Mercoledì, 04 Dicembre 2013 14:22

prelievo forzoso sempre più probabile

Le banche speculano coi soldi nostri, si arricchiscono coi soldi nostri. Ed ora pagano anche i loro errori con i soldi nostri. Aumentano le voci di un sempre più probabile prelievo forzoso, col quale le banche ammortizzano i danni alle loro disastrate casse.

Il messaggio del ministro delle finanze irlandese Michael Noonan, pronunciato el corso del convegno "Future of Banking in Europe", è di chiaro impatto: d'ora in poi le banche in Europa si salvano attingendo ai conti correnti ed i depositi dei loro risparmiatori.

Secondo lui il modello cipriota - quello che un anno e mezzo fa ha fatto saltare dalle sedie i risparmiatori italiani preoccupati da eventuali "imitazioni nostrane" - sarà a breve adottato per i casi in cui è necessario salvare le banche dell'area Euro.

Politicamente si tratta di coinvolgere tutti gli aventi titolo al destino dell'istituto bancario, solo che alcuni aventi titolo, "stakeolders", come si dicono in gergo, partecipano direttamente agli utili e ancor più alle decisioni: gli azionisti di maggioranza ed il direttivo della banca. Mentre gli stakeholders minoritari, cioè i comuni correntisti, ci mettono i soldi, non decidono nulla ed alla fine si vedono il patrimonio saccheggiato dal prelievo forzoso.

Più tecnicamente è il meccanismo del bail in, com'è stato definito dal presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijesselbloem: in caso di difficoltà gravi la banca può risanare - e lo farà, dice il ministro - le proprie perdite utilizzando i beni degli azionisti, degli obbligazionisti e, alla fine, anche deii risparmiatori, ossia sia i titolari di conti correnti che di depositi di risparmio.

Vi semba fantascienza, teoria del complotto? Eppure dovreste ricordare che questo scenario è previsto dal Meccanismo di Risoluzione Unica, approvato lo scorso giugno da un Consiglio presieduto proprio dall'Irlanda.

Pensate, da un certo punto di vista è assutamente logico: partendo dal concetto che la crisi degli istituti bancari qualcuno li deve pagari, è meglio minimizzare l'impatto dei salvataggi sui contribuenti, addossandoli sulle spalle di coloro che hanno intrattenuto un qualche rapporto con l'istituto. Come dire: meglio che paghi il risparmiatore che ha portato i soldi in banca piuttosto chr quello che con la banca non ha nulla a che fare.

Tutto ciò evidentemente deve farci riflettere sulla sceta della banca, cui donare i nostri soldi senza cetezza assoluta he tornino indietro "intatti". O, pià propriamente, chi vigila - la Banca d'Italia, per definizione - deve censire gli istituti di credito "affidabili" e segnalare, se non bandire, quelli che presentano maggiori margini di rischio al correntista.

I piccoli risparmiatori, però - quelli con meno di 100 mila euro sul conto o deposito - apparentemente possono dormire sonni tranquilli: I conti sotto i 100 mila euro non potranno / potrebbero in ogni caso essere intaccati dalla misura, in quanto tutelati sempre a livello europeo. almeno questa è la teoria: le perdite graveranno, quindi, solo sulle cifre eccedenti tale ammontare.

Ovviamente sull'adozione del modello Cipro spinge, nientemeno, la Germania di Angela Merkel: teme di dovere, in caso di crac, salvare con denari del contribuente tedesco le banche degli altri stati membri. Invece, il salvataggio funzionerebbe così:

- bail in, cioè coinvolgere tutti gli stakeholders fino al correntista sopra alla soglia dei 100 mila euro

- e non basta, è possibile chiedere aiuto al governo nazionale (e qui sembrano entrare in campo i contribuenti, correntisti o meno)

- ultima spiaggia, ma siamo davvero al disastro, è possibile chiedere aiuto al Fondo salva Stati, l'ESM (Meccanismo Europeo di Stabilità). Ammesso che ci siano risorse a sufficienza, cosa che in uno scenario apocalittico come quello ipotizzato non è scontato che succeda.

Tuttavia, nell'ultimo caso, la Germania ha già messo le mani avanti chedendo che la ricapitalizzazione delle banche non avvenga direttamente da parte dell'ESM, ma che questi eroghi gli aiuti ai governi nazionali: solo questi potranno a loro volta erogarli alle banche in difficoltà. Lo scopo è evidentmente quello di evitare un automatismo diretto negli aiuti: così invece graverebbero sui conti pubblici nazionali, in quanto verrebbero contabilizzati come debito pubblico, prima o poi da risarcire.

A questo punto la domanda viene spontanea: che razza di salvataggio è questo, se l'ESM eroga fondi agli Stati, sotto forma di prestiti, e poi le Nazioni se la vedono con le proprie banche? I debiti nuovamente contratti generanno interessi, aumenteranno lo spread e certo non favoriranno una pur minima ripresa. Sembra un po' come un salvagente di piombo...

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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