Mercoledì, 26 Luglio 2017 11:17

a Roma l'ATER si avvia al fallimento

L'ATER; azienda che gestisce l'edilizia popolare nella Capitale, è piena di debiti verso Equitalia. La regione Lazio - proprietaria dell'agenzia - non vuole concedere la fidejussione da 200 milioni di euro per dare una boccata di ossigeno all'ente commissariato dal 2015. Così, dal prossimo mese non si pagheranno più gli stipendi ai dipendenti e non potranno più essere svolti i lavori di manutenzione alle case popolari.

Avevamo già parlato in questo articolo della singolare gestione delle case popolari dell'ATER.

E' indubbiamente il risultato di una profonda crisi, a sua volta dovuta a scelte sbagliate della politica, all'abusivismo ed a soluzioni finanziarie evidentemente inefficaci. Fatto sta che l'azienda che ha in gestione l'edilizia popolare di Roma è investita e sommersa da ben 530 milioni di euro di debiti verso EQUITALIA, ossia verso l'Agenzia delle Entrate e quindi verso un'altro ramo dello Stato. In finale, l'ATER è sull’orlo del default.

In tutto ciò la regione Lazio, proprietaria al 100 percento dell'azienda, fa sapere di non voler concedere la fidejussione di circa 200 milioni di euro che, diversamente, potrebbe salvarne il bilancio - pur se solo momentaneamente. Ricordiamo inoltre che è commissariato dal dicembre 2015 e, vista l’assenza di liquidità, rischia dal prossimo mese di non aver più cassa per pagare gli stipendi per i 460 dipendenti. Non solo: chiaramente non potrà neanche provvedere alla manutenzione, ordinaria ed a maggior ragione straordinaria, dei circa 50 mila immobili sotto la propria gestione.

Un disastro, insomma, contro il quale nulla potrebbe - semmai anche volesse - il commissario straordinario Giovanni Tamburino con le sue annunciate operazioni straordinarie'  piuttosto dal direttore generale, Franco Mazzetto.

Neanche le banche sembrano voler dare un suporto: lunedì 31 luglio scade il bando con cui l'ATER ha richiesto alle banche il finanziamento dei 200 milioni di euro, attraverso una gara pubblica per riportare liquidità nelle casse aziendali e pagare subito la prima tranche di 65 milioni richiesta da EQUITALIA, sempre a fin mese. Nessun segno di risposta dalle banche, finora: d'altronde, la scadenza fissata per lunedì prossimo è già una proroga (pari a 20 giorni) rispetto alla scadenza originaria al 10 luglio. Insomma, c'è ben poco da sperare da qui al 31.

I vertici di ATER hanno chiesto al governatore  di concedere all’azienda una fidejussione di 200 milioni, di fatto un prestito che la regione al momento non vuole accordare perché, parole della giunta, "non legato a un efficace piano di rientro del debito". Le trattative sono ancora in corso evidentemente, ma le incertezze sulla situazione esplosiva restano: è a rischio l'intera rete di edilizia pubblica della Capitale.

All'ombra della evidente spaccatura tra Zingaretti e i vertici dell’azienda, questi ultimi si preparano a dare le dimissioni. Per voce di Guido Lanciano, segretario di Unione Inquilini, "La regione non vanifichi gli sforzi dell’azienda per motivi politici: 200 milioni sono una cifra irrisoria rispetto all’utilità delle case popolari. Se confermato, sarebbe un atteggiamento di una gravità inaudita".

Lo stesso ATER aveva provato, in quest'ultimo anno e mezzo, svariate misure straordinarie per tamponare la crisi: il 21 marzo scorso aveva pubblicato un avviso per una consultazione preliminare di mercato, necessaria ad indire alcune gare finalizzate "all’attuazione e gestione di operazioni di dismissioni patrimoniali, diritti edificatori e portafoglio crediti", insomma a vendere parte degli immobili per far cassa, ma al 7 giugno scorso erano stati aggiudicati provvisoriamente solo 8 locali e 2 aree di proprietà, contro le 46 unità immobiliari messe nel bando. Peccato, aggiudicandoli tutti ed andando avanti in tale direzione l'ATER avrebbe potuto ricavare anche 330 milioni di euro.

Secondo Fabrizio Santori, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, esiste una grande richiesta di locali commerciali come quelli nell'offerta dell'ATER: spesso però le domande di acquisizione non vengono recepite e quindi gli assegnatari fanno successivamente richiesta di riduzione del canone a livelli più in linea col mercato.

Nel frattempo però, il fallimento della vendita ha indotto i vertici dell'azienda a ricorrere al piano di riserva: tremila unità immobiliari conferite ad un fondo -  con advisor esterno - a garanzia per la gara rivolta agli istituti di credito. Pochi però i risultati finora racconti.

Ricordiamo anche che proprio quest'anno il management di ATER aveva avviato la campagna 'regolarizzati', un chiaro invito ai non aventi titolo a sanare la propria situazione attravenso evidentemente uno sconto sull’aumento del canone dovuto o sui pagamenti pregressi inevasi. Fallimentare anche questa iniziativa: dei 700 milioni di morosità registrate, in gran parte si tratta di somme oramai prescritte e quindi non recuperabili.

In dettaglio, ogni anno l'ATER di Roma perde circa 43 milioni di euro per affitti non pagati da parte dei propri inquilini, di cui:

- 7 milioni di euro non versati dagli assegnatari regolari

- altri 7 milioni non corrisposti da parte delle famiglie 'in attesa di regolarizzazione'

- ancora 13 milioni non pagati dai senza titolo

- gli ultimi 6 milioni non corrisposti perché si tratta di alloggi occupanti (parliamo di circa 4 mila immobili).

E non è finita: secondo le stime della Guardia di Finanza del 2013, esistono 1.300 alloggi che ogni anno passano di mano irregolarmente attraverso compravendite private, mentre fuori della porta c'è una fila di 10 mila persone in lista d’attesa a Roma. E' una situazione di anarchia totale che, negli anni  nessuno è riuscito a frenare.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

Letto 38 volte