Mercoledì, 23 Luglio 2014 14:00

prelievo forzoso o bail in - bail out: avete capito bene?

Si parla spesso di prelievo forzoso e lo si confonde con il bail in (bail out). Entrambe sono situazioni a danno dei cittadini, però sono due cose diverse. Oltretutto, il primo potrebbe essere un eccessivo timore, mentre il secondo è già attivo. Chiariamoci le idee.

Anche in questo sito si parla spesso di bail in - bail out e di prelievo forzoso. Il primo è un sistema delle banche per evitare la loro bancarotta recuperando soldi anche dai nostri conti correnti o libretti di risparmio. Il secondo è una norma straordinaria ed una tantum dello Stato - espediente già usato nel 1992 con l'allora governo Amato - per prelevare una percentuale di quanto presente sempre nei nostri conti correnti e libretti di risparmio. La differenza è su chi esegue il dispositivo unilaterale del prelievo - le banche o lo Stato - ma le tasche colpite, ahimé, sono sempre le nostre.

Intanto chiariamo i termini: il "bail in" è il salvataggio della banca dall'interno, cioè ricorrendo ad un esproprio di una certa percentuale di capitale dato dal correntista alla banca attraverso conti correnti o libretti di risparmio (ma anche azioni ed altri strumenti più "raffinati"). Questo per evitare il "bail out", cioè il salvataggio della stessa banca dall'esterno, cioè da parte dello Stato, il che ricadrebbe, come ovvio, sulle tasche ei contribuenti. Attenzione, se cominciano a saltare i sistemi bancari è evidente che, come contribuente o come correntista della specifica banca, l'esproprio di capitale ci colpisce comunque. Bene, ad oggi il bail in - bail out è un sistema attivo, quindi non possiamo far altro che augurarci ogni bene per la nostra banca: in caso di difficoltà il nostro conto è a rischio. E' comunque una situazione già in vigore, facciamocene una ragione.

ll prelievo forzoso, invece, potrebbe essere una bufala, o più probabilmente un eccessivo timore dei cosiddetti "catastrofici". Vediamo perchè.

Alle tante persone che hanno trasferito i loro denari in altra forma o in altra Nazione, al timore di un imminente prelievo forzoso sui conti correnti nell'ordine del 10% del suo ammontare, voci autorevoli come l'ADUC - Associazione per i Diritti di Utenti e Consumatori - rispondono che non esiste minimamente la possibilità che ciò succeda entro l'anno e verosimilmente neanche dopo, nel medio termine.

Tanto per cominciare, si dice che il Fondo Monetario Internazionale avrebbe ormai deciso questo provvedimento e sia pronto ad imporlo come misura di austerità alle Nazioni in forte deficit. Ciò è impossibile (o diciamo altamente improbabile) in quanto il Fondo non ha alcun potere per decidere alcunché su questo tema e meno ancora imporlo alle Nazioni europee.

FMI stesso, per far pulizia all'argomento, ad ottobre 2013 scrisse infatti una nota nella quale smentì di aver mai raccomandato o peggio ancora imposto una cosa del genere ad alcun Paese. Piuttosto, nella pubblicazione del Fondo intitolata "Fiscal Monitor", numero 49, un piccolo box diceva a mero titolo di studio che la situazione delle finanze pubbliche deteriorate di molti Paesi aveva "ravvivato l'interesse" per una patrimoniale sulla ricchezza privata. La stessa pubblicazione calcolava poi quanto sarebe servito prelevare per riportare il debito ai livelli del 2007. Poi ogni Paese può decide come vuole - se attuare un prelievo forzoso di tale entità - ma l'FMI si è guardato bene dal prendersi una tale responsabilità, che rimane tutta dei governi di ciascun Paese. 

E veniamo ai governi: è ragionevole pensare che un prelievo del 10% dai conti correnti deciso dal governo oggi al potere sarebbe un suicidio sia economico che politico. Sul piano politico  chiunque facesse una cosa del genere firmerebbe la sua dipartita dallo scenario politico: Renzi, arrivato da poco ed oltretutto presidente di turno del Consiglio Europeo, difficilmente si comporterebbe in tal modo, così notoriamente attento alla costruzione del consenso popolare. Sul piano economico poi, abbassare il rapporto debito / PIL con un'operazione del genere è poco lungimirante - per non dire che sarebbe un grave errore - poiché implicherebbe una drastica diminuzione del PIL che, a cascata, farebbe peggiorare il rapporto debito / PIL.

Stando alle dichiarazioni del governo, il contesto politico è significativamente cambiato rispetto al periodo buio nel quale regnava il folle dogma dell'austerità di stampo tedesco: diciamo che premier e ministri se ne sono resi conto, sul piano monetario hanno capito che la strada intrapresa era completamente sbagliata anche se le conseguenti misure correttive oggi ancora non si vedono. Misure che, diciamolo ancora una volta, riguarderebbero il cosiddetto "deficit - spending", ossia ridurre le spesa pubblica e compiere coraggiosi investimenti produttivi, inizialmente indebitandosi ulteriormente per poi, nel breve termine, raccogliere i frutti del ritorno del PIL in crescita e l'economia nazionale che riparte. In altre parole, l'unico modo è fare deficit, cioè mettere nelle tasche dei cittadini più soldi di quanto lo Stato ne prelievi: ciò potrebbe verosimilmente innescare la ripresa dei consumi, far aumentare il PIL e, in ultima analisi, dopo un po' di tempo far diminuire il rapporto debito / PIL. Già, non è un concetto intuitivo ma è assolutamente vero: per ridurre il rapporto debito / PIL bisogna fare debito. Tanto per fare un esempio, questo principio lo ha dimostrato il governo USA, con il tapering attuato dalla FED: miliardi di dollari stampati - e conseguente debito nazionale aggiunto - per rilanciare l'economia ed i consumi. Ed ha funzionato: la FED ed un enorme deficit di bilancio nel 2008 / 2009 hanno innescato proprio la ripresa che ha portato molti posti di lavoro negli anni successivi.

Ma lasciando da parte i sogni di domani ed i successi di altri, focalizziamoci sul fatto che il vero, odierno problema della crisi economica non è il debito pubblico, ma il governo della moneta. Ed allora, laddove la BCE ha tutti gli strumenti per evitare il fallimento della moneta, ha d'altro canto il suo primo interesse diretto nel preservare se stessa e la moneta che rappresenta: la BCE esiste solo fino a quando esiste l'Euro. E state tranquilli: l'Euro rimarrà, e la BCE di Mario Draghi l'ha già salvato una volta.

Attualmente c'è ancora l'ossessione del debito, ma molto meno di quanto ci fosse alcuni trimestri fa. Il nostro debito pubblico attuale è peggiore - cioè più alto - di quello di qualche trimestre fa, ma – negli effetti – non succede niente di drammatico perché il problema è appunto, in linea di principio ed entro certi limiti, come si governa la moneta ed i tassi d'interesse, e non la quantità di debito che c'è.

Proprio a difesa della sua stessa esistenza, l'Europa prima o poi uscirà definitivamente dalla crisi, e lo farà solo abbandonando definitivamente il folle dogma dell'austerità ma abbracciando e soprattutto attuando politiche di deficit - spending ad esempio in stile  americano. E tutto questo non va certo nella direzione di chi crede in un imminente prelievo forzoso.

FONTE: http://www.aduc.it

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