Sabato, 09 Febbraio 2013 13:00

Sanremo: la solita satira antiberlusconiana?

Ammettiamolo, il festival di Sanremo a molti di noi non interessa, non piace, non attrae più come una volta. Per rialzarne le sorti, quest'anno puntano sul festival "politico": in piena campagna elettorale, anzi nella sua fase finale, incuriosisce a dir poco la scelta di farlo condurre da Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, più le comparsate satiriche di Maurizio Crozza. Tutto ciò, anche per chi lo deve negare per dovere di "squadra", vuol dire trasformare il Festival della canzone in una trasmissione satirica antiberlusconiana. Manca solo Benigni. Ah già. Ma lui c'era già stato.

Inutile negarlo, la conduzione di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto trasformerà la kermesse in un lungo spot elettorale pro Bersani - o antiberbusconi, vedetelo come vi pare - e non è una novità di quest'anno ma un fattore comune negli ultimi recenti. Oltretutto, la Littizzetto non ha avuto problemi ad ammetterlo a chi le contestava l’opportunità di parlare di politica: “Mica posso parlare delle ricette della cucina ligure” ha risposto candidamente. Certo, il suo prodotto di vendita è quello, senza tanti giri di parole. Sono "loro" che hanno scelto di ingaggiarmi, ed io faccio quello che so fare. Tranne che il "loro" siamo noi, quelli che, oltre ad altro, paghiamo il canone RAI ed in finale la performance della Luciana.

Supersegreti, ovviamente, gli spunti degli interventi della Littizzetto che scrive meticolosamente la mattina in albergo, dopo una passeggiata sul lungomare e prima delle prove pomeridiane in teatro: come noto dai suoi interventi a"Che tempo che fa", si presume si affiderà a una forte dose di improvvisazione. "Non si faranno prediche, ma qualche roba si dirà", racconta ai microfoni del TG1, mentre Fazio incalza sorridendo: "Il festival non è impermeabile alla realtà. La satira fa bene a tutti, anzi uno arriva più forte".

In più, è confermato anche il contratto per Maurizio Crozza, altro "compagno" che completa il trio affiatatissimo. E mentre c'è attesa per le parodie di Maurizio Crozza, che sbarcherà al festival praticamente dalla prima puntata, si scalda anche Claudio Bisio, che ballerà con ironia tra l'attualità e la politica nella puntata finale. Altro acquisto, Neri Marcorè, trasformista d'eccezione, capace di spaziare tra i personaggi della politica e dello spettacolo.

Ciò che lascia basiti è come la televisione pubblica, specialmente in campagna elettorale, possa con i soldi del canone, quindi di tutti gli italiani, allestire un palcoscenico di questo tipo, alla faccia di par condicio ma sopratutto travisando lo spirito del festival. Che non è Ballarò, e neanche "Quelli che il calcio" o "Che tempo che fa". E' un festival della canzone, dove i protagonisti sono i cantanti e le loro canzoni.

Tanti consigliano di fare un intelligente del telecomando, cambiamo canale o spegniamo la tv. Meglio lasciare al lettore tale scelta, senza influenzare. Ma il suggerimento è di riflettere, sempre, su come sai oggi l'uso dei denari pubblici.

 

FONTE: http://www.qelsi.it

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