Venerdì, 26 Giugno 2015 14:00

riforma del catasto. tutto rinviato

Contro i timori di un rincaro delle tasse sull'abitazione che potesse scuotere gli animi dei contribuenti oltre i limiti, slitta saggiamente l'approvazione del decreto attuativo della Riforma del Catasto, finalizzato alla revisione delle rendite e dei valori catastali degli immobili. Doveva essere portato sul tavolo del Consiglio dei Ministri di martedì scorso. Problema rinviato.

Il rinvio del testo attuativo che determina la rivalutazione delle rendite e valori degli immobili di proprietà è stato spiegato dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi con la necessità di evitare una variazione sensibile del gettito complessivo. Insomma, per evitare una mega stangata.

Invece, per l'attuazione della misura bisognerà attendere la definizione della cosiddetta "local tax", il tributo che dovrebbe inglobare IMU e TASI: ogni intervento effettuato prima di questa tappa, secondo Renzi, vorrebbe dire un aumento delle tasse.

Timore non certo infondato: il rischio era stato prospettato anche dall'AGEFIS, associazione dei geometri fiscalisti, che aveva ipotizzato conseguenti aumenti del gettito fiscale dal 30% al 180%.

In soldoni, con la riforma in parola i valori catastali degli immobili saranno (sarebbero) allineati a quelli di mercato, quindi in tanti casi fortemente rialzati: inevitabile quindi pensare, accanto al prevedibile aumento di tassi, ad una compensazione in termini di diminuzione della tassazione locale.

Qualche cenno sul domani. Con la riforma, gli immobili non saranno più raggruppati in categorie e classi, ma ci saranno solo due tipologie di fabbricati: quelli ordinari e quelli speciali: gli appartamenti saranno inseriti tutti nella categoria ordinaria O/1, mentre ville, immobili signorili e artistici avranno una regolamentazione diversa, speciale appunto. Insomma, il comune mortale paga con un'unica formula.

Inoltre, per consentire una valutazione più oggettiva si abbandona il concetto di vani: il valore degli immobili sarà determinato meramente dalla superficie, mentre ad ogni unità immobiliare sarà attribuita una rendita e un valore patrimoniale.

E quindi, per gli immobili ordinari viene rilevata la superficie: poi, le rendite ed i valori patrimoniali si calcolano applicando apposite funzioni statistiche che mettono in relazione il reddito e il valore medio ordinario di mercato con le caratteristiche dell'immobile e gli altri fattori in grado di aumentarne o diminuirne il valore complessivo come, ad esempio, la sua posizione o il livello dalle piano terra.

Invece, nel caso dei fabbricati speciali si procederà ad una stima diretta, quindi secondo criteri specifici caso per caso.

In tutti casi, una revisione generale degli estimi potrà essere effettuata ogni dieci anni, mentre con cadenza quinquennale saranno adottati coefficienti di adeguamento.

Già, ma chi fa i "conti della serva" e stabilisce fasce e parametri applicabili? Al momento l'unica certezza è rappresentata dalle commissioni censuarie, chiamate alla revisione dei valori immobiliari e delle rendite. Queste commissioni locali saranno 103, più una centrale a Roma con funzione di supervisore. Le Commissioni censuarie locali avranno il compito di validare le funzioni statistiche, determinate dall'Agenzia delle Entrate, che mettono in relazione il valore di mercato, la localizzazione e le caratteristiche edilizie dei beni per ciascuna destinazione catastale e per ciascun ambito territoriale, anche all'interno di uno stesso comune. Compito sicuramente non facile, a volerlo far bene.

Oltretutto, la commissione censuaria centrale decide sui casi eventuali di ricorso da parte dell'Agenzia delle Entrate o dei Comuni avverso le decisioni delle commissioni censuarie locali, ed eserciterà poteri sostitutivi nel caso in cui le commissioni locali non provvedano alla validazione delle funzioni statistiche.

 

FONTE: http://www.edilportale.com

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