Giovedì, 11 Ottobre 2012 20:13

taglio agli stipendi dei ricchi statali: bocciato dalla Consulta

Il decreto che prevedeva tagli, peraltro minimali, agli stipendi di magistrati e dei manager statali sopra i 90 mila euro, così com'era scritto, non mandava certo in povertà le categorie colpite. Ma la Corte Costituzionale ha comunque deciso che era anticostituzionale. E quindi nulla di fatto. Come volevasi dimostrare.

La Corte Costituzionale ha espresso il suo doveroso ed irrinunciabile giudizio nei confronti del decreto legge 31 maggio 2010 numero 78, convertito con modificazione dalla legge 30 luglio 2010 numero 122.

Cominciamo dai supermanager dello Stato. I tagli proposti nel decreto alle retribuzioni superiori ai 90 mila euro dei soli dipendenti pubblici sono incostituzionali. La Consulta ha ritenuto illegittima la parte in cui dispone che a decorrere dal primo gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2013 “i trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, previsti dai rispettivi ordinamenti, delle amministrazioni pubbliche, siano ridotti del 5% per la parte eccedente il predetto importo fino a 150 mila euro, nonché del 10% per la parte eccedente 150 mila euro”. Per la Corte, “il tributo imposto determina un irragionevole effetto discriminatorio”. 

E veniamo ai magistrati. La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 9 comma 22 del decreto, nella parte in cui dispone che non sono erogati, senza possibilità di recupero, gli acconti degli anni 2011, 2012 e 2013 e il conguaglio del triennio 2010-2012 e che per tale personale per il triennio 2013-2015 l’acconto spettante per l’anno 2014 è pari alla misura già prevista per l’anno 2010 e il conguaglio per l’anno 2015 viene determinato con riferimento agli anni 2009, 2010 e 2014.

E non solo - come diceva un comico di Zelig. Stessa illegittimità costituzionale per la disposizione in base alla quale l’indennità speciale spettante al personale di magistratura negli anni 2011, 2012 e 2013 sia ridotta del 15% per l’anno 2011, del 25% per l’anno 2012 e del 32% per l’anno 2013. Analogamente, è anticostituzionale la disposizione secondo cui a decorrere dal 1 gennaio 2011 e fino al 31 dicembre 2013 i trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’ISTAT, superiori a 90 mila euro lordi annui siano ridotti del 5% per la parte eccedente l’importo fino a 150 mila euro, nonchè del 10% per la parte eccedente 150 mila euro.

Insomma, tana libera tutti. I soliti "protetti", ovviamente: invece che dare un segnale di svolta, dando una volta tanto coerenza e senso all'azione di governo e più in generale della classe dirigente italiana - a tutti i livelli - sembra che sia prevalso il desiderio di non cedere il passo e tenere duro, conservando ogni loro privilegio. Alla faccia dell'italiano medio.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

Letto 813 volte