Martedì, 07 Maggio 2013 14:00

pensioni d'oro: la casta fa resistenza, stavolta si oppone il PD

Taglio delle pensioni d'oro, un cavallo di battaglia di tanti, ma finora solo a parole. Stavolta si sono opposti addirittura i senatori del PD. In fondo, era difficile sperare diversamente: un po' ridicolizzando, viene da chiedersi come può la casta decidere di limitare gli stipendi di... se stessa!

Per quelli che non se ne sono accorti, in data 2 maggio è stato votato un emendamento per  limitare le pensioni d'oro dei dirigenti dello Stato.

La proposta sul tavolo del Senato è stata infatti il tante volte annunciato taglio alle incredibili pensioni dei burocrati di Stato, che oggi godono di stipendi milionari e che avrebbero goduto, nel caso in cui l'emendamento promosso da quattro senatori dell’Italia dei Valori non fosse passato, anche di pensioni altrettanto alte.

E chi ha votato contro l'ememndamento? In maggior parte i senatori del PD, quelli che una volta avevano l' "etichetta" si uomini di sinistra ma che ora - evidentemente - seguono una rotta che il popolo dei lavoratori stenta a capire.

Alla fine l'emendamento è passato, anche se, in totale, ben 94 senatori hanno votato contro l'emendamento presentato dai senatori IdV Belisario, Lannutti, Pardi e Bugnano con il quale si chiedeva di sopprimere il comma 2 dell'articolo 1 del decreto legge del 24 marzo 2012, n. 29. Secondo l'emendamento, le pensioni di tutti i dipendenti pubblici avranno avuto un tetto massimo, pari allo stipendio del primo Presidente della Corte di Cassazione, in ogni caso "insuperabile".

Fino al giorno prima, le eccezioni a tale comma c'erano, eccome: sempre nel decreto legge - comma 2 dell’articolo 1 - si legge che "i soggetti che alla data del 22 dicembre 2011 abbiano maturato i requisiti per l'accesso al pensionamento, non siano titolari di altri trattamenti pensionistici e risultino essere percettori di un trattamento economico imponibile ai predetti fini, superiore al limite stabilito dal presente comma". In pratica, per gli alti funzionari nessun taglio. Qualche esempio di questi ricconi dello Stato? Antonio Mastropasqua, presidente dell’INPS, con oltre un milione di euro all'anno (più benefit e privilegi vari), o Attilio Befera, sì quello di EQUITALIA, con oltre 450 mila euro all'anno. O il presidente dell’AGCOM Corrado Calabrò con circa 475 mila euro.

Insomma, il governo Monti, quello che a dicembre scorso parlava di "equità" - voleva preservare gli stipendi della casta. Ma ora questo comma è stato soppresso in Senato, grazie ad un emendamento presentato dall'Italia dei Valori e - strano ma vero - anche dalla Lega Nord e dalla maggioranza dei senatori PDL. Contro, invece, hanno votatoi senatori PD e qualcuno del Terzo Polo, ormai - dicono le malelingue - a loro alleati. 94 voti contro quindi, ben 69 del Partito Democratico - solo sette di "sinistra" hanno votato a favore.

I nomi dei difensori della casta sono importanti: Anna Finocchiaro, capogruppo PD al Senato, Mauro Agostini, tesoriere del partito, e gran parte della dirigenza del PD: Teresa Armato, Antonello Cabras, Vincenzo De Luca, Enzo Bianco, Vittoria Franco, Marco Follini, Pietro Ichino, Ignazio Marino, Franco Marini, Mauro Maria Marino, Franco Monaco, Achille Passoni, Carlo Pegorer, Roberta Pinotti, Giorgio Tonini, Luigi Zanda.

A domanda, si sono addirittura giustificati così: "Ce l'aveva chiesto il Governo", ha confessato la Finocchiaro. Detto così, sembra che quando si tratta di mantenere i privilegi il governo lo ascoltano ed ubbidiscono senza troppo domande.

 

FONTE: http://www.infiltrato.it

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