Lunedì, 22 Settembre 2014 18:51

On. Verdini e la compravendita all'italiana

L'affare è semplice: si compra, attraverso una società ad hoc, un immobile ad un prezzo vicino al vero, magari anche meno. Poi lo si fa ricomprare ad un ente dello Stato, con la connivenza di "amici", ad un prezzo molto più alto. E si intasca il surplus, tanto paga pantalone.

L'indagine è tuttora in corso - quindi tutto ciò che segue è capo d'accusa, non ancora accertata verità.

Parliamo della compravendita nel gennaio 2011 di un immobile in via della Stamperia 64: 3.900 metri quadri distribuiti su cinque piani nel pieno centro storico di Roma. A processo, oltre al senatore di Forza Italia Denis Verdini, anche un senatore sempre FI, Riccardo Conti, e Angelo Arcicasa, già presidente dell'ENPAP. La storia: Arcicasa ha fatto acquistare all'ente lo stabile per 44,5 milioni di euro dalla società ESTATEDUE srl, amministrata da Conti. Il quale l'aveva comprata poco prima per "soli" 26 milioni di euro. E Verdini avrebbe, secondo l'accusa, ricevuto una mazzett di un milione di euro pochi giorni dopo la fine della trattativa. Lui, ovviamente, si dichiara totalmente estraneo alla vicenda.

Verdini, politico e banchiere, è uomo di fiducia di Silvio Berlusconi ed interlocutore di Matteo Renzi sul tema delle riforme. Curioso come abbia ha già collezionato il secondo rinvio a giudizio in pochi mesi: il 9 gennaio dovrà presentarsi davanti alla ottava sezione penale del tribunale di Roma.

Il rinvio a giudizio, appunto, riguarda la plusvalenza di 18 milioni di euro nella compravendita del suddetto immobile in via della Stamperia da parte della società del collega Conti, il cui cliente era Arcicasa, presidente dell'ente di previdenza degli psicologi.

Verdini, in una nota, tenta la difesa: "Leggo da alcuni siti internet e agenzie di stampa che il mio rinvio a giudizio di oggi sia legato ad una plusvalenza da 18 milioni di euro in merito alla compravendita di un palazzo dell'ENPAP in via della Stamperia a Roma. Niente di più falso. Come espressamente affermato nella richiesta di rinvio a giudizio della procura di Roma, e confermato dal gup, mi viene contestato esclusivamente il reato di finanziamento illecito ai partiti, per una vicenda che nulla ha a che vedere con la compravendita in questione, nella quale, come sottolineato chiaramente dagli stessi inquirenti, io non ho avuto alcun ruolo. L’accusa si riferisce ad una penale regolarmente trattenuta per il mancato rispetto di un contratto fra me e il senatore Conti, di natura diversa ed estranea alla vicenda per la quale lo stesso senatore Conti viene rinviato a giudizio. E’ chiaro che anche l’accusa di finanziamento illecito è del tutto infondata e sono certo di dimostrare nel corso del dibattimento la mia totale estraneità, che d’altra parte è già evidente dai documenti in mano alla magistratura".

L'accusa, appunto, sostiene per Conti e Arcicasa il concorso in truffa aggravata mentre per Verdini - che nell'operazione di compravendita pare non abbia avuto nessun ruolo dimostrabile - quantomeno il finanziamento illecito, assieme al suo collega di partito, per aver ricevuto da Conti circa un milione di euro pochi giorni dopo la compravendita dello stabile. Oltretutto, a Conti si contesta anche l'omesso versamento dell'IVA per oltre 8,6 milioni di euro nel 2011.

L'uomo simbolo dell'accordo PD - FI sulle riforme che dovrebbero modernizzare il Paese, solo il 15 luglio, era stato rinviato a giudizio dal gup di Firenze per la vicenda legata alla gestione del Credito Cooperativo Fiorentino (CCF), del quale il coordinatore di Forza Italia è stato presidente fino al 2010: il 21 aprile l' "uomo delle riforme" dovrà comparire davanti al tribunale di Firenze insieme ad altre 46 persone per rispondere, tra l'altro, di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, truffa ai danni dello Stato.

L'inchiesta, di fatto un filone di quella della cosiddetta "cricca del G8", accusa che il CCF sia stato utilizzato per dare prestiti ad amici e parenti, senza garanzie e tutele, fino a portarla al fallimento. Complessivamente una trentina le distrazioni di denaro contestate, tra il 2008 e il 2009, per oltre 100 milioni di euro. Tra i beneficiari alcuni nomi davvero "famosi", come Marcello Dell'Utri - una mazzetta da 3,2 milioni.

Sbottano i puritani del Movimento 5 Stelle, con Di Battista che si sfoga su Facebook: "Questa gente detta le regole a Renzi, questa è la gente che sostiene il PD, che detta le regole al PD, che riscrive la Costituzione con il PD. Questa è la gente che sostiene Renzi, che detta le regole a Renzi, che scrive i decreti assieme a Renzi. Io vi rispetto, rispetto le critiche che muovete al M5S, rispetto le vostre idee tuttavia mi chiedo, dal profondo del cuore, come potete sopportare tutto questo? Come potete restare in silenzio nel momento in cui il vostro partito, il partito in cui credete legittimamente, viene infiltrato da certi personaggi? Vi imploro… aprite gli occhi!".

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it

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