Giovedì, 29 Gennaio 2015 16:49

previdenza complementare: le novità col nuovo anno

Tutto quello che c'è da sapere sulle forme complementari di previdenza alla luce delle novità portate dalla legge di stabilità recentemente varata.

Scopo della previdenza complementare è quello di garantire una pensione aggiuntiva a quella erogata dagli istituti di previdenza come INPS ed INPDAP (ora non più esistente), casse professionali e via dicendo. In tal modo, infatti, il contribuente potrà beneficiare, al termine della vita lavorativa, di una pensione integrativa o, se volete, rendita aggiuntiva.

Stando al decreto legislativo n. 252 del 2005, articolo 2, possono aderire alla pensione integrativa pressochè tutti i lavoratori: i lavoratori dipendenti, pubblici o privati, i soci e i dipendenti di società cooperative, gli autonomi e i liberi professionisti, le persone che svolgono lavori non retribuiti in relazione a responsabilità familiari, i lavoratori a progetto e occasionali.

A questo punto qualche distinzione. I fondi pensione complementare possono essere di tipo:

- negoziale, ossia istituiti dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro nell'ambito della contrattazione nazionale, di settore o aziendale

- oppure aperti, cioè istituiti da banche, imprese di assicurazione, società di gestione del risparmio (SGR) e società di intermediazione mobiliare (SIM)

- ma anche Piani Individuali Pensionistici di tipo assicurativo (PIP), istituiti dalle imprese di assicurazione

- infine, fondi preesistenti al Decreto Legislativo 124 del 1993, proprio quello che ha disciplinato la previdenza complementare per la prima volta.

Come si aderisce? Il lavoratore dipendente di fatto aderisce alla previdenza complementare su una base collettiva, se previsto dal contratto di lavoro, o in maniera individuale, attivando un fondo pensione aperto o a un PIP. Nel primo caso, il contributo deve essere versato anche dal datore di lavoro, mentre nel secondo caso è una iniziativa a totale carico del lavoratore. Invece, il lavoratore autonomo o libero professionista può aderire in forma individuale a un fondo pensione aperto o, anche qui, a un PIP.

Buttiamo ora un occhio al TFR di lavoratore dipendente privato: entro sei mesi dall'assunzione, questi deve decidere cosa fare del Trattamento di Fine Rapporto (TFR).

La prima possibilità è destinare in via definitiva a una forma pensionistica complementare le quote del TFR ancora da maturare. Se ci si decide in un secondo momento, beninteso, il TFR maturato fino a quel momento resta accantonato presso il datore di lavoro e quindi verrà liquidato alla fine del rapporto.

Seconda opzione, lasciare il TFR presso il datore di lavoro.

Terza opzione, non effettuare di fatto alcuna scelta, ed in tal modo è possibile scegliere il conferimento automatico del TFR nel fondo pensione, il conferimento tacito del TFR al fondo al quale è iscritto il maggior numero di dipendenti della propria azienda o, ultima possibilità, il conferimento del TFR a FONDOINPS, la forma pensionistica complementare appositamente costituita presso l'INPS.

E veniamo all'aspetto dei contributi. Il lavoratore, come detto, sceglie la forma pensionistica alla quale versare i contributi e poi procede al pagamento. Facciamo allora il caso di lavoro dipendente.

Se parliamo di previdenza complementare ad adesione collettiva, la contribuzione è formata dal contributo del lavoratore assieme alla quota di TFR futuro - il quale si matura proprio dal momento in cui si aderisce alla forma pensionistica - e dal contributo del datore di lavoro. Invece, per la previdenza complementare ad adesione individuale la contribuzione è fatta dal contributo del lavoratore e dalla quota di TFR futuro.

Se facciamo invece il caso del lavoratore autonomo, la contribuzione è formata solo dal suo contributo.

Ma c'è dell'altro. Passati due anni dall'adesione, udite udite, si può chiedere per qualsivoglia ragione il trasferimento della propria posizione ad un'altra forma pensionistica complementare.

In ogni caso, appena vengono raggiunti i requisiti per la pensione obbligatoria, avendo maturato un minimo di cinque anni di partecipazione alla previdenza complementare, ecco che si può trasformare la propria posizione individuale in rendita. Rendita che versa, tipicamente su base mensile, l'impresa di assicurazione con cui la forma pensionistica è convenzionata, in altre parole quella a cui sono stati corrisposti i lauti premi fino a quel momento. Addirittura, in piena fase di contribuzione si può prelevare una somma della rendita e considerarla come anticipazione o riscatto con cui fronteggiare le situazioni previste dalla legge e dal fondo pensione stesso. In pratica, se si ha bisogno di denaro prima della naturale scadenza e tale eventualità è prevista.

Bene, parliamo ora di regime fiscale. E qui sono dolori, viste le novità recentemente introdotte in materia di previdenza complementare dalla legge di stabilità 2015, cioè la legge 23 dicembre 2014 n. 190, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 29 dicembre 2014. Ebbene, attualmente il regime fiscale per l'adesione alla previdenza complementare prevede:

- un'aliquota dell'imposta sostitutiva sui fondi pensione pari al 20%. Come direte voi, non era l'11,5% l'aliquota prevista? Appunto, ecco scoperta la novità. L'aliquota si applica al risultato netto maturato in ogni periodo di imposta con efficacia retroattiva, cioè anche alla parte di risultato di gestione del fondo pensione maturata precedentemente all'arrivo della legge in parola, ovviamente al netto delle erogazioni effettuate per il pagamento dei riscatti effettuati nello stesso anno;

- riconoscimento del credito d’imposta al 9% del risultato maturato, a netto dell'imposta sostitutiva dovuta, a patto che una parte del fondo corrispondente al risultato netto maturato venga investito in attività di carattere finanziario a medio o lungo termine;

- deducibilità dall'IRPEF dei contributi versati fino ad un limite massimo di 5.164,57 euro all’anno, somma però in cui è compreso l'eventuale contributo del datore di lavoro nonchè i versamenti effettuati a favore dei soggetti fiscalmente a carico. Ed è esclusa la quota del TFR.

Il COVIP, COmitato di VIgilanza sui fondi Pensione, ha scritto un'ottima e chiara guida sulla scelta e fiscalità di questi strumenti complementari alla previdenza obbligatoria. Il documento è in ALLEGATO.

 

FONTE: http://www.pmi.it

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