Martedì, 18 Aprile 2017 12:00

riforma del catasto: pericolo scampato?

Per chi temeva, in campagna elettorale, una riforma del catasto imminente che avrebbe ridiscusso le tasse sugli immobili a proprio danno, ora finalmente può dormire sonni tranquilli: se ne riparlerà al cambio del governo, quindi non è certo per ora, semmai sarà oggetto di nuove promesse.

Per qualcuno sarà certamente una buona notizia: slitta ancora una volta riforma del catasto, tanto attesa - innanzitutto dalle casse dello Stato - ma mai attivata.

La conferma ufficiale di questa notizia arriva dal vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, il quale spiegache "quella del catasto è una riforma che va promessa in campagna elettorale e se si vincono le elezioni va realizzata nel primo anno di governo per dimostrare che non ci sarà un aumento della pressione fiscale. Quello che possiamo fare ora è rinnovare la delega che andrà esercitata dopo le elezioni". Secondo il governo, insomma, se ne riparla al prossimo governo.

Inizialmente girava la voce - sempre più forte negli ultimi giorni - del rischio di nuove tasse sulla casa. Invece, ogni riferimento alla riforma del catasto è  semplicemente scomparso dal DEF. Con buona pace di chi, in Unione Europea, finalmente la attendeva dall'Italia.

Il primo coro di soddisfazione viene da UNIMPRESA: il vicepresidente, Claudio Pucci, afferma che è stata "evitata una stangata fiscale sulle famiglie e una botta ai consumi. Accogliamo con favore e pure con un sospiro di sollievo il rinvio alla riforma del catasto che sembrava dover arrivare insieme col prossimo Documento di Economia e Finanza. Per la revisione degli estimi, nelle intenzioni della riforma, si parla di saldo zero e gettito invariato, ma il passaggio dai metri quadri ai vani cosi come l’adeguamento ai valori di mercato avrebbe comportato una sicura impennata del prelievo tributario a carico dei cittadini e delle imprese".

Per memoria, non è la prima volta che la tanto temuta riforma del catasto viene prima annunciata - quasi fosse una minaccia - e poi smentita - quasi ci facessero un favore. Il punto di vista politico è chiaro a tutti: tra i governi che si sono succeduti, eletti o tecnici, nessuno si è voluto assumere la responsabilità di imporre al popolo - già vessato oltre ogni limite - un ulteriore aumento delle tasse sulla casa, che oltretutto andrebbe in parallelo con la rivalutazione dei valori catastali delle abitazioni, soprattutto nelle zone più ricche della città e nei quartieri storici.

Ripassiamo comunque i conti: teniamo a mente che il gettito totale dovrebbe restare comunque invariato. E allora, una riforma del catasto in effetti produrrà - o, diciamo, avrebbe prodotto - miseri effetti positivi per molti e sensibili effetti negativi per pochi. Tradotto, i tanti meno abbienti che hanno case in periferia avrebbero pagato poco di meno, mentre i pochi ricchi, proprietari delle case storiche in centro, avrebbero subito un aumento vistoso delle tasse sulla casa.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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