Venerdì, 08 Settembre 2017 12:00

gli stipendi bassi degli italiani, ecco perché

Lo sappiamo e ne abbiamo costante percezione: gli stipendi in Italia sono bassi e soprattutto non si intravede alcuna tendenza a migliorare la situazione. Vediamo come mai.

Ritorniamo, dopo questo articolo, a parlare di stipendi e lavori a confronto tra Italia ed estero.

E' una realtà: lo stipendio medio del lavoratore italiano è fermo da anni. Lo confermano anche i dati ufficiali: nell’ultimo decennio, il costo di un'ora di lavoro è aumentato di poco oltre il 17 percento (se calcolato per anno, ci si rende conto che tale aumento è davvero basso). Ossia, tale costo è aumentato a 27,50 euro nel 2016, in coincidenza di un lievissimo calo dello 0,1 percento. Unico caso in Europa, guarda un po'.

Si badi bene: non esiste una perfetta coincidenza tra gli stipendi ed il costo del lavoro: quest’ultimo comprende anche i vari altri oneri a carico dell’impresa, come ad esempio i contributi previdenziali piuttosto che l'immancabile tassazione. Va da sé, allora, che queste cifre in realtà dipingono una vera e propria stagnazione degli stipendi percepiti dai lavoratori. In altre parole, l'eventuale, basso aumento di stipendio non è minimamente percepito dai lavoratori da un decennio. Soprattutto se paragonato all'aumento del costo della vita.

Se poi guardiamo alle statistiche ufficiali, i numeri ci portano a concludere che non solo gli stipendi degli italiani sono cresciuti poco o niente. Negli ultimi anni, purtroppo, la produttività globale del lavoro è risultata addirittura in calo. A numeri, ponendo a 100 la produttività media nella Unione Europea, l’Italia ha visto un cambiamento da un livello di 114,3 del 2006 ad uno di 106,8 del 2016.

Il dato finale è assolutamente in linea con i dati dell'Eurozona, dove si è registrata una diminuzione complessivamente da 109 a 107, in altre parole allineandosi ai livelli italiani. Ancora, in Germania nello stesso periodo di tempo la produttività è scesa da 108 a 106 punti: il costo del lavoro in Germania si è attestato nel 2016 a 32,50 euro l’ora, cioè in crescita del 26,8 percento rispetto al 2006, quando la differenza con l’Italia erano di fatto inferiore a un paio di euro.

Traiamo le somma: in Italia assumere un lavoratore man mano è diventato relativamente meno conveniente rispetto a dieci anni prima, periodo in cui la produttività media del lavoro nel Belpaese era ancora superiore di circa il 6 - 7 percento rispetto al resto dell’Europa e del 14 percento rispetto alla media europea.

Altra deduzione: tenuto conto dei dati sull’occupazione e sulle ore lavorate, la stima ci porta a quasi 1.100 miliardi di costo totale del lavoro in Italia, rispetto ad un PIL atteso quest’anno del valore di 1.700 miliardi. Cioè, il costo del lavoro incide per i due terzi del PIL, mentre in Germania tale 'peso' è un po' più basso.

Ancora dei conti: detta 100 la produttività del lavoro nel 2010 in Italia, da allora da noi è rimasta invariata, mentre nella Unione Europea è di media salita del 6 percento (in Germania quache decimale in meno). Ancora, la produttività italiana - dato sconvolgente - risulta praticamente uguale dal 2000, accanto al fatto che nel resto d’Europa è cresciuta da allora di oltre il 15 percento.

E arriviamo alla conclusione: gli stipendi sono bassi, o in altre parole non aumentano, perchè la produttività in Italia è stagnante. Da circa venti anni è ferma la capacità del suo mercato del lavoro di produrre maggiore ricchezza. Come paradosso, laddove si verificasse una ripresa dell’occupazione senza una coerente ripresa del PIL, si vedrebbero ulteriori danni: si verificherebbe una tendenza calante dei salari, poiché in media si tratterebbe di suddividere la stessa ricchezza prodotta tra un numero maggiore di lavoratori.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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