Lunedì, 14 Dicembre 2015 14:07

pensionati alla ribalta: ricchi incarichi nell'Amministrazione

Gli ultra settantenni vengono richiamati come "commissari" o membri di commissione a 500 euro al giorno, infilati dai partiti nei collegi sindacali, negli organismi di vigilanza e nelle commissioni di gara e concorso. Ma come, la riforma Renzi - Madia che doveva garantire il ricambio nelle pubbliche amministrazioni?

Partiamo dell'ultima nomina, giunta dopo un lungo braccio di ferro tra il presidente Mario Oliverio da una parte, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin dall'altra e il PD che vuole dire la sua. Dopo quattro mesi, con i conti della sanità calabrese che gridano con urgenza un commissario, da Palazzo Chigi esce il nome di Massimo Scura. Un pensionato richiamato in servizio a 72 anni - da cinque si godeva la pensione che ora col nuovo incarico gli garantisce un compenso di 174.831 euro l'anno, quasi 500 euro al giorno.

E non è certo il solo. Altro che rottamazione: nella sanità pubblica, nelle ASL, negli ospedali, negli organi costituzionali e nelle università non è mai esistita. In altre parole, ovunque la società gerontocratica dei baroni e dei notabili produce effetti diretti sulla pelle dei cittadini.

E infatti, fatta una legge ci si impegna a sterilizzarne ogni effetto in forza di circolari, eccezioni e distinguo: in pratica, gli "amici" sono sempre esclusi da ogni limite ai favoritismi. Ed ecco che la riforma Renzi - Madia (n. 90/2014), che vieta esplicitamente alle amministrazioni di conferire incarichi dirigenziali o direttivi a personale in quiescenza - proprio al fine di liberare le poltrone occupate dai soliti noti e garantire il rinnovamento degli uffici e il ricambio generazionale - esclude sin dall'origine gli organi costituzionali e introduce la scappatoia delle cariche conferite "a titolo gratuito".

Ma evidentemente per far entrare qualcun altro servivano nuove eccezioni: ecco puntare a firma della stessa Madia due circolari applicative che estendono ulteriormente la gamma delle "eccezioni" ad incarichi di diretta nomina politica. Una di esse, n.5/2015 del 10 novembre scorso, esenta chi è andato in pensione prima del compimento dei 65 anni di età. L'altra, meno recente - la n.6/2014 - specificava chi concretamente mandare esente dalle restrizioni. Continuate a leggere. 

Il conto l'ha tradotto il sindacato dei dirigenti tecnici e amministrativi del servizio sanitario nazionale FEDIR-SANITA' ha sintetizzato i beneficiari di tali eccezioni in un elenco a dir poco sconcio per chi ha creduto alle sirene della rottamazione: pensionati con requisiti inferiori rispetto ai più elevati della singola amministrazione che li conferisce, pensionati d'opera professionale che non comportino attività dirigenziali, direttive, di studio e consulenza, pensionati di ricerca, compresa la responsabilità purché non comportante la direzione di strutture (salvo quelle temporanee), gli incarichi di docenza, quelli a commissario di concorso e di gara, di partecipazione a organi collegiali e consultivi e comitati tecnico / scientifici. Un elenco sterminato di eccezioni: un "atlante degli intoccabili" che va da un capo all'altro dello Stivale.

Cominciamo da Sante Vella, un ex funzionario dei Vigili del fuoco del Novarese. A 60 anni suonati, in pensione da maggio, aveva espresso con i colleghi su La Stampa la preoccupazione per il comando che si sarebbe ritrovato presto sguarnito di tre funzionari su sette a causa dei pensionamenti anticipati. Ma ecco la soluzione: incassato il primo assegno previdenziale, era già in rampa per un incarico di responsabile tecnico della sicurezza antincendio dell'azienda ospedaliera maggiore di Novara, per 24.741 euro. Unico neo, Deve attendere qualche mese dalla lettera di incarico perché chi lo ha proposto non sa bene se si possano affidare incarichi professionali ai pensionati. Insomma, serve un momento per "sistemare le carte".

Poi, con parere scritto, il direttore amministrativo dell'ospedale: la norma è generica ma la circolare 6/2014 che contiene la sua interpretazione ufficiale non esclude espressamente l'assegnazione di "incarichi libero professionali" al personale in quiescenza. E quindi sì, si può fare.

Molto meno visibili sono i beneficiari di incarichi negli organismi interni di vigilanza, nei collegi sindacali, nelle commissioni di gara e concorso. Ad esempio, tale Giorgio Carlesi, 70 anni, coordinatore laziale della Società Italiana dell'Architettura e dell'Ingegneria per la Sanità.  Certamente si tratta di una persona dallo spessore professionale insostituibile, visto che a lui tutti si affidano, come ad esempio la commissione per la selezione dei dirigenti apicali del policlinico Umberto I: undici giorni di lavoro pagati ben 2.750 euro.

Oppure due anni fa, quando l'ASL di Rieti lo ha chiamato nella giuria per una gara di forniture biomediche per un compenso di 500 euro a seduta. Tutto regolare, beninteso: sono le tariffe regionali, per una tariffa finale di 9.427 euro per 16 giorni di lavoro. Cifra che realisticamente un neolaureato spera di poter metter da parte in un anno, ammesso che il lavoro lo trovi.

E parliamo anche dei "commissari straordinari", figure puntualmente mandate esenti dalla stretta anagrafica proprio in virtù della loro pretesa "straordinarietà" con la quale tutto può essere giustificato. In realtà, invece, si tratta spesso di incarichi per nulla eccezionali, né nel numero né nella durata - pensiamo al massiccio commissariamento delle ASL e alla lunghissima durata dei periodi commissariali. Come successo tre settimane fa, quando a occuparsi dei conti dell'ASL di Frosinone Nicola Zingaretti ha chiamato Luigi Macchitella, classe 1946. Meno di un anno prima, era stato a capo dell'Asl di Viterbo, dopo dieci anni al vertice del S. Camillo, la più grande azienda ospedaliera del Lazio. Evidentemente chi l'ha nominato dimenticava che nel 2009 fosse stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire a pagare 75 mila euro per una storia di call-center fatto installare nella ASL di Foligno 3 e mai entrato in funzione.

Citiamo anche che a luglio è uscito alle ribalte il nome di Luciano Grasso, 65 anni, per dieci anni direttore amministrativo del Galliera di Genova - aveva dovuto lasciare gli uffici dell'ASL 3 con l'avvento di Burlando e del centrosinistra in Liguria: stavolta ha vinto il centrodestra, e perciò dopo dieci anni torna negli uffici di via Bertani, stavolta come commissario perché è in pensione, pareva eccessivo nominarlo direttore generale. Un anno di contratto, salvo (prevedibili) proroghe.

E finiamo con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, in liquidazione da tempo. Ma non troppo per chiamare un pensionato a gestirlo: il 4 agosto scorso il Ministero della Salute, su indicazione della Regione, chiama a occuparsene Salvatore Seminara, ex dirigente tecnico della Regione Sicilia, 67 anni. Il trattamente giuridico-economico è lo stesso spettante al direttore generale, ovvero 144 mila euro l'anno. Accanto al decreto di nomina, alla voce "attuale occupazione" si legge: pensionato. Evviva la trasparenza.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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