Lunedì, 06 Novembre 2017 16:22

PD: brutte notizie dalla Sicilia

Dalla Sicilia, dove sono in corso le elezioni regionali, emerge un chiaro segnale: l'elettorato del PD è ridotto ai minimi numeri. E' un dato regionale o l'anteprima di una disfatta nazionale?

Elezioni regionali in Sicilia, fino a ieri scarsa affluenza - appena il 46,7 percento - addirittura in calo rispetto a 5 anni fa. Gli exit polls segnano un vantaggio medio del 2-2,5 percento per il candidato del centro destra, Nello Musumeci, su quello del Movimento 5 Stelle, Giancarlo Cancelleri, tuttavia le proiezioni di questa mattina indicano di fatto un testa a testa, con il primo che prevale con un minimo scarto - meno dell’1 percento.

Il dato chiaro è che il PD di Matteo Renzi è stato umiliato alle urne: il candidato democratico, Fabrizio Micari, si è fermato sotto il 20 percento, mentre per l’alleato centrista Angelino Alfano, siciliano di Agrigento, è stato ancora peggio: rischia che la sua Alternativa Popolare si fermi sotto la soglia di sbarramento del 5 percento.

Il governatore, quindi, vincerà per un pugno di voti. E c’è una netta differenza tra i due contendenti, Musumeci e Cancelleri: il primo è sostenuto da ben 5 liste, tra cui Forza Italia, Fratelli d’Italia – Noi Con Salvini e UDC, mentre il secondo è espressione del solo Movimento 5 Stelle, come sempre succede quando scendono in campo i grillini.

Per capirci, il secondo partito per voti presi è Forza Italia, ma con qualcosa attorno al 15 percento, ossia la metà dei voti grillini. Come dire, se fossero scesi da soli la disfatta sarebbe stata totale. Pateticamente, il 'reggente' renziano Davide Faraone hacommentato il flop del partito addossando la responsabilità alla 'insufficiente' amministrazione del governatore uscente, Rosario Crocetta, sostenuta dai democratici fino alla fine, con lo stesso Crocetta ad avere ottenuto rassicurazioni dal PD sul suo futuro politico nel partito.

I grillini sono una potenza politica senza confronti, questo è chiaro ed alla luce del sole, che ha polverizzato le altre due coalizioni avversarie, composite e raccogliticcie al loro interno, diciamo pure delle specie di armate Brancaleone messe lì solo per togliere voti al leone pentastellato ma, di fatto, senza alcuna unicità di anima, programmi politici o leadership.

Ad Ostia ieri si è votato per rinnovare il consiglio ed eleggere il nuovo presidente. Peccato che il consiglio uscente, PD, è uscito in manette ed il consiglio è stato sciolto per mafia. L'affluenza alle urne è stata limitata - solo il 36,15 percento degli aventi diritto - ed al ballottaggio sono finite due donne, Giuliana Di Pillo per l’M5S con il 30,5 percento e Monica Picca con il 26,8 percento di Fratelli d’Italia, a dire il vero sostenuta da Forza Italia e Noi Con Salvini. Mentre il candidato PD, Athos De Luca, si è arrestato al 13,8 percento e Luca Marsella di Casapound, nota formazione della destra radicale, ha riscosso oltre il 9 percento. Mica male.

Beninteso, da Palermo a Roma la sinfonia è la stessa: appurato che tanti, troppi elettori manco vanno a votare, i restanti premiano i grillini e il centro - destra, affossando il PD del segretario Matteo Renzi. D'altronde, possiamo prevedere che costui non sarà il candidato premier per il centro - sinistra, dato che l'ex sindaco fiorentino ha praticamente portato il suo partito nel baratro dopo aver perso ogni competizione, dal referendum costituzionale in poi, e creato il deserto attorno a sé.

Diciamo che Musumeci potrebbe vincere in Sicilia, ma comunque non possiamo dedurre che il centro - destra convinca e soprattutto arrivi dritto alla vittoria delle elezioni politiche per l'anno prossimo: in teoria è una coalizione coesa al voto, in pratica è ancora in lotta per la premiership.

Il vero esito di questa tornata è un altro: l’M5S è saldamente il primo partito, intanto in Sicilia e poi, verosimilmente, anche a livello nazionale: non hanno funzionato le campagne di discredito contro le amministrazioni comunali grilline, anche perché chi vota i pentastellati lo fa in grande misura per esprimere il proprio disgusto verso destra e sinistra, insomma per comunicare il disprezzo verso il sistema politico - istituzionale italiano finora consolidato.

L'elevato astensionismo ci dice proprio questo aspetto: gli italiani non votano, perché non ritengono ormai credibili nessun candidato, nessuno schieramento, nessuna promessa, nessuna narrazione. E mentre col ritorno di Silvio Berlusconi il centro - destra sembra tornato a vincere, la realtà è che l'assetto del(l'ex) Cavaliere campa sui disastri commessi dal PD, e non perché sia in grado di segnalare un’alternativa innovativa e valida.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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