Martedì, 25 Luglio 2017 16:01

pedaggi autostrade: stangata in arrivo

Il TAR boccia il blocco dei rincari ai pedaggi autostradali, aprendo la strada ai rincari al casello a danno degli automobilisti. L'autostrada dell'Abruzzo può addirittura rincarare del 10 percento. Ed il ministro Delrio ha 30 giorni di tempo per rimediare.

E' in arrivo, a meno di un miracolo, un aumento generalizzato e consistente dei pedaggi autostradali, che per alcune tratte potrebbe tradursi in aumenti del 10 percento circa - parliamo dell'autostrada dei parchi gestita dal gruppo Toto.

Oggi la tratta di autostrada tra Roma e Pescara costa 20 euro e 20 centesimi, domani potrebbe costare più di 22 euro. Analogamente, la tratta Roma - Teramo oggi costa 17 euro e 50 centesimi, domani potrebbe superare i 20 euro. Tutto è iniziato con l'azione legale avviata dal gruppo fondato dal chietino Carlo Toto, giunta al TAR del Lazio ed avverso il blocco delle tariffe deciso nel 2014 dall'allora ministro dei trasporti Maurizio Lupi.

Tale provvedimento, elaborato a suo tempo dal responsabile della direzione ministeriale che vigila sulle concessioni autostradali, Mauro Coletta, era stato ribadito successivamente dal nuovo ministro, Graziano Delrio. Invece, la terza sezione del TAR del Lazio ha ridato ragione al gruppo Toto, spiegando le proprie ragioni con una sentenza di 12 pagine da un lato molto chiara e dall'altro molto dura nei confronti del ministero dei trasporti.

Essenzialmente, il TAR riconosce al gestore dell'Autostrada dei Parchi il diritto di recuperare i guadagni persi dal 2015 ad oggi con l'aumento dei pedaggi, ed ingiunge al ministro Delrio di riparare in 30 giorni: se entro tale termine la situazione non sarà rimessa in ordine secondo la sentenza del TAT, il ministro sarà messo da parte e sostituito da un commissario ad acta, delegato dal ragioniere generale dello Stato, "affinché provveda a quanto statuito, in sostituzione del ministero, ove inottemperante".

E' chiaro come la sentenza non riguardi il solo gruppo Toto, ma valga anche per tutte le altre concessionarie - da quelle delle autostrade liguri e del nord ovest a quelle dell'autostrada del Sole, fino a quelle delle autovie venete e del Brennero.

Si parla di centinaia di milioni di incassi finora non riscossi dalle società, e che ora saranno recuperate attraverso ingenti rincari dei pedaggi pagati dagli automobilisti. Ma non solo: pare che il dirigente Coletta, che ha messo nero su bianco il blocco delle tariffe, secondo indiscrezioni potrebbe addirittura lasciare a giorni il proprio incarico: potrebbe essere chiamato a rispondere anche di danno erariale, perché una parte dei mancati incassi sarebbe poi confluito in tasse sui pedaggi e quindi (mancati) introiti allo Stato previsti dalla legge.

Ricordiamo com'era andata: a fine 2014, Maurizio Lupi, di fronte alla dilagante crisi, decise che le tariffe autostradali dovessero essere congelate, crescendo solo per il tasso di inflazione programmato - bloccando quindi gli altri due fattori, la remunerazione degli eventuali investimenti effettuati l’anno precedente e la "congrua remunerazione della concessione". In realtà, di sottobanco Lupi aveva promesso ai concessionari che nel giro di sei mesi al massimo avrebbe rimesso a posto le cose come prima. Però, a marzo 2016 Lupi si dimise e con ciò ogni sua promessa.

Il suo successore, Delrio, attraverso Coletta si dimostra lupo con gli agnelli (e agnello coi lupi): si prodiga a compensare i concessionari più influenti, come allungare di 4 anni la concessione ai Benetton per un valore di oltre 15 miliardi di euro (in cambio della costruzione del sistema di autostrade cosiddetto 'Gronda di Genova', che però vale 4 volte di meno). O come con il gruppo Gavio, premiati con un comodo allungamento della concessione in cambio del completamento della tratta autostradale Asti - Cuneo, o come per le autovie venete e la A22, dove la proroga concessa da Delrio è addirittura per 30 anni.

Chiaro allora come sono andate le cose? Di fronte a tali regali di Delrio, Benetton e Gavio non si ribellano minimamente contro il blocco delle tariffe. Il gruppo Toto, invece, che non aveva ricevuto alcun regalo, reagisce da solo. Ed il TAR gli da ragione.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

Letto 99 volte