Lunedì, 10 Luglio 2017 17:08

il ritorno del 'bomba': la ricetta anti crisi di Renzi

Matteo Renzi annuncia la sua personalissima - si fa per dire - ricetta salva Italia: tagliare le tasse usando il debito pubblico per 30 miliardi all'anno, alla faccia del Fiscal Compact che lo stesso PD ha a suo tempo votato. Ci vuole coraggio per spararle così grosse.

Ricorderete questo articolo in cui si parlava di fiscal compact: la storia ritorna.

Che ci vuole per risolvere i problemi della crisi italiana? Ecco la ricetta di Renzi: mantenere il debito pubblico al 2,9 percento per 5 anni.

Ecco svelato il 'nuovo' programma di Matteo Renzi, ieri premier ed oggi segretarioPD sempre più politicamente isolato tra i suoi pochi e fedili accoliti:nel tentativo di riguadagnare il molto terreno perduto, il giovane fiorentino ha esternato la sua 'brillante' idea:

- slogan numero uno, 'aiutare gli immigrati a casa loro',

- slogan numero due, ' ridurre le tasse facendo crescere il debito pubblico'.

Il primo è evidentemente una scopiazzatura - mal riuscita peraltro - di venti anni di proclami leghisti. Il secondo, invece, è talmente malriuscito che non si ricordano altri politici aver osato tanto. Limitandoci al secondo, in sintesi il segretario democratico pensa che l’Italia dovrebbe avversare il fiscal compact, l’insieme di regole che - ricorderete - furono sottoscritte dall’Italia nel 2012 sotto il governo Monti. Quell'Italia che ben includeva il suo PD: fu sostenuta quasi all’unanimità dal Parlamento di allora, uniche opposizioni vennero da Lega Nord e da Italia dei Valori.

Ebbene, il fiscal compact impone agli Stati dell'Europa di tagliare per venti anni il rapporto tra debito pubblico e PIL del 5 percento all’anno, per la parte superiore al 60 percento. Cosa fattibile innanzitutto con il pareggio di bilancio - senza il quale sarebbe irrealistico per l’Italia ipotizzare di centrare l’obiettivo fiscale, a meno di fantasticare che avvenga una crescita nominale del PIL.

E quindi, secondo il segretario PD, se l’Italia si limitasse a rispettare il tetto massimo del deficit pubblico previsto dal Trattato di Maastricht, assai più lasco del fiscal compact, il governo avrebbe a disposizione una trentina di miliardi all’anno - è debito non risolto, beninteso, non è crescita sostenibile. Soldi che Renzi pensa di usare solamente per tagliare le tasse, rilanciando così la crescita. E a chi è pronto a chiedergli come mai non l'ha fatto quando era al governo, lui risponde che "non potevamo permettercelo, la parola d’ordine era reputazione".

Probabilmente avrete afferrato subito l'enorme fandonia di una tale surreale teoria: nel mondo fantastico di Renzi, l’Italia avrebbe a disposizione risorse per 150 miliardi in 5 anni (trenta all'anno, appunto), ossia circa 9 punti dell'attuale PIL. Insomma, l'ex premier pensa di tornare al governo con un programma economico di 'deficit spending', quando il nostro debito pubblico è già oltre la soglia della vergogna - si attesta al 133 percento del PIL e si tiene a galla solo grazie ai tassi azzerati forzatamente dalla BCE di Mario Draghi, che di fatto ha annullato il costo di rifinanziamento a carico del Tesoro.

Ma insomma, caro ex premier, davvero non capisce cosa succederebbe in Europa se davvero facessimo salire il debito pubblico nazionale a oltre il 140 percento del PIL? Intanto, ci sarebbe un'esplosione dello spread. Il resto lo sappiamo già: governo in crisi eccetera eccetera: uno scenario già visto.

Ma stiamo al gioco di Matteo Renzi, ed immaginiamo che teniamo il debito a tale assurdo livello e, con ciò, sfruttiamo i mancati risparmi abbassando le tasse. Cosa non nuova per Renzi, che ha finanziato la politica dei bonus fiscali proprio a suon di debito - come nel caso dei famosi 80 euro in busta paga: la cosa allarmante è che il leader del PD andare a fare campagna elettorale proprio promettendo più debiti per crescere, come se nel Belpaese il problema fosse di bassa spesa pubblica.

La cosa diventa ancora più grave ed assurda se si pensa che, nei prossimi anni, in Italia avremmo un problema di copertura dei disavanzi, proprio a causa della fine attesa degli stimoli monetari che, necessariamente, farà lievitare il costo di rifinanziamento del debito, diciamo proprio di quella trentina di miliardi di cui vaneggia Renzi.

Allora, è già abbastanza complicato ipotizzare una gestione del bilancio con condizioni esterne meno favorevoli, figuriamoci se al governo ci fosse un premier spendaccione, che dilapiderebbe quella scarsissima residua credibilità che l'Italia conserva in Europa e sui mercati finanziari. E poi, chi non conosce il concetto di 'equivalenza ricardiana', secondo cui una politica fiscale espansiva finanziata in deficit non stimolerebbe i consumi, piuttosto i contribuenti sconterebbe un aumento delle tasse future - come dire, più debito oggi diventa più tasse domani.

Sarebbe bello sperare che chi ci governa, o spera di tornare a farlo, avesse una cultura economica approfondita o almeno di base, e soprattutto che provasse meno a prendere in giro gli italiani. Anche perché, chi ci crede che il suo PD taglierà davvero un solo euro di spesa pubblica per ridurre le tasse. In finale, non sappiamo neppure come dovremmo affrontare i prossimi anni sul piano della disciplina dei conti pubblici figuriamoci se ci meritiamo l'ennesimo politico deciso a risalire la china dei sondaggi con la falsa promessa di più debiti: sarebbe davvero l’ultima disgrazia di cui avremmo bisogno.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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