Sabato, 30 Agosto 2014 12:00

Renzi: poco gelato ma tanta panna montata

In risposta alla vignetta di "The Economist", che lo ritraeva con un gelato su una barca-euro che cola a picco, Renzi ha fatto offrire gelato artigianale tra i portici di palazzo Chigi. Battute a parte, il "gelato" offerto da Renzi agli italiani con il consiglio dei ministri di ieri sembra molto fumo ma poca sostanza. Continuano gli slogan ma di riforme strutturali, ancora una volta, il coraggio di cambiare ancora non si vede.

La manovra varata d'urgenza ieri segue la tradizione degli slogan di Monti e poi di Letta: "Salva Italia", Cresci Italia", "Semplifica Italia" e via dicendo, fino all'indimenticabile "Decreto del Fare". Ora è la volta di "Sblocca Italia": un decreto legge che, stando alle parole del premier, deve scuotere la dormiente economia italiana. Ma anche stavolta, dietro il fumo del titolo quanto arrosto c'è davvero?

Rispetto ai suoi predecessori, Renzi aveva annunciato grande coraggio nelle riforme strutturali che avrebbe realizzato, proprio per rispondere a quel cambiamento di marcia che è stato la matrice della sua campagna elettorale prima da segretario del partito e poi alle europee. Oggi la delusione è grande: dando una letta al documento e sentendo le parole lambiccate dei suoi ministri appare chiaro come ci si trovi di fronte all'ennesimo testo di semplificazioni impacciato e non risolutivo: aria fritta, insomma.

Le risorse da sbloccare, sono parole di allora del premier, dovevano essere per finanziare opere strategiche per 43 miliardi. Invece, quelle effettivamente disponibili saranno spiccioli: circa duecento milioni di euro quest'anno, poco più di 500 il prossimo. Il resto sono giochi di prestigio: soldi presi da un capitolo e spostati su un altro nell'illusione di far partire così più in fretta i cantieri, magari già nel 2015. Ma sono tutti soldi vecchi giocati in una partita di giro: 3,8 miliardi girati a cantieri per l'alta velocità Napoli-Bari e la Palermo-Catania-Messina o i nodi logistici delle grandi città - la Metro C di Roma, il passante ferroviario di Torino e, un po' di campanilismo, la metrotranvia di Firenze. Altri 4,5 miliardi reindirizzati in investimenti nel sistema aeroportuale, come il contestatissimo raddoppio di Fiumicino, necessario ad Alitalia nuova e soprattutto araba.

Pier Carlo Padoan si è sbrigato a dichiarare: "Non ci sono effetti sulla finanza pubblica: nel senso che tutte le spese sono puntualmente coperte". E grazie: da coprire c’era ben poco, dopo che lo stesso ministro era riuscito a far fuori dal decreto l'estensione dell'ecobonus sulle ristrutturazioni e a ridimensionare considerevolmente il "piano casa" proposto da Lupi. "Ci saranno aiuti fiscali per chi acquista casa e l'affitta a canone concordato", dice comunque Padoan.

Oltretutto, il premier aveva già messo le mani avanti annunciando ai giornali di ieri che la colpa di queste mancate misure a suo dire era proprio di chi, come Lupi, aveva presentato norme "scoperte". E poi, la linea del ministro dell'Economia, cioè nessuna ulteriore spesa nel 2014, semmai qualche taglio, era stata ieri autorevolmente avallata dal presidente Napolitano, che lo aveva apposta ricevuto al Quirinale. Facendo infine trapelare che il faro dell'azione del governo italiano sono le parole del governatore della BCE Mario Draghi: niente pause nel consolidamento dei bilanci pubblici (tradotto, i tagli) e tante riforme strutturali (tradotto, il lavoro). E quindi, ecco saltati l'ecobonus e il piano casa: saranno realizzati nella legge di stabilità, dicono dal governo.

Come saltata è anche la promessa di assumere centomila precari della scuola: "Nelle linee guida della riforma che presenteremo mercoledì non si articola la stabilizzazione dei precari, è piuttosto l'assunzione di un patto con le famiglie, con gli insegnanti". Con buona pace degli insegnanti precari che attendevano una soluzione.

Ed ancora: è stato rinviato a ottobre anche il primo intervento sulle municipalizzate, da attuare sulla base delle indazioni del commissario alla spending review Carlo Cottarelli. E soprattutto, una misura urgente viste le 1.250 aziende completamente non operative. E dire che la misura indicata dal commissario era presente nel decreto entrato in pre-consiglio dei ministri ieri mattina. Anche in questo caso, "Abbiamo deciso che affronteremo la questione in modo organico nella legge di stabilità", ha ammesso in serata il sottosegretario Graziano Delrio.

E per finire, le autostrade. Argomento verso cui Renzi e Lupi hanno spesso annunciato un intervento correttivo sugli investimenti alla rete: "Ci sono 10 miliardi da sbloccare nei prossimi 12 mesi”, aveva detto proprio Renzi. Già perché il meccanismo con cui si attivano questi investimenti lascia ampi spazi a correzioni: in sintesi, l'attuale consuetudine prevede che i concessionari mettano i soldi in miglioramenti della rete – cosa che dovrebbero già fare a norma degli impegni già presi – in cambio di "una revisione e eventualmente della proroga" della concessione.

Tradotto, per far fare al concessionario dell'autostrada - i signori dell'asfalto come Benetton, Gavio o Toto – il proprio mestiere serve il regalino, l'incentivo. Un po' come funziona in Parlamento, dove hai uno stipenio altissimo ma poi, se davvero ti presenti sul posto di lavoro, ricevi un vigoroso gettone di presenza.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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