Martedì, 05 Maggio 2015 14:00

regione Abruzzo: via tutti dall'aula quando si parla di tagli agli stipendi

Succede in Abruzzo, ma è solo un esempio di come la politica realmente applica la spending review su se stessa: quando in aula si discute sul taglio dei costi della politica, cioè degli onorari per se stessi, prima del voto i consiglieri lasciano l'aula per far crollare il numero minimo per decidere. Tutti dentro, invece, quando i tagli sono ai cittadini.

Sara Marcozzi, consigliere regionale abruzzese del M5S, taglia corto: "Tagliano tutto, la sanità in primis, tranne i loro stipendi". E così, la proposta sul taglio dei costi della politica presentata da lei non è stata approvata. O per meglio dire, non è stata neppure messa in votazione proprio perché, quando il testo è arrivato in commissione bilancio, tutti i consiglieri - ad eccezione del presidente Maurizio Di Nicola - hanno lasciato l'aula.

Siamo al ridicolo, stando alla cronaca della grillina: "Era in corso la seduta, con vari ordini del giorno, ma quando è toccato alla nostra proposta, alla spicciolata, i consiglieri presenti se ne sono andati tutti. Diserzione di massa. E così è venuto a mancare il numero legale". Sara Marcozzi aveva fatto appena fatto in tempo ad illustrare la proposta di legge di cui è prima firmataria, e poi è cominciato il fuggi - fuggi stile interrogazione della prof. Solo che non siamo ai banchi di scuola o ad una puntata de "I ragazzi della 3a C". Siamo in regione, dove si discute di come spendere i nostri soldi per i servizi di cui noi siamo legittimi fruitori.

Le sforbiciate che il Movimento 5 Stelle abruzzese aveva da prospettare erano importanti, tali d permettere risparmi stimati in circa 23 milioni di euro nel corso di una legislatura. A cominciare dalle indennità dei consiglieri e dei presidenti di giunta e consiglio regionale, guarda caso: la proposta di riduzione da 11.100 a 5 mila euro al mese per i primi, e da 13.800 a 6.500 euro per i secondi. Sicuramente non morirebbero di fame, magari però la barca non riescono più a pagarsela.

E si parlava anche di ridurre i rimborsi spese, "attualmente fino a 4.500 euro mensili, a prescindere da quanto si spenda effettivamente per vitto, alloggio e viaggio". Di fatto, un'estensione allo stipendio mascherata da rimborso. Per finire, si proponeva l'abrogazione del trattamento di fine mandato e lo spostamento da 60 a 67 anni per la fruizione dell'eventuale vitalizio, in linea con i diritti dei "comuni mortali".

Ma la casta degli amministratori locali, i consiglieri regionali in questo caso, del taglio dei loro stipendi non ne vogliono neanche discutere. Magari qualcuno sperava che la proposta grillina potesse essere emendata, con riduzioni salariali meno consistenti, o che al limite si potesse procedere ad un voto contrario motivato. Ma una farsa come quella che racconta il consigliere firmatario ha davvero del grottesco ed offensivo per chi paga le tasse con sudore e sacrificio.

Tra i fuoriusciti dall'aula c'erano i rappresentanti della maggioranza di centrosinistra in consiglio regionale. Mentre Marcozzi ricorda: "Eppure il governatore Luciano D'Alfonso aveva dichiarato, in campagna elettorale, che una volta eletto avrebbe equiparato gli emolumenti dei consiglieri regionali a quelli percepiti dai sindaci delle grandi città". Balle da campagna elettorale, evidentemente.

Sandro Mariani, del Partito Democratico, prova a respingere le accuse: "Ero presente in aula, e per quanto mi riguarda non vi è stato alcun abbandono o fuga della maggioranza. Il provvedimento era stato posto all'ordine del giorno ed è stato regolarmente illustrato dalla Marcozzi. vi è stato uno scambio di opinioni nel merito al termine del quale la commissione consiliare, d'accordo con i suoi membri, ha deciso che il progetto di legge non sarebbe stato messo in votazione. Perché necessitava di ulteriori approfondimenti". Insomma, rimandato a data da decidere, tanto poi il dimenticatoio pulisce tutte le buone intenzioni.

Andrea Gerosolimo, capogruppo di Abruzzo civico, anche lui difende la linea dei fuggitivi: "La proposta era stata calendarizzata solo per la discussione: erano già state programmate altre audizioni per le commissioni successive. In più la scheda dell'ufficio legislativo aveva evidenziato problemi di natura tecnica. Il provvedimento, così com’era, non poteva essere votato dai commissari in aula". Insomma, anche per lui la misura non era matura. E beninteso, Gerosolimo ammette: "Ho abbandonato la seduta perché avevo un appuntamento a Castel Di Ieri. Ma non ci sottrarremo al dibattito sulla proposta 5 Stelle". Assente giustificato anche lui, insomma.

Maurizio Di Nicola, esponente del Centro Democratico e presidente della commissione bilancio, per delega rappresentava anche l'Italia dei Valori e SEL. La sua versione: "La proposta Marcozzi tocca i fondi contributivi dei dirigenti della Regione e dei suoi enti strumentali. Attiene insomma a materie di competenza dello Stato centrale e della contrattazione collettiva nazionale. Ma i consiglieri che hanno abbandonato i lavori lo hanno fatto per ragioni estranee al provvedimento sui costi della politica. È saltato il numero legale, e i grillini hanno spinto per votarlo subito". Insomma, secondo lui questi tagli non li possono decidere loro.

Fatto sta, l'unico rimasto in aula era proprio lui, il presidente Di Nicola. Ma tanto per votare non bastava.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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