Venerdì, 25 Gennaio 2013 13:00

scandalo MPS: facciamoci alcune domande

Banche e politica, un connubio indissolubile. Ridicolo da parte dei partiti difendersi affermando che sono estranei alle vicende poco chiare del gruppo Monte Paschi di Siena. Oltretutto, alzi la mano chi crede alle parole del PD - per voce di Bersani - secondo cui il partito non c'entra nulla con le decisioni della dirigenza di MPS, un vero e proprio gruppo bancario della sinistra, con meccanismi di nomina dei suoi dirigenti simili ad elezioni di partito. Piuttosto, poniamoci alcune domande legittime e bipartisan, nella speranza che qualcuno risponda in modo - una volta tanto - circostanziato e convincente.

Prima di tutto, al PD occorre chiedere come mai si sente estraneo alla vicenda quando il partito nomina 13 dei 16 consiglieri di amministrazione della Fondazione MPS, azionista di maggioranza al 34,9% (49,5% fino ad aprile 2012) del gruppo Monte Paschi di Siena.

D’Alema, poi, dice che una cosa sarebbe il sindaco di Siena, un'altra il PD. Peccato che meno di un anno fa è caduta la giunta comunale senese, perché il sindaco Franco Ceccuzzi, esponente PD, ha sostenuto la nomina alla presidenza di Alessandro Profumo, mentre l’ala della ex Margherita avrebbe desiderato il nome di un "suo" uomo? Quindi, il comune di Siena è senza un sindaco in carica nella pienezza delle sue funzioni, in quanto la giunta è caduta su una vostra lite interna sugli uomini del PD da piazzare a Rocca Salimbeni. Ed il sindaco ha già chiesto scusa alla città per l’"indirizzo politico sbagliato" dato alla banca.

Ed ancora, sarebbe da chiedere al vincitore delle prossime elezioni di impegnarsi ad approvare una legge in Parlamento, con la quale si limitino le nomine da parte degli enti locali nelle fondazioni, in modo che la politica non abbia mai alcuna maggioranza dentro gli organi decisionali che presiedono alla gestione di una banca privata. Ma il PD l'approverebbe?

A Monti verrebbe da chiedere come mai, alla luce dei 3,9 miliardi di euro che noi contribuenti italiani ci accingiamo a prestare a MPS per salvarla da un sicuro crac, fino a un anno fa sia stato vice-presidente dell’istituto un tale Francesco Gaetano Caltagirone, suocero di Pierferdinando Casini, leader dell'UDC e suo maggiore sostenitore per la corsa a Palazzo Chigi.

Ma ce n'è anche per Berlusconi. Il quale si tiene fuori dal dibattito visto che sente ancora l'affetto per la banca che gli consentì agli albori della sua vita da imprenditore di successo di ottenere i mutui necessari per operare. Che nostalgico, peccato che un leader politico abbia il dovere verso il popolo italiano di chiedere chiarezza, quando esplode dirompente un caso così eclatante di cattiva gestione e di commistione con la politica? E non chiedere spiegazioni solo quando si parla di questioni che la trovano parte lesa, come l'ascesa del governo tecnico sull'onda dell'aumento dello spread.

Sempre a Silvio sarebbe da chiedere spiegazioni su di un presunto coinvolgimento molto forte del suo coordinatore di partito, Denis Verdini, con una parte molto numerosa della guida odierna di MPS, in un intreccio incredibile tra finanza rossa e affari azzurri. Alla fine, ci si deve domandare se davvero Silvio o suoi accoliti del PDL siano davvero tutti estranei alla losca vicenda. 

Ancora, l’ex presidente MPS e presidente ABI fino a pochi giorni fa, Giuseppe Mussari, considerato il responsabile del disastro finanziario in cui è finita la banca, ha finanziato generosamente il PD con circa 700 mila euro tra il 2002 e il 2012. Un atto di pura e spontanea generosità o, più realistacamente, un pegno di riconoscenza per essere arrivato ai massimi vertici di Rocca Salimbeni e del sistema bancario-finanziario italiano?

E soprattutto: alla luce della vergognosa gestione della banca senese, con bilanci opachi ed in piedi solo grazie all'aiuto finanziario dello Stato, come fa Monti anche solo a pensare di procedere ad assistere con soldi pubblici un siffatto istituto senza prima fare controlli attenti a dove il denaro pubblico andrebbe a finire?

Tremonti, poi, ha attaccato la Banca d’Italia ed il suo ex governatore, attuale presidente della BCE Mario Draghi, per non avere vigilato adeguatamente negli anni incriminati su MPS. Forse è vero, ma le fondazioni bancarie sono vigilate dal Ministero del Tesoro, a capo del quale c'era lui dal 2001 al 2004 e poi nel 2006 e dal 2008 al 2011. Proprio negli anni più bui di MPS. Quindi, se Draghi non vigilava, lui invece cosa faceva?

E per finire, ancora Bersani, colui che ha voluto al vertice di MPS, in sostituzione di Giuseppe Mussari, Alessandro Profumo, ex manager di UNICREDIT che lasciò i soci dell’istituto nel 2011 dissanguati da 14,5 miliardi di euro in tre ricapitalizzazioni e un buco di bilancio per circa 10,5 miliardi nel solo terzo trimestre di quell'anno. Nonchè, sempre Profumo, indagato per un'operazione sospetta, la Brontos. Insomma, vi pare di aver scelto una persona degna di fiducia per ripulire la situazione?

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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