Domenica, 28 Dicembre 2014 13:00

proroga del debito pubblico, altro che soluzioni

Dovevano tagliare la spesa pubblica, come sempre sbandierano i nuovi governi, ed eliminare gli sprechi, a cominciare dalla spesa pubblica. Invece, il Tesoro decide di rinviare ogni soluzione ai posteri. Nel frattempo, il disastro si prepara: il rapporto tra debito pubblico e PIL è al 132%, drammaticamente vicino al punto di non ritorno.

La linea del governo italiano riguardo la questione del pareggio di bilancio, a dispetto degli slogan, ci è finalmente chiara: allungare la vita media del proprio debito pubblico. Vi pare una buona notizia? Beh, spiacente ma non lo è affatto: tipicamente, quando il debitore cerca di posticipare le scadenze, il creditore ne deduce che non è messo molto bene.

Come per il caso della Grecia, dove la Troika ha imposto al governo greco di ristrutturare il debito dello Stato attraverso l'estensione delle scadenze, dato che era diventato impossibile sostenerlo. Stesso film accadrà anche in Italia, e magari anche in altri stati europei. Oltretutto, questa operazione dovrebbe essere indolore, lontano dai clamori del pubblico: tutto si svolgerebbe nell'ambito delle normali operazioni di rifinanziamento e sotto la tutela della BCE che, aquistando titoli di Stato già dal 2015, permetterebbe al Tesoro di pagarne i costi a prezzo comodo.

Il punto è che il problema italiano così non viene affatto risolto, ma solo rinviato ai posteri. Anche perchè con un rapporto debito / PIL al 132%, secondo solo a quello di Atene, c’è poco da stare tranquilli.

Non è neanche un segreto: il Tesoro lo dichiara in un comunicato ufficiale, punta ad un allungamento della vita media del debito pubblico nel corso del 2015, nel frattempo varerà il lancio di quantomeno un nuovo BTP Italia ed addirittura il ritorno ad emissioni in dollari. Parole del documento, “Dopo un anno in cui la vita media del debito ha sostanzialmente terminato la sua discesa, nel 2015 l'obiettivo è di incrementarla, sempre tenendo conto della dimensione assoluta dello stock dei titoli in circolazione, che tende a dilatare i tempi per il conseguimento di questo risultato".

Alla fine, il contesto operativo rimane in buona parte simile a quello del 2014, con il Tesoro che preannuncia novità sul fronte del BTP Italia: "Almeno un'emissione verrà garantita per gli investitori retail, con le caratteristiche introdotte con gli ultimi due collocamenti, ma con una scadenza che potrà anche essere portata anche oltre i sei anni ove le condizioni di mercato lo consentano". Quindi, il Tesoro valuterà se sussistono le condizioni per proseguire a prevedere una finestra di emissione a loro dedicata, come è finora successo, o se individuare un prodotto specifico con scadenza più lunga, con un meccanismo di indicizzazione pari ai BTP Italia o ai BTPEI, da collocare mediante sindacato pubblico o privato.

Altre interessanti novità sono attese in materia di emissioni sui mercati internazionali, vista anche l'atteso miglioramento dei costi di esecuzione delle coperture, effettuate attraverso operazioni cosiddette di cross currency swap. E' opinione del Tesoro che "Considerato il significativo ammontare di scadenze previste nel 2015 - 6,5 miliardi di dollari nel solo comparto Global - e i livelli assoluti dei tassi di interesse nella zona euro, si ritiene che il rinnovato interesse degli investitori istituzionali per nuove emissioni in dollari americani potrebbe concretamente sostenere un ritorno su tale mercato nel corso del prossimo anno". D'altronde, nel citato documento del Tesoro si evidenzia che, con l'approvazione della legge di stabilità 2015, è stato completato l'iter normativo per permettere al Tesoro di stipulare accordi bilaterali di garanzia. Continua il Tesoro, "Tale facoltà, che equipara il modus operandi del Tesoro a quello di altri emittenti sovrani, costituirà, allorquando il quadro normativo di riferimento sarà completato, un utile strumento per la riduzione del rischio di controparte con conseguente miglioramento, coeteris paribus, delle condizioni di emissione sui mercati internazionali".

Cerchiamo di trarre le somme. Le intenzioni palesate dal Ministero dell’Economia, ci mancherebbe, sono ragionevoli vista la situazione in atto. Ma non ci illudiamo, sono più che altro dei palliativi che non potrenno risolvere il problema fondamentale del debito pubblico italiano. Perché il punto, ancora una volta irrisolto dopo l'ennesimo governo tecnico, è che si spendono sempre troppi soldi per far funzionare la macchina - o il carrozzone - dello Stato e per mantenere in vita un apparato burocratico e istituzionale farraginoso e inefficiente.

E non lo diciamo solo noi in Italia che ne abbiamo una presa diretta o i maggiori economisti che studiano la drammatica situazione in corso; l'ha riconosciuto anche il presidente della commissione europea Jean-Claude Junker, che infatti ha chiesto al nostro governo maggiori sforzi e riforme concrete, invece delle solite chiacchiere. E, verosimilmente, questi richiami e raccomandazioni si faranno maggiormente sentire allo scadere del semestre europeo a guida italiana.

La Banca d'Italia, che tiene diligentemente il conto, emana i dati ufficiali secondo i quali, per l'appunto, il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato nel mese di ottobre di ben 23,5 miliardi di euro, arrivando all'incredibile quota di 2.157,5 miliardi. Aumento che, come riferisce Bankitalia nel supplemento di finanza pubblica al suo bollettino statistico, riflette per 6,6 miliardi il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche e per 17,8 miliardi l'aumento delle disponibilità liquide del Tesoro. Guardando invece ai primi dieci mesi dell'anno, il debito pubblico è aumentato di addirittura 87,7 miliardi, di cui 64,4 miliardi per il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche e 31,7 miliardi per l'aumento delle disponibilità liquide del Tesoro. A questo terribile risultato, riepiloga l'istituto, ha inciso per 4,7 miliardi il sostegno finanziario ai paesi dell'Eurozona. Perchè è l'Europa che ce lo chiede, dice lo slogan.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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