Sabato, 16 Aprile 2016 12:15

paghiamo più tasse: dal 2010 29 miliardi di euro in più

Per chi non se ne fosse accorto, ogni anno paghiamo più tasse. Ecco i risultati dei conti svolti dalla CGIA di Mestre sugli aumenti delle tasse per gli utimi 6 anni.

Vediamo subito il risultato dei conti: negli ultimi 6 anni di grave, palpabile crisi economica, le imprese e soprattutto le famiglie italiane hanno dovuto sostenere uno sforzo fiscale aggiuntivo di ben 29,3 miliardi di euro. Altro che le chiacchiere della politica.
Il calcolo lo ha svolto la CGIA (Confederazione Generale Italiana dell'Artigianato) di Mestre, arrivando ad una triste e dolorosa conclusione: dal 2010 le imposte nazionali e le tasse locali hanno continuato a crescere, sempre. Le imposte nazionali, in particolare, al netto del bonus Renzi sono salite del 6,1 percento, mentre le tasse locali, sicuramente meno sotto controllo e più soggette alle necessità di colmare le "buche" lasciate da sciagurati governatori, hanno corso con un aumento dell'8 per cento. In valore assoluto ovviamente le cose cambiano, visto che il peso maggiore ce l'hanno le imposte nazionali:: IRPEF, IVA, IRES e compagnia cantante sono aumentate di 21,6 miliardi di euro mentre le imposte locali come IMU, IRAP, addzionali regionali e via dicendo sono salite di "soli" 7,7 miliardi di euro.

Conti alla mano, la composizione del gettito per livello di governo è rimasta pressoché inalterata: nei riguardi di un importo totale delle entrate tributarie pari a 483,2 miliardi di euro (anno 2015, al netto del bonus Renzi), il 21,6 per cento della "torta"è finito nelle casse di Regioni e dei Comuni (parliamo di 104,4 miliardi di euro) mentre il 78,4 per cento è stato incassato dell'erario (e qui parliamo di 378,8 miliardi di euro). BIlancio che non è molto cambiato negli anni. Le tasse aumentano di anno in anno ma la spartizione tra governo ed enti locali è più o meno la stessa: quattro quinti delle tasse finiscono in mano allo Stato centrale, un quinto agli enti locali.

E proprio volendo trovare una nota positiva, tra le principali tasse locali solo l'IRAP ha subìto una vera e consistente diminuzione tra il 2010 ed il 2015: 4,2 miliardi, pari a una variazione del -13 per cento. Ma le tasche dei contribuenti non se ne sono accorte: tutte le altre tasse hanno registrato un netto aumento, bilanciando - si fa per dire - la situazione. Ad esempio, tra il 2010 e il 2015 l'addizionale regionale all'IRPEF è aumentata di 3,1 miliardi di euro, ossia +39 per cento.

Ancora numeri: l'anno scorso nelle casse dei governatori delle regioni sono finiti 11,3 miliardi di euro, mentre accanto le addizionali comunali all'IRPEF correvano con un aumento di 1,4 miliardi, pari al +51 per cento. Pensate che nel 2015 queste imposte hanno garantito ai vari sindaci un gettito di ben 4,3 miliardi di euro.

Ma in questa assurda classifica, l'imposta che ha subito l'incremento più consistente è stata quella sugli immobili. L'ICI, così si chiamava nel 2010, consentì ai sindaci di incamerare ben 9,6 miliardi, mentre nel 2015 gli stessi hanno riscosso l'IMU e la TASI incassando ben 21,3 miliardi. L'incremento è assurdo: +11,6 miliardi, cui corrisponde una variazione del +120 per cento. Percentuali da strozzinaggio, mai viste quando si parla di interessi attivi o aumenti dello stipendio dei comuni mortali.
La radice del problema la spiega il coordinatore della CGIA, Paolo Zabeo: "Tra il 2000 e il 2015 la tassazione locale è salita del 46 per cento. Questa impennata è stata dovuta al forte decentramento fiscale iniziato 25 anni fa. L'introduzione dell'ICI, poi sostituita dall'IMU e in parte dalla TASI, dell'IRAP, delle addizionali comunali e regionali IRPEF hanno incrementato il gettito delle tasse locali che è servito a coprire i costi delle nuove funzioni e delle nuove competenze che sono state decentrate alle autonomie locali". Insomma, lo Stato non ha rinunciato alla sua fetta della torta ma ha decentrato parecchie funzioni centrali. Alché, le autonomie locali hanno ben pensato di recuperare i soldi per tali funzioni aggiuntive sempre dalle solite tasche.

Oltretutto, ad eccezione della TARI, la legge di stabilità 2016 impone il blocco per qualsiasi aumento dei tributi locali. Peccato che le regioni in disavanzo sanitario, che stanno subendo un importante piano di rientro imposto dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, sono comunque autorizzate a mettere mano all'aliquota IRAP e all'addizionale regionale IRPEF. Come dire: care Regioni, fate come volete basta che non chiedete soldi alle casse centrali.

 

FONTE: http://www.ansa.it

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