Lunedì, 23 Settembre 2013 20:17

tagli alle cooperazioni, ma fiumi di denaro per gli esperti in missione

I fondi pubblici destinati al supporto alle cooperazioni internazionali sono ormai inesistenti, complice la crisi che tutti respiriamo. Ma non i fondi per pagare un folto stuolo di "esperti", nominati ad personam ed inviati dal Ministero degli Esteri per svolgere discutibili attività di consulenza a peso d'oro.

Sono tantissimi i professionisti, spesso provenienti dall'ambiente accademico, mandati in missione all'estero con indennità faraoniche, pagate coi fondi pubblici altrimenti destinati ai programmi di sviluppo e supporto a situazioni di crisi umanitarie.

Alcuni di questi "ballano" tra una missione e la successiva, di fatto facendo il "missionario" di professione.

Ricordiamo scene in cui in Parlamento gli onorevoli si stracciavano le vesti per il taglio ai fondi della cooperazione allo sviluppo, ma poi approvavano con la benda sugli occhi la copertura finanziaria per team di "esperti" inviati in missione all'estero al costo di cinquecento, talvolta anche mille euro al giorno.

Così, mentre negli ultimi anni si è tagliato circa l'80 percento dei contributi diretti e sono stati chiusi molti uffici, anche con finanziamenti già erogati e progetti ancora in corso, mentre le Regioni ancora aspettano di vedere restituiti i milioni di euro anticipati come crediti d'aiuto, mentre le ONG a corto di fondi richiamano i propri volontari, mentre gli uffici tecnici per la cooperazione all'estero chiudono per mancata erogazione di fondi, beh, di fronte a tutto questo da Roma vanno e vengono, come se nulla fosse, folti gruppi di consulenti privati pagati profumatamente.

Certo, guardando il loro denso curriculum si deduce che sono professionisti di primo piano, sicuramente dei luminari della materia, da cui si giustificano i compensi elevati che sostenuti dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (DGCS), l'ente che coordina, gestisce e realizza tutte le attività internazionali dell'Italia per il sostegno dei Paesi in via di sviluppo: ospedali, scuole, strade, interventi umanitari d'emergenza tutti finanziati con fondi italiani.

Qualche esempio: il professore di economia inviato per quattro mesi, al modico compenso di 70 mila euro, a svolgere non meglio precisate attività di "supporto privato" in Ghana, paese in cui il 28% della popolazione vive sotto la soglia di povertà internazionale di 1,25 dollari. Oppure un capo progetto inviato a 180 mila euro per un anno in Senegal, dove il reddito pro capite è sotto i due dollari al giorno. Ancora, un forestale inviato in Mozambico a 11-12 mila euro al mese.

Certo, con compensicosì lauti in tanti partirebbero in missione. Peccato che "esperti" si nasce, non si diventa. Nel senso che non c'è concorso, ma sono una nomina ad personam, a totale discrezione della DGCS.

Sì, perchè la figura degli "esperti" è prevista dalla legge n. 49/1987, una "legge speciale", che in deroga alle norme di contabilità generale dello Stato, quelle sull'assegnazione degli incarichi, permette di glissare su trasparenza e tracciabilità dei flussi finanziari nonchè garantisce totale discrezionalità di selezione del "personale di supporto e assistenza tecnica".

Gli esperti sono di due tipi, quelli assunti presso le unità tecniche centrali e quelli esterni.

I primi sono a termine, con contratti individuali di diritto privato e retribuzioni lorde fino a 73 mila euro, da arrotondare con altre missioni all'estero. O meglio erano: tutti di età avanzata, di fatto pensionabile, hanno terminato la loro carriera da professionisti privati nel marzo 2012 con la conversione in contratti a tempo indeterminato, e quindi ricevendo la copertura della previdenza pubblica - senza conversione i contratti non sarebbero stati pensionabili. Addirittura, è stata loro lasciata la possibilità, da pensionati, di rientrare come consulenti per compiere nuove missioni fino al limite dei 75 anni. I compensi di base di questi personaggi sono tutto sommato normali, ma schizzano con le indennità di servizio all'estero - rigorosamente esentasse -  calcolate con coefficienti da addetto diplomatico.

Ovviamente non è facile sapere chi fa parte del club: la sezione "trasparenza" del sito della DGCS non è aggiornata da due anni, e non compare alcun curriculum nè motivo per i pochi incarichi elencati. Altro che trasparenza.

Oltretutto, non tutti gli esperti sono onesti: nel 2010 ben 29 "esperti" hanno dichiarato residenze fittizie in Italia allo scopo di intascare indennità da 150-390 euro al giorno - non spettava loro, in quanto in realtà erano residenti nei paesi di destinazione. In totale, si parla di una truffa di circa 300 mila euro.

Tra i denunciati dalla Procura di Roma figurano anche stimati professori universitari: non è chiaro inoltre se la qualifica di esperto deroghi la legge sull'affidamento di incarichi esterni, che dal 2007 obbliga le amministrazioni a verificare preventivamente l'esistenza di analoghe professionalità interne al fine di evitare inutili doppi incarichi. La domanda degli inquirenti infatti era quella: possibile in un Ministero di 7 mila dipendenti, o in altri dicasteri, non si trovino queste professionalità ma vadano acquisite all'esterno, con i suddetti enormi oneri a carico dei contribuenti? Già,  enormi oneri: solo nel 2012 si parla di 1,3 miliardi di euro, per 300 mila incarichi ad "esperti" esterni.

Tutto ciò, oltre che un danno per le già misere tasche dei contribuenti, è anche assurdo. Pagare consulenti privati per una forma di supporto di discutibile utilità verso chi campa con un dollaro al giorno, con stipendi mille volte più alti, è paradossale ed immorale: un giorno di missione in meno di questi signori riempirebbe la pancia di migliaia di disperati. Ma evidentemente è più importante riempire le tasche di questi "esperti".

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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