Sabato, 06 Aprile 2013 14:00

sbloccati 40 miliardi per i debiti della PA. buona notizia? macchè!

Sembrerebbe una buona notizia, tanto viene sbandierata dalle testate: in arrivo un decreto che sblocca 4 miliardi di euro per pagare in breve tempo una buona aliquota di debiti contratti dalla pubblica amministrazione. Il problema, o meglio il sospetto, è che i fondi pubblici arrivino subito agli amici, all'oligarchia di imprese ben legate al governo. Mentre le imprese, quelle piccole, aspettano ancora.

 

Il consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge secondo cui 40 miliardi di euro verranno destinati a rimborsi per imprese che in passato hanno fornito beni e servizi di vario genere alla pubblica amministrazione. Che poi è, come detto da tutti, il vero problema della mancanza di crescita in Italia: i debiti non pagati dallo Stato - insieme alle tasse pretese - asfissiano le imprese, e ad effetto domino i cittadini.

Il ministro Grilli ha spiegato che le amministrazioni potranno cominciare a pagare i debiti, in un arco di due anni, subito dopo la pubblicazione del decreto; entro il 30 aprile saranno resi noti gli spazi finanziari e poi entro il 15 maggio si preciserà chi avrà e quanto - dando per ovvio che non ce n'è per tutti, ossia le richieste superano la disponibilità.

Ma le risorse da dove arrivano? La copertura, dicono, giunga attraverso l'emissione di titoli di stato, la compensazione fra debiti e crediti delle aziende e l'allentamento dei vincoli di bilancio degli enti locali, oltre che con tagli lineari che saranno praticati ai vari ministeri. Addirittura, per sveltire la questione, gli enti territoriali che hanno disponibilità finanziarie potranno cominciare a pagare immediatamente partendo dai debiti più vecchi senza aspettare la precisazione attesa il 15 maggio su chi viene saldato e chi no.

Secondo l'OCSE, Secondo l’OCSE (Organisation for Economic Co-operation and Development), occorrerà comunque una manovra correttiva, magari aggiustando il tiro con una nuova tassa. anche perché la manovra non dovrà sforare il vincolo del 3% imposto dal patto di stabilità e crescita (cioè il rapporto tra deficit e PIL) sul quale l'Europa non transige. Ma il governo assicura:siamo entro il 2,9%. Mentre i tecnici dell'OCSE sostengono che, a fronte di un calo delle entrate fiscali (ovvio, vista la possibile compensazione tra debito e credito) e di un ulteriore ritardo della ripresa economia del paese (altrettanto ovvio: gli effetti della manovra non possono essere immediati), l'Italia dovrebbe chiudere l'anno con un rapporto defici / PIL del 3,4%, cioè ancora una volta sopra la soglia di Maastricht. E quindi, sarà necessario correggere il tiro con una nuova manovra finanziaria ed in finale una nuova tassa. Su questo punto sono pienamente concordi tutti i tecnici, compreso l'economista esponente del PdL Renato Brunetta: lo Stato deve ridurre la spesa pubblica di almeno 80 miliardi in 5 anni.

Va bene, ma con questa manovra ci sarà un po' di crescita? I soliti economisti dicono di no, intanto perché si tratta solo di una parte del rimborso dei crediti (stimati in 120-130 miliardi di euro). Ma soprattutto perché le somme sbandierate non arriveranno alle piccole e medie imprese, ma andranno inevitabilmente a finire nelle casse delle banche che hanno già anticipato soldi alle imprese con la cessione in tutto o in parte dei crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione. Insomma, andranno solo a rimpinguare i depositi (vuoti) delle banche, e quindi l'economia non ripartirà.

Il premio Nobel Joseph Stiglitz sostiene invece che per rilanciare la crescita, ovvero la macchina dei consumi, occorre abbassare la pressione fiscale, in Italia ormai giunta al 52% - la più alta al mondo. Tutto il resto, ribadisce l'economista, sono palliativi e perdite di tempo: le banche sono oltremodo cariche di assets tossici e crediti incagliati o inesigibili per cui non torneranno a prestare denaro alle imprese visto che, complice la crisi e la lentezza dello Stato, il denaro non rientrerà tanto facilmente.

E allora chi ci guadagna? Appunto, le lobby dei banchieri tanto care, secondo le malelingue, al premier. "Il Sole 24 Ore" rincara la dose parlando degli sprechi dello Stato: con il recente decreto del governo Monti si va a pagare una valanga di spese inutili contratte in passato dalla pubblica amministrazione coi i privati. Cancelleria e materiali per ufficio? Certo che no, parliamo delle consulenze d'oro stipulate con tanta leggerezza, parliamo degli studi settoriali o dei progetti legati agli appalti commissionati per far girare soldi nelle tasche di amici e parenti, per finire con gli abbondanti approvvigionamenti nel settore della difesa o ai servizi di auto blu, scorte, forniture di mezzi e servizi al settore sanitario che spesso non vengono utilizzati. La lista degli sprechi è lunghissima e tutti la conosciamo.

Insomma, anche stavolta il governo Monti ha voluto far finta di avere a cuore la crescita dell'Italia, mentre da bravo tecnico del settore bancario sembra aver fatto bene i conti di come avvantaggiare le lobby e corporazioni che da anni attingono ai soldi dallo Stato. Mentre le aziende con meno di 20 addetti sono escluse dal rimborso - assurdo visto che rappresentano il 98% della totalità delle imprese sul territorio nazionale. A questo punto speriamo che almeno il Parlamento in fase di conversione del decreto in legge possa apportare le dovute modifiche per rendere giustizia a tutti coloro che onestamente attendono tali rimborsi per sopravvivere. Sempre che il parlamento resista per un tempo sufficiente.

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