Giovedì, 02 Ottobre 2014 14:00

pensioni d'oro, nomi celebri che noi paghiamo

Ecco a voi la lista, assolutamente non completa, degli ex deputati e/o senatori che percepiscono la pensione da ex onorevoli - tipo 5 mila euro al mese. Nomi noti come Massimo D'Alema e Walter Veltroni, gente che nel bene o nel male ha "lavorato" come politico e lasciato il segno, ma anche imprenditori come Cecchi Gori, Benetton e Versace, il cui contributo alla politica italiana è tutto da sapere e capire. E lo Stato paga, all'anno, circa 236 milioni.

Magari l'ex presidente del Consiglio Massimo D'Alema non sarà contento per la mancata designazione a commissario europeo, ma certamente si rincuora tutti i mesi guardando la cifra del suo vitalizio parlamentare: 5.674 euro netti al mese dopo sette legislature trascorse a Montecitorio.

Oppure Walter Veltroni, ex segretario del Partito Democratico ed ex vicepresidente del Consiglio, che versa in condizioni analoghe: 5.668 euro netti al mese. A destra troviamo ad esempio Gianfranco Fini, ex leader di AN, cofondatore del PDL, ex presidente della Camera poi non rieletto a febbraio 2013 per il flop di Futuro e Libertà. Però, incassa 6.029 euro netti al mese.

Dalle patrie galere schiumano pensioni d'oro anche altri personaggi berlusconiani, come l'ex ministro Claudio Scajola, pensionato da 4.927 euro netti al mese, o Marcello Dell’Utri, ex fondatore di PUBLITALIA e braccio destro di Silvio Berlusconi, titolare di un vitalizio di 4.985 euro netti al mese.

Il defenestrato Berlusconi, stranamente, non figura (ancora) negli elenchi dei vitalizi elargiti da Camera e Senato agli ex parlamentari  - a breve dovrebbero essere messi tutti online, assicurano i vertici di Montecitorio. Ci sono però anche vecchie glorie della politica: Pietro Ingrao (6.061 euro), Armando Cossutta (6.939), Arnaldo Forlani (6.062), Fausto Bertinotti (4.987), da Oliviero Diliberto (4.992), Claudio Martelli (4.992), Romano Prodi (3.022), Stefano Rodotà (4.992), Francesco Rutelli (6.408), Enzo Bianco, attuale sindaco di Catania (5.601), Antonio Di Pietro (3.992), Luciano Violante (6.015), aspirante a una poltrona alla Corte costituzionale, Nicola Mancino (6.939).

La spesa complessiva ammonta, per i vitalizi tra Camera e Senato, a ben 236 milioni di euro l'anno. Ma non ci sono solo politici come quelli in esempio qui sopra. Anche personaggi della società civile e varie categorie professionali: avvocati come Gaetano Pecorella (4.372 euro) e Carlo Taormina (2.150); sindacalisti come Pierre Carniti (2.381), Sergio D'Antoni (3.958) e Giorgio Benvenuto (4.581); giornalisti come Rossana Rossanda (2.124), Eugenio Scalfari (2.270) e Demetrio Volcic (2.934); magistrati come Giuseppe Ayala (5.692), registi come Franco Zeffirelli (3.408), critici d’arte come Vittorio Sgarbi (5.007).

E capitani d'industria di ogni levatura, come Vittorio Cecchi Gori (3.408), Luciano Benetton (2.381) e Santo Versace (1.589). Già, figurarsi cosa se ne fa Gianni Versace di mille e cinquecento euro al mese: manco la benzina per le sue auto, magari.

Va precisato però che, a partire dal gennaio 2012, Camera e Senato hanno riformato lo scandaloso sistema dei vitalizi: fino ad allora l'importo della pensione degli eletti veniva calcolato in base al numero degli anni di permanenza in Parlamento. In tal modo, con più di 35 anni di militanza si arrivava a riscuotere addirittura l'85,5 per cento dell'indennità lorda, tipo 10.435 euro a Montecitorio.

Dopo però le proteste dei cittadini, le cose sono cambiate: è stata introdotta la maniera di calcolo di tipo contributivo, come per i dipendenti più "normali". Secondo questo sistema, versando poco meno del 10 percento dell'indennità, a 65 anni di età e con cinque anni di mandato il parlamentare riscuoterà circa 1.500 euro di pensione lorda, mentre con il vecchio sistema, sempre per 5 anni di mandato, avrebbe potuto continuare a incassare fino a quasi 2.500 euro.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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