Martedì, 25 Ottobre 2016 19:25

ridurre gli stipendi dei parlamentari: l'utopia dei grillini

Il disegno di legge dei grillini sulla drastica riduzione degli stipendi degli onorevoli è stata rispedita a gran maggioranza al mittente. Il PD, principale attore del rifiuto, adduce scuse puerili e lancia accuse di inutile populismo. Svanita l'ennesima occasione della politica italiana di dimostrare un briciolo di dignità: "vacche autonominatesi sacre", inveisce Beppe Grillo.

In questo articolo avevamo parlato degli aumenti pasquali degli onorevoli, ed in questo articolo della loro spropositata pensione.

Ma arriviamo ai fatti di ieri. Come facilmente prevedibile, la proposta di legge del M5S per dimezzare gli stipendi degli onorevoli a 5 mila euro lordi al mese se ne torna da dove era venuta, cioè nei cassetti della commissione. Effettivamente, era una misura drastica, troppo drastica per essere digerita da coloro che, nell'immaginario collettivo, lavorano solo per aumentarsi lo stipendio alla faccia del popolo che vive ogni giorno i veri effetti della crisi.

Nei numeri è successo questo: la maggioranza della Camera ha deciso, con 109 voti di differenza, che gli onorevoli auto premiatisi con lo stipendio più alto d'Europa non debbano rinunciare a tale spopositato privilegio.e quindi non è tempo per loro di dar segnali di risparmio e sobrietà. In risposta, Beppe Grillo nel suo blog tuona che "Sono come vacche autonominatesi sacre", ed ancora "Il PD tradisce la carta e il mandato degli elettori".

Ai fatti, Il provvedimento è arrivato in aula solo ieri, ma le intenzioni di boicottarlo erano chiare da molto prima. E chi l'ha rigettato ha puntato il dito su scuse a dir poco discutibili: farsa, demagogia, addirittura suggerendo che a tagliarsi lo stipendio fossero i soli M5S - cosa che infatti finora succede, in linea con le intenzioni del Movimento dichiarato sin dall'inizio.

Qualcuno ha addirittura detto che "La politica deve tornare ad avere credibilità e non la ritrova dicendo che prende meno soldi puntando allo zero ma quando diventa efficiente. Noi proviamo a farlo", ha detto il democratico Ettore Rosato. Fino al paradosso provocatorio di Marco Marcolin, oggi al Gruppo Misto dopo militanze nella Lega Nord, che ha risposto nel merito proponendo addirittura di alzare le indennità, o come l'ex ministro Renato Brunetta che ha proposto di calcolarle in base al reddito pregresso - proposta geniale: immaginate quanto dovrebbero pagare SIlvio Berlusconi.

La discussione, raggiunti i toni di una farsa a tratti 'buttata in cagnara' da assurde repliche, è quindi morta quando è stato chiesto il ritorno in commissione da parte di Lorenzo Dellai, capogruppo del Centro Democratico, che ha messo in guardia i colleghi con toni a dir poco apocalittici: "Non vogliamo concorrere a far deragliare né la vicenda referendaria, né la politica sugli scogli di una spirale di populismo". Insomma, non interessa a nessuno la riduzone degli stipendi, pensiamo solo al referendum costituzionale.

Proprio Rosato ha replicato direttamente a Grillo, invitando il comico a chiedere conto delle spese al sindaco M5S in Campidoglio. Buffa osservazione, visto che il sindaco Virginia Raggi, oggetto di crisi politiche e polemiche per la formazione della giunta, appena eletta ha subito varato il provvedimento di riduzione delle auto blu. Ancora, Rosato ha affermato che lo stipendio del grillino Luigi Di Maio sarebbe quanto quello dei parlamentari PD, che "danno poi parte dei soldi per mantenere i partiti e lo fanno con orgoglio", mentre i grillini con i soldi restituiti "fanno altro e cosa fanno non si sa".

La verità è che il M5S da quando è entrato in Parlamento ha reso tutti i mesi metà dello stipendio e la diaria non rendicontata a favore di un fondo per la piccola media impresa, mentre il PD da proprio statuto ha stabilito che gli eletti debbano versare ogni mese un contributo al partito proporzionale alle indennità ricevute - cosa che tra l'altro talvolta non viene neanche rispettata. Alla fine, ancora una volta la casta si ritiene intoccabile nei suoi privilegi ed arrogante verso ogni movimento che metta tali privilegi in discussione, contro ogni etica, dignità e considerazione per quell'elettorato tanto vessato dalla crisi e senza il quale loro non esisterebbero.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/

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