ritiene che il testatore fosse incapace d’intendere e di volere all'atto della redazione del testamento: tale procedimento ha invece il termine perentorio di cinque anni dalla lettura del testamento di fronte agli eredi.

Parliamoci chiaro: il motivo più ricorrente per cui un testamento olografo viene impugnato non è perché manca la firma o la data. E' perché si ritiene che possa essere un falso, scritto perché possa permettere a determinate persone di diventare eredi spodestando altri 'pretendenti'. Ma di questo ne avevamo già parlato diffusamente in questo articolo.

 

FONTE: http://www.visurnet.com

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