Giovedì, 24 Agosto 2017 12:00

reddito di inclusione: cos'è e come funziona

Dall'anno prossimo entra in gioco il REI, il REddito di Inclusione. Ci domandiamo se tale forma di sussidio, sbandierata dal governo come la prima, vera panacea contro la crisi che affligge gli italiani, non sia invece il nome diverso di una misura di sostegno già in vigore. Sperando che, almeno, sia stata aggiornata in modo anche minimamente migliorativo.

Dopo questo articolo, torniamo a parlare di disoccupazione.

Lo dicono giornali e TV: dal primo gennaio 2018 sarà attivo il RAI, l'assegno sociale noto come REddito di Inclusione.

L’iter di approvazione della misura procede decisamente spedito, ormai a valle dell'approvazione da parte delle commissioni lavoro e affari sociali della Camera dei Deputati la norma può dirsi vicina al traguardo attuativo.

Dicono che il Rei è la prima vera misura unica e strutturale di contrasto alla povertà che la Repubblica Italiana abbia finora visto, fatto sta che andrà a sostituire l’ASsegno di DIsoccupazione (ASDI) ed il SIA, il Sostegno all'Inclusione Attiva. Addirittura, dal primo dicembre prossimo potremo cominciare a presentare le relative domande, in linea con quanto previsto dalla legge delega sul contrasto alla povertà.

Già da queste poche informazioni si capisce come funzionerà il REI. In pratica, i soggetti disagiati, già oggi aventi titolo a frme apposite di sussidio, dal gennaio 2018 troveranno nel reddito di inclusione l’unico strumento cui rivolgersi per tamponare in qualche misura, temporaneamente, la loro più o meno drammatica situazione di disagio. Il tutto si traduce quindi in un beneficio economico erogato su base mensile, il cui importo sarà compreso tra 190 euro al mese - nel caso di una persona che vive da sola - e 490 euro al mese, nel caso estremo di famiglie con con 5 o più componenti.

Il criterio, manco a dirlo, sia nel caso di famiglie che di singole persone disagiate, è che il soggetto richiedente deve essere disoccupato contro la sua volontà (ossia, non deve essere il caso di licenziamento consensuale o dimissioni volontarie), ed avere una età superiore ai 55 anni. Proprio questo limite di età ci riporta alla mente l'ASDI: l'assegno di disoccupazione 'vecchio', infatti, viene erogato a soggetti disagiati con età di almeno 55 anni che hanno terminato di percepire la NASPI, l'indennità di disoccupazione.

Guardandola da un punto di vista normativo, si tratta di una semplificazione non da poco: di fatto, attraverso il REI non è più necessario ricorrere a quello che a tutti gli effetti era un prolungamento dell’indennità di disoccupazione INPS - il NASPI per l'appunto. Ancora, gli adempimenti si semplificano: al REI, infatti, ci si accederà attraverso gli accertamenti dell'ISEE, l’indicatore della situazione reddituale della famiglia che, oggi, viene utilizzato per svariate richieste e altrettanto diverse prestazioni assistenzialistiche.

Più in dettaglio, il REI viene, o meglio verrà, erogato identificando i soggetti o le famiglie bisognose: è una misura che, oltre al mero aiuto economico, è tesa ad includere socialmente i beneficiari, per ciò è prevista una valutazione dello stato reale del bisogno dei percettori dell'assegno. Ossia, sarà valutata la componente reddituale e formativa, l'effettiva possibilità di rioccupazione, la situazione abitativa e via dicendo: tutti dati ed informazioni che saranno poi necessari per attivare i percorsi di ricollocazione sociale a favore del nucleo familiare disagiato.

Torniamo indietro, rifacciamo un piccolo riassunto del NASPI. Come detto, a inizio 2018 salutiamo la ASDI e la SIA, quindi per i disoccupati non resta altro 'salvagente' che il NASPI. Il quale, a guardar bene, dalla sua prima forma non è poi cambiato di molto. Ha subito, recentemente, una modifica che attiva un'ulteriore salvaguardia per i lavoratori stagionali, i quali per tutta la durata del NASPI possono riconteggiare i periodi di lavoro precedentemente conteggiati per ottenere ASPI e 'mini' ASPI: un modo, l'ennesimo trucchetto normativo, per allungare il NASPI a favore della categoria di lavoratori degli stabilimenti balneari, i quali loro malgrado rischiavano di venire decisamente penalizzati dalla rigida applicazione del NASPI.

Il NASPI, si sa, è erogato per un massimo di 24 mesi, e globalmente per la metà delle settimane lavorate nel quadriennio precedente la perdita del lavoro. Ebbene, dal 2017 in avanti, anche il NASPI è divenuto collegato alla ricerca di lavoro dei beneficiari: infatti, gli utenti del sussidio hanno da allora l'obbligo di sottoscrivere il patto di servizio presso i centri per l’impiego - una sorta di dichiarazione di disponibilità a partecipare ai programmi formativi per loro predisposti, o comunque a rispondere positivamente alle eventuali proposte di lavoro che potessero giunger loro. Chissà che non sia lo stesso meccanismo guida impiegato per gli utenti del REI.

 

FONTE: http://it.blastingnews.com

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