Venerdì, 24 Febbraio 2012 13:00

Panama: rifugio di denari in tempi di crisi

In tempi di crisi, gli investitori che - dal loro punto di vista - sono colpiti dalla scure delle tasse, pressati da imposte che rosicchiano loro ogni grasso profitto, guardano con sempre maggiore attenzione ai paradisi fiscali come Panama: lontano non solo geograficamente, piuttosto in termini di trasparenza fiscale. Ove poter depositare i propri denari in modo pressoché ignoto all'Agenzia delle Entrate.

La crisi economica fa sentire i suoi effetti fino alle coste di Panama. Buon per le banche panamensi, però: gli investimenti esteri sono lievitati dagli 1,7 miliardi di dollari del 2009 ai 2,5 del 2011. In pratica, più la crisi vessa il vecchio continente, più ne godono i 120 istituti bancari della Repubblica, nei quali mettere al sicuro quei quattrini che, in Italia, l’Agenzia delle Entrate vorrebbe far emergere dagli abissi dell’economia in nero. Ma anche quelli che, assolutamente regolari, si vuole evitare che siano ridotti in briciole da ogni tipo di imposta.

I bancari panamensi ricevono dall’Italia ogni genere di richiesta: per raccontarne qualcuna,  un idraulico di 38 anni dice per email di voler nascondere il fatturato in nero che rappresenta due terzi del mio reddito reale di circa 200mila euro all’anno. Oppure un dentista di Bologna con 30 anni di servizio, perdipiù sposato con una docente universitaria, che cerca il modo per trasferire la proprietà dello studio medico in un Paese con meno tasse.

A tutto ciò a Panama c'è sempre soluzione: la facilità di creazione e gestione di società di diritto panamense – riferisce lo studio legale Dell’Aiuto, con sede a Roma, Bucarest, Taiwan e Panama – è uno strumento a disposizione di imprenditoria e privati non solo come mezzo operativo, ma anche per la protezione del patrimonio. Insomma, anche soltanto per depositare e proteggere le proprie fortune dal fisco. D'altronde, dal 1932 Panama è paradiso fiscale, uno dei maggiori centri finanziari del mondo. Qualcuno stima (le cifre vere certo non escono dai registri panamensi) depositi bancari per oltre 51 miliardi di dollari, ovviamente nel più completo anonimato. Operando da un territorio "offshore" con carico fiscale ridotto al minimo.

E agli italiani piace parecchio: ogni anno quasi 15mila dal Belpaese si recano a Panama. Trovano tariffe molto interessanti: costituire una società a tasse zero – dicono i legali della "Opm Corporation", specializzata in "alleggerimento" fiscale – costa poco più di mille uero. La gestione dei conti, poi, costa circa 150 euro l’anno. Per il resto, delega generale notarile e pagamento di una imposta annuale unica per meno di 400 euro a partire dal secondo anno di attività. Tutto qui.

Il trucco c’è, ma non si vede (o meglio, il fisco non lo riesce a vedere): il sistema normativo blinda i nomi degli investitori-evasori attirando capitali con tariffe per ogni tasca. Alle autorità locali i nomi non interessano, interessano i soldi portati presso le loro banche. Le società panamensi non devono presentare bilanci né dichiarazione dei redditi e possono essere amministrate da qualsiasi parte del mondo. Nel più assoluto anonimato, nascondendosi perfino alle stesse autorità panamensi: i nomi dei dirigenti della società fittizia vengono forniti dallo studio legale, unico depositario di una verità che con le leggi attuali non può essere rivelata neanche alla banca centrale.

Per chi desidera proteggere i propri investimenti dalla tassazione selvaggia, gli esperti di "Opm Corporation" dicono che la migliore opzione é quella di prendere la residenza all’estero a Panama, operando poi dal paradiso fiscale. I costi per tale operazione, dicono, sono sui 3mila. Per attirare nuovi e facoltosi cittadini, Panama offre un programma che permette di ottenere il passaporto locale a patto di lasciare sotto il sole dei tropici almeno 175mila dollari, depositati in un conto del Banco Nacional. Tutto sommato, un buon affare. La banca centrale garantisce infatti un interesse annuale superiore al 5%, pari a una rendita di circa 750 dollari mensili, abbastanza per pagare due domestici locali.

E veniamo ai furbetti, sempre pronti ad approfittare della situazione vantaggiosa. Un recente rapporto della Guardia di Finanza della Lombardia segnala che per i gruppi societari è forte la tentazione di mettere in atto manovre anti-tasse: triangolazioni fra più società, spesso collocate in Paesi diversi, costruite per aggirare la normativa fiscale.

 

FONTE: http://www.avvenire.it

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