Mercoledì, 30 Agosto 2017 16:42

sinistra, destra o cinque stelle?

Sinistra, destra o Movimento 5 Stelle: questo è il dilemma. Dopo le lunghe vacanze, riprende il carrozzone della politica. Con un chiaro obiettivo: preparare le campagne elettorali in vista delle elezioni. Tempo per gli elettori di farsi un'idea su chi scegliere.

Riprendiamo, dopo aver parlato di onorevoli vacanze in questo articolo, l'argomento politica italiana.

Democratici, Liberali o grillini. Chi votare alle ormai non lontane elezioni politiche?

Tra pochi giorni la politica rientra a palazzo, dopo le lunghe ed apparentemente immeritate ferie. E non riteniamo che penserà a risolvere i problemi degli italiani - non ci ha pensato concretamente finora, perché dovrebbe farlo proprio negli ultimi mesi? - ma per preparare argomenti e strumenti della campagna elettorale.

Le elezioni politiche ormai sono in vista: la data è ancora da fissarsi, beninteso, ma si sa già che realisticamente verranno avviate tra febbraio ed aprile dell’anno prossimo. Come di sa che, man mano alcuni fenomeni come le incertezze dei mercati si manifesteranno a preludio delle elezioni. Indipendentemente da tutto, infatti, è certo che senza una legge elettorale adeguata e omogenea tra Camera e Senato, i mercati annuseranno pesanti rischi che la prossima legislatura nasca già morta, cioè che in Parlamento non si riesca a creare alcuna maggioranza solida, stabile e politicamente duratura.

E' bene quindi che tutti noi ci focalizziamo su cosa attenderci dagli schieramenti che cercheranno il nostro voto, ancora una volta sbandierando risultati in realtà mai ottenuti e promesse che già sappiamo essere sonore balle. Riflettiamo quindi su pro e contro della vittoria di ciascuno di essi: se non lo facciamo noi con la tessera elettorale in mano, sicuramente lo faranno gli investitori con i soldi pronti da investire.

Facciamo l'esempio che vince il PD e vediamo i pro. E' la vittoria del filo - europeismo, almeno a parole da quanto si ascolta in Parlamento. Ciò consentirebbe a Roma di continuare a godere di buone relazioni con l'Europa. Poi, il partito di Renzi continuerebbe la sua azione contro il cosiddetto polulismo grillino, oltre che contro l'anti europeismo della destra di Matteo Salvini. Ancora, un altro governo di centro sinistra potrebbe proseguire il lavoro compiuto in questi anni - o cercare di mantenere qualche promessa fatta e concretizzare qualche risultato finora solo millantato, almeno - evitando piuttosto un'ennesima marcia indietro e conseguenti incertezze sulla direzione della politica economica ed estera.

Ed ora vediamo i contro della vittoria del centrosinistra. Ciò sarebbe garanzia di instabilità politica, già in parte dominante (il PD ha cambiato ben tre premier, addirittura potrebbe presentare un quarto, nuovo candidato premier alle elezioni). Va detto che mai, nella storia della seconda Repubblica, una coalizione è stata in grado di far reggere un esecutivo per l’intera legislatura. Ancora, i risultati di 5 anni di governi del PD sono stati assolutamente deludenti sul fronte dell’economia, dell’emergenza dei migranti e dei rapporti con l’Europa. In finale, grazie al PD abbiamo ottenuto crescita più bassa della media europea, disoccupazione più alta e povertà in aumento. D'altronde, il centrosinistra si mostra debole nella difesa degli interessi nazionali contro i richiami o l'indifferenza di Bruxelles, come riguardo l’emergenza degli sbarchi.

Magari invece vince il centrodestra: in tal caso il governo avrebbe un rapporto più muscolare - per dirla alla Renzi - con la Commissione Europea e forse batterebbe un po' più i pugni sulla condivisione della gestione degli sbarchi e sulla politica economica, mandando in archivio ipotesi azzardate come l’aumento dell’imposizione diretta per tagliare il deficit. Ancora, secondo le promesse, il centrodestra potrebbe rimettere al centro dell'azione di governo la riduzione della pressione fiscale, ponendo maggiore sensibilità verso le piccole e medie imprese. Cosa che finora, aldilà delle mille parole, non è avvenuto. Poi, stando al pregresso il centrodestra potrebbe garantire una maggiore stabilità politica rispetto al centrosinistra: nei fatti è uno schieramento decisamente più omogeneo di quello degli avversari.

Ma non ci sono solo pro nella vittoria del centrodestra: di fatto lo schieramento arriverebbe al governo senza una classe dirigente, soprattutto con un candidato premier tutto da scoprire (e a cui credere). Escludiamo 'of course' il ritorno in campo di Silvio Berlusconi, ormai troppo veterano. Inoltre, il centrodestra di oggi ha un po' - tanto - perso la sua matrice liberale a favore di un carattere quasi populista - va di moda dai tempi dell'arrivo dei grillini: basti pensare alla campagna anti - euro di Matteo Salvini o la proposta di doppia moneta di Berlusconi. Ma poi, diciamolo chiaramente, dal patto del Nazareno in poi il centrodestra al governo è diventato sempre più simile al centrosinistra: si scherzava sulle vignette di 'Renzusconi' per dire, alla fine, proprio questo. Nei fatti, il centrodestra ha sottoscritto ogni volte trattati europei con superficialità ed indifferenza, alla faccia di posizioni liberali e nette in materia economica.

Terzo caso, vincono i 5 Stelle. Sarebbe la vittoria del terzo tra i due litiganti inconcludenti. E sarebbe, soprattutto, l'avverarsi di una Sarebbe una 'rivoluzione' pacifica per le vecchie e stanche istituzioni italiane, un po' come quanto occorso a Roma (o almeno quello che si diceva nei primi giorni di governo della Capitale da parte di Virginia Raggi). Sarebbe veramente l'epoca della rottamazione di un’intera classe dirigente. In Europa, poi, dovrebbero decisamente ripensare al proprio ruolo e prendere atto del fortissimo malcontento in Italia, conseguenza di una crisi economica senza precedenti ed una errata o mancata gestione della crisi. Finalmente, i grillini metterebbero alla prova i propri rappresentanti, per dimostrare a tutti i cittadini dubbiosi di cosa siano realmente capaci per cambiare in meglio il sistema.

Ed anche il Movimento 5 Stelle ha i suoi contro, in caso di vittoria: appare a tutti un raggruppamento di idee privo di personalità credibilmente in grado di governare. Chi sarebbe il candidato premier? Lo sceglierà la rete a suon di click? Inoltre, al suo interno è fortemente eterogeneo - ma abbiamo visto che non è il solo - specie su alcuni punti importanti del suo programma, come la gestione dell'immigrazione. Ed ancora non ci ha spiegato in modo convincente dove trova le coperture per il reddito di cittadinanza. Ancora: propone un referendum sulla permanenza dell’Italia in Europa, ma non indica alcun dettaglio sul voto. Infine, un governo pentastellato avrebbe di certo rapporti pessimi con l'Unione Europea: i mercati finanziari ci mollerebbero all’istante, manifestando uno spread allucinante, ben altro che quello che decretò la fine del governo Berlusconi.

Ma attenzione: in suolo nazionale è difficile pensare che il governo grillino inizi la propria azione con pesanti riforme economiche: già è attraversato da profonde lacerazioni, una batteria di riforme impopolari ne decreterebbe la fine ancor prima di iniziare. Risultato atteso: una paralisi politico - istituzionale. Che, tutto sommato, è ciò a cui siamo più abituati negli ultimi anni.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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