Venerdì, 11 Novembre 2016 12:00

termovalvole e contabilizzatori: obbligatori da gennaio. ma come funzionano?

Come molti già sapranno, entro il 31 dicembre in tutti i condomini con impianti centralizzati dovranno essere installati gli strumenti di contabilizzazione della fornitura di riscaldamento condominiale, ossia i contatori , sotto contatori e contabilizzatori. Più le relative valvole termostatiche, o termovalvole che dir si voglia.

Tradotto, entro fine anno tutti gli appartamenti in condomini a riscaldamento centralizzato dovranno aver installato un contatore di fornitura in corrispondenza dello scambiatore di calore che collega l'appartamento alla rete dell'edificio. In molti casi esso è già presente.

La novità è invece, sempre entro la medesima scadenza, che a cura del proprietario dell'appartamento vanno installati i sotto contatori per ogni unità immobiliare, adatto a misurare l'effettivo consumo energetico.

Il punto è che ciò è fattibile solo se, da quel punto di misurazione in poi, le tubazioni passano solo per l'appartamento misurato. Invece, per gli edifici più datati il riscaldamento condominiale ha una distribuzione cosiddetta "a colonna": su una stessa colonna sono allacciati caloriferi entro unità immobiliari poste su piani diversi dell'edificio. Se si contabilizzasse in tal modo, verrebbe misurato il consumo a colonna, ossia per porzioni di più appartamenti, invece che per appartamento.

In questi casi quindi, ove l'uso di sotto contatori non sia tecnicamente possibile, i proprietari delle singole unità immobiliari devono ricorrere all'installazione di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali, in modo da quantificare il consumo di calore in corrispondenza di ciascun calorifero all'interno delle unità immobiliari. Alla fine, per calcolare il consumo dell'appartamento basterà sommare i conteggi dei termoregolatori dei propri caloriferi.

A tale conto va sommato, è bene ricordarlo, le fisiologiche perdite di sistema nei circuiti tra la caldaia del condominio e il punto di accesso al sistema di contabilizzazione. Ossia, il consumo sarà quindi la somma di una componente 'volontaria' - il consumo dell'utente regolato con l'uso delle apposite valvole sui contatori - ed una parte 'involontaria', dovuta alle perdite di sistema.

E' chiaro che la parte 'involontaria' non è calcolabile esattamente ma va presunta, tenendo conto della lettura del contatore di centrale e dei rendimenti dei singoli utenti, facendo la differenza tra i due numeri e suddividendo il risultato tra i condomini.

La norma di riferimento, il decreto legislativo 141/2016, ricorre alla norma UNI 10200 per la suddivisione delle spese, essenzialmente basandosi sui consumi effettivi.

Più precisamente, l'importo complessivo dei consumi attestato dal contatore di centrale (la caldaia condominiale) va suddiviso in modo che (come minimo) il 70 percento dell'importo per ciascun condomino sia in base agli effettivi consumi volontari, ed il restante (come massimo) 30 percento venga ripartito secondo i millesimi piuttosto che i metri quadrati o i metri cubi utili - la norma qui non è univoca.

Sussistono però dei casi in cui tale norma non è tecnicamente applicabile. Uno per tutti, il caso in cui, tramite relazione tecnica asseverata, sussistono differenze di fabbisogno termico per metro quadrato tra distinte unità immobiliari superiori al 50 percento.

La verifica di fabbisogno energetico, diciamolo subito,va effettuata da un professionista abilitato che rediga una relazione in cui rileva il fabbisogno energetico per metro quadro di tutte le unità immobiliari del condominio secondo la metodologia di calcolo - entriamo nel dettaglio - di cui alla norma UNI/TS 11300 parte 1 e 2. Escludendo, è ovvio, le parti comuni diverse dalle unità immobiliari come ad esempio l'androne o le unità comunque non allacciate all'impianto termico. Quindi, si individua l'appartamento con il fabbisogno per metro quadro più basso e quello con il fabbisogno più elevato e si fa la differenza. Se è superiore del 50 percento rispetto al fabbisogno più alto, ecco che l'assemblea condominiale può evitare di applicare la citata norma UNI 10200.

E quindi, come fa altrimenti? Per la prima stagione termica successiva all'installazione dei dispositivi, la ripartizione dei consumi va presunta in base ai soli millesimi di proprietà.


FONTE: http://www.ilsole24ore.com

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