Sabato, 15 Marzo 2014 13:00

rendite finanziarie dal 20 al 26%: chi ci rimette e come difendersi

Per finanziare le tante imprese promesse dal governo Renzi si comincia con le rendite finanziarie, la cui tassazione passerà dal 20% attuale al 26%. Vediamo chi viene colpito da questa misura, chi si salva e cosa potrebbe esserci dietro questa "geniale" misura.

L'aumento delle tasse sul capital gain, come una volta si chiamava il guadagno derivato dalla vendita di titoli finanziari (azioni, obbligazioni, fondi di investimento, ETF, ETC e via dicendo), sicuramente riduce ulteriormente le forme di risparmio che vengono affidate a questo tipo di investimento. Con conseguenze per i piccoli risparmiatori che, magari, a suo tempo hanno acquistato bond ENEL o ENI nell'attesa e speranza di ricavarci qualcosa di più del solito interesse fisso della banca, ormai a zero, e quindi arrotondare la pensione ormai magrissima.

Alla faccia della Costituzione, che all'art. 47 "tutela il risparmio in tutte le sue forme", e questa è una di quelle, vediamo di capire come limitare i danni. Facciamo quindi l'esempio di piccolo investitore, come tanti, che acquista mediamente 10-20 mila euro di obbligazioni della propria banca e le tiene nel cassetto per 20 anni, portandole cioè a scadenza naturale ottenendo, o sperando di ottenere, un "rinforzino" alla pensione o alla buonuscita.

La tassa sui titoli di Stato, i BOT e BTP nazionali cioè, resta al 12,50%, diciamolo subito, mentre la tassa sui conti correnti e conti deposito resta al 20%. D'altronde, sono tutti titoli che hanno un magro guadagno - alcuni addirittura in negativo, considerate le tasse. Come dire: non aveva senso aumentarne la tassazione, quindi è più bello salvare l'immagine dicendo che in questo caso la tassa non aumenta. Lo scopo non è neanche invitare i risparmiatori a comprare, in particolare, titoli di stato italiani: oggi non conviene visti i rendimenti ridicoli. Ma ricordiamo che le banche hanno i cui forzieri pieni zeppi di BTP, acquistati ai tempi di Monti dalla BCE all'1%: ecco chi difende Renzi.

Ma tornando al  nostro piccolo risparmiatore, che come detto non ha interesse a lasciare i soldi sul conto corrente o investire piccole somme in titoli di Stato con rendimenti reali nulli, se non negativi.Facile: potrebbe volgere la propria attenzione verso i titoli di Stato dei paesi "white list", i quali restano ancora soggetti a prelievo del 12,50%. L'elenco dei paesi in lista è a fine articolo.

Alla conta dei fatti, appunto, fra le alternative reali di (piccolo) risparmio restano al momento solo le obbligazioni sovrane emesse dai paesi stranieri, ma non tutti: solo quelli che godono di fiscalità privilegiata, appartenenti appunto alla suddetta lista bianca, per i quali infatti esistono accordi di libero scambio di informazioni fiscali. D'altronde, si suppone che il nostro piccolo risparmiatore non abbia nulla da nascondere al fisco.

E quindi, gli interessi delle obbligazioni sovrane emesse da questi Stati restano, per legge, assoggettabili al prelievo fiscale del 12,50%, esattamente come per i titoli di Stato italiani. Addirittura, investendo in parte in titoli di Stato in valuta - e cioè ancora non in euro, introducendo perciò il rischio legato alle fluttuazioni del cambio - è possibile ottenere rendimenti intorno al 6% con le obbligazioni in euro della Repubblica di Cipro o in obbligazioni in dollari emesse dalla Russia con scadenza 2018.

Consiglio per gli utenti: una delle più interessanti, ad oggi, è l'obbligazione in euro da 300 milioni emessa dalla Repubblica d'Albania nel 2010 - codice ISIN XS0554792670 - che offre una cedola del 7,50% e un rendimento del 4,35% fino al novembre 2015, quando andrà a rimborso.

Dopodichè, "fatevi un giro" su internet e scoprite da soli le obbligazioni emesse dai paesi "white list": Algeria, Argentina, Australia, Austria, Bangladesh, Belgio, Bielorussia, Brasile, Bulgaria, Canada, Cina, Cipro, Corea del Sud, Costa d’Avorio, Croazia, Danimarca, Ecuador, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Estonia, Federazione Russa, Filippine, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, India, Indonesia, Irlanda, Islanda, Israele, Yugoslavia, Kazakistan, Kuwait, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malta, Marocco, Mauritius, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Pakistan, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Romania, Singapore, Slovenia, Spagna, Sri Lanka, Stati Uniti, Sud Africa, Svezia, Tanzania, Thailandia, Trinidad e Tobago, Tunisia, Turchia, Ucraina, Ungheria, Venezuela Vietnam e per finire Zambia.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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