Lunedì, 03 Agosto 2015 09:58

pensione e contributi: come riscattare il periodo di disoccupazione

Il quesito che ci poniamo oggi è quello relativo al calcolo dei contributi per la pensione nel caso in cui si verifichino periodi di interruzione del lavoro o addirittura un periodo di disoccupazione.

A risponderci è intervenuto direttamente l'INPS fornendo spiegazioni e chiarimenti su quesiti che, considerata la natura del mondo del lavoro sempre più saltuaria e frammentata, riguardano una platea di lavoratori sempre più estesa. Oltretutto, è noto come il modo stesso di lavorare e concepire il lavoro sia profondamente mutato negli anni: uno degli aspetti più evidenti di ciò è la frammentazione del periodo di occupazione, tant'è che tra una posizione lavorativa e l'altra possono esserci periodi più o meno estesi di non occupazione a vario titolo.

Vediamo quindi in dettaglio i sensi dei chiarimenti forniti dall'INPS in merito, validi per tutti i periodi successivi al 31 dicembre 1996.

La data suddetta è importantissima: infatti, a partire da essa il contribuente può scegliere tra il riscatto oppure la prosecuzione volontaria- le due scelte hanno effetti diversi sul calcolo della pensione futura. Infatti, il decreto legislativo 564/1996 è intervenuto a sostegno dei lavoratori stagionali e saltuari per agevolare il calcolo della pensione proprio sulla base dei contributi versati. Appunto, tale norma risolve di fatto una lacuna legislativa permettendo di recuperare i periodi di buco contributivo tra un lavoro e l'altro.

I motivi alla base di una interruzione di lavoro possono essere di varia natura

- l'interruzione o la sospensione del rapporto di lavoro. E' una fattispecie prevista da specifiche norme di legge o contrattuali. Rientrano in tale casistica, ad esempio, i periodi di aspettativa non retribuita per malattia o per motivi personali, ma anche i giorni di sciopero, l'assenza per il servizio militare e via dicendo. Al riguardo, il datore di lavoro è tenuto al rilascio di un'apposita dichiarazione in cui precisa che non viene riconosciuta alcuna retribuzione per tali periodi.

- la formazione professionale, lo studio o la ricerca. I periodi di formazione professionale, studio e ricerca, magari propedeutici all'inserimento nel mercato del lavoro, possono essere riscattati solo se portati a termine.In altre parole, se è stato conseguito il certificato o il titolo a ciò connesso.

- interruzione di lavoro tra un'occupazione e l'altra. Gli intervalli tra diverse posizioni lavorative, subordinate e discontinue, stagionali o temporanee possono essere eventualmente riscattati qualora non sia prevista altra contribuzione obbligatoria o figurativa.

- periodi che intercorrono tra un contratto part- time verticale o ciclico.

E parliamo ora della possibilità di esercitare un riscatto dei corsi di studio universitari. Tale possibilità e valida per gli assicurati iscritti:

- all'assicurazione generale obbligatoria per i lavoratori dipendenti

- a forme di previdenza alternative.

Beninteso, non sono fissati requisiti minimi temporali di contribuzione per l'esercizio di tale facoltà di riscatto: è sufficiente quindi essere iscritti ad uno dei suddetti fondi.

E veniamo alla presentazione della domanda. Può essere inoltrata anche dai superstiti - nel caso il titolare non sia reperibile o sia ahimè tramontato - e non sono previsti termini di decadenza. Di fatto, questo permette di rimandare il riscatto dei contributi ad un momento di maggiore disponibilità economica per il versamento del relativo onere. Un vantaggio non da poco, di questi tempi.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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