Mercoledì, 07 Novembre 2012 16:08

ricongiungimento oneroso: ennesima stranezza italiana

Nel corso della propria vita lavorativa si può cambiare ente previdenziale, vuoi per cambio di lavoro (da pubblico a privato) o forzatamente perché è il proprio ente che cambia status. Per non perdere i contributi prima versati, però, lo Stato chiede un pagamento. Talmente salato da annullare ogni vantaggio derivante dal ricongiungimento previdenziale. Da cui l'aggettivo "oneroso".

Se n'è parlato, ad esempio, ieri sera durante la puntata di Ballarò. Prima ancora lo aveva fatto Report. A dirla tutta, poche testate giornalistiche parlano di questa categoria di figli di un Dio minore, come i più "celebri" esodati. Vediamo di che si tratta.

Parliamo dei lavoratori che hanno versato i contributi in più di una cassa pensionistica. Ad esempio chi nella vita ha lavorato diversi anni come dipendente privato, versando quindi i contributi all’INPS, per essere poi assunto in un ufficio pubblico, cambiando quindi cassa previdenziale per l’INPDAP. Ma anche chi non ha affatto cambiato occupazione: tipo un dipendente in un'azienda privata che viene poi nel corso degli anni inglobata da un ente pubblico. In questo caso il passaggio INPS - INPDAP è "passivo": la gestione della situazione previdenziale di riferimento cambia anche se di fatto il posto di lavoro resta lo stesso.

Fino al 2010 queste persone, per andare in pensione, dovevano richiedere il ricongiungimento dei contributi in un'unica cassa. E l'operazione dal lontano 1979 è sempre stata gratuita .

Sotto il governo Berlusconi invece (legge 122 del 2010) le cose sono cambiate: il ricongiungimento si paga e l’importo dovuto è spesso tanto oneroso da scoraggiare i soggetti interessati che rinunciano ad andare in pensione. Si tratta di cifre stimate intorno ai 50 mila euro ma che, in alcuni casi, arrivano anche a cifre astronomiche di centinaia di migliaia di euro.

Le conseguenze di questa legge sono disastrose per molti lavoratori prossimi alla pensione. Ad essere penalizzate sono particolari categorie: ad esempio lavoratrici donne nel settore pubblico, costrette a rinunciare alla ricongiunzione, a proprie spese, verso l’INPDAP perché troppo costosa. O i lavoratori del comparto elettrico e telefonico per i quali la ricognizione all’AGO dei contributi versati in passato ai fondi telefonici ed elettrici comporta un esborso di decine di migliaia di euro.

All'argomento sono stati intervistati anche onorevoli parlamentari, i quali pur definendo iniquo il provvedimento hanno ammesso di averlo votato. Che coerenza eh? Meglio allora la posizione della Fornero, che ha invece difeso la norma introdotta nel 2010 a spada tratta sottolineando come i privilegi vadano sempre pagati. Certo, ma quali privilegi? I contributi i lavoratori li hanno già pagati!

C'è anche un'altra soluzione senza costi aggiuntivi: la totalizzazione. Con effetti ovviamente dannosi, tipo un notevole alleggerimento dell’assegno mensile in quanto il trattamento viene calcolato interamente con il metodo contributivo, anche per le quote che si riferiscono ad anzianità maturate entro il 31 dicembre 1995 - per cui il metodo di calcolo sarebbe retributivo. Mentre la ricongiunzione, per quanto detto onerosa, avrebbe il vantaggio di dare valore alle anzianità versate prima del 1996 andando ad incrementare la quota retributiva. Tutti ricordiamo, immagino la differenza tra i due metodi: con il metodo retributivo, fino al dicembre ’95 il conteggio dell'assegno di pensione si basa sull'ultima busta paga; con il contributivo si calcolano solo i contributi effettivamente versati nel corso degli anni.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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