Domenica, 31 Marzo 2013 14:00

software scaricati illegalmente: ormai un'abitudine

Secondo un recente studio, la metà del software installato sui propri PC è illegale. E non si parla solo di privati, ma anche di aziende. Ovviamente le ditte produttrici del software gridano al mancato guadagno, ma sarà solo un fenomeno legato alla crisi economica o piuttosto un'abitudine oramai diffusa?

A dar retta all'ultima analisi effettuata dalla Business Software Alliance, circa la metà del software installato sui nostri computer in italia è "piratato". Non coperto da licenza regolarmente acquistata, illegale in altre parole. Ed è un dato che non deve sorprenderci, visto che rimane pressoché costante ormai da anni.

Il danno è stimato in circa 1,5 miliardi di euro che l'industria del software mediamente ogni anno perde. La domanda: chi scarica software da canalli pirata, senza alcuna forma di pagamento verso chi produce il software, lo fa per abitudine o solo perché, al momento, non ha risorse economiche per pagare come dovrebbe?

Anche perché oggi è tutto più facile. Anni addietro la pirateria funzionava diversamente, quando si usavano i modem 56k per accedere a Internet e tutto era più lento: i software illegali circolavano tramite CD e poi con i DVD. Poi, l'ADSL ha fatto decollare la pirateria, lanciandola definitivamente online. Oggi è quindi veramente semplice scaricare software e giochi illegali con una semplice ricerca su Google ed una fase di "scaricamento" tramite torrent, emule o altre forme di condivisione di tali contenuti.

E poi ci sono i PC con software precaricato - una trovata diffusa soprattutto nel sud Italia dove i PC si acquistano talvolta da piccoli rivenditori: si chiama "hard disk loading", letteralmente "caricamento dell'hard disk", cioè la vendita di un computer su cui sono preventivamente caricati molti software pirata. Gli acquirenti sono spesso ignari della natura illegale dei software, o fanno finta di esserlo. Il punto è che, fisicamente, loro non hanno scaricato nulla. Le grosse catene di elettronica del Centro e Nord Italia, ovviamente, non hanno alcuna voglia né possibilità di abbassarsi a trucchi del genere per stimolare l'acquisto dei loro prodotti, quindi sono ovviamente interdette a pratiche commerciali di questo tipo, anche per via di un maggiore controllo degli organi competenti.

E non è finita qui: altro fenomeno di pirateria è l' "under licensing", cioè l'installazione di un software originale su più computer. Beninteso, ogni licenza permette all'utente di installare il software su un numero massimo prestabilito di computer (in genere uno solo). E se invece facciamo i finti tonti e lo installiamo su più PC? Anche qui, il fenomeno riguarda le piccole e medie imprese, dove il controllo degli organi competenti spesso è minore.

E arriviamo alle conseguenze di queste pratiche. Piratare software non significa solo creare un danno all'industria, un mancato guadagno in generale. Significa per gli utenti anche ad esporsi a molteplici rischi: i software contraffatti scaricati da Internet contengono, nel 78% dei casi - la maggioranza, insomma, "tracking cookie" e "spyware", codici e virus in grado di intercettare i dati personali dell'utilizzatore del PC e ritrasmetterli alla persona che, in modo apparentemente "generoso", ha condiviso il software gratuitamente. In altri casi, nel 36% dei casi, nascondono trojan e altri malware, in grado d’inficiare le prestazioni del computer, provocando perdita di dati o in furti d'identità. Con conseguenze e disagi facilmente immaginabili: dati personali, codici di conti e carte di credito, tutto viene messo a rischio in questi casi. E meno l'utente è smaliziato e sa muoversi con una relativa sicurezza dei suoi passi, più è probabile che il rischio aumenti.

Una soluzione elegante ed avanzata poteva essere il cloud. Mentre diverse aziende si sono dovute mettere in regola, a causa di sempre maggiori controlli da parte degli organi preposti, il cloud si è offerto come l'arma più promettente per contrastare la pirateria: abbandonare i software classici installati ad uno ad uno sui PC e spostare le proprie attività su soluzioni condivise con la rete risparmiando denaro - di fatto riducendo all'osso il settore ICT di ogni azienda. Infatti, il software su cloud può costare ai professionisti fino a un decimo rispetto un parco software classico: si acquista un servizio, comprensivo di software, gestione e supporto tecnico.

Ma l'Italia non è ancora pronta: per passare sulla "nuvola" mancano le infrastrutture ICT e lo sviluppo della banda larga, ingredienti essenziali per un cloud di qualità. E' invece tuttora più facile e rapido scaricare software pirata da internet, talmente semplice che è diventato una normale abitudine, come se acquistare software con licenza fosse un requisito di "nicchia" per le grandi aziende e per lo Stato. La pirateria, in fondo, è diventata una questione di cultura da anni e difficile da cambiare: un segno di protesta contro i prezzi, giudicati troppo alti. Il fatto che ormai sia la norma lo dimostra la pirateria di software mobili, venduti online a prezzi davvero ridicoli (spesso meno di un euro).

 

FONTE: http://www.repubblica.it

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