Giovedì, 27 Aprile 2017 15:46

oltre la rottamazione: il concordato dei piccoli

Si parla tanto di rottamazione delle cartelle esattoriali. Ma esiste un altro metodo, non pugualmente pubblicizzato, che consente di ottenere lo stesso effetto estinguere il debito senza incorrere in salzini e more varie: il cosiddetto concordato dei piccoli. Vediamo come.

In precedenza avevamo parlato, con questo articolo, di rottamazione delle cartelle esattoriali. Ebbene, oggi parliamo di una loro alternativa.

Estinguere i debiti evitando di pagare sanzioni e interessi è possibile anche con il 'concordato dei piccoli', una diversa opzione alla rottamazione prevista dal Decreto Fiscale 193/2016 - e scaduta lo scorso 21 aprile 2017. Come per la rottamazione, il concordato in questione permette di saldare i debiti con il fisco già iscritti a ruolo senza per questo dover pagare interessi e sanzioni aggiuntive.

E' una forma prevista all'articolo 15 della Legge 3/2012 - insomma, è una procedura che esiste già da tempo - ma dobbiamo riconoscere che è un po' più complessa della ben nota rottamazione. Intanto, possono accedere a tale forma coloro i quali si trovano in stato di insolvenza ma non possono fallire né tantomeno avvalersi di altre procedure concorsuali per dilazionare i debiti piuttosto che abbatterli parzialmente, tipicamente tramite accordo con i creditori.

E' una forma accessibile a persone fisiche, lavoratori autonomi, professionisti, esercenti, artigiani, titolari di piccole imprese (questi ultimi purché non superino le soglie patrimoniali e di ricavi annui che rendono fallibile l’attività), imprese agricole, start up ed addirittura enti no-profit.

In dettaglio, è previsto che il debitore si rivolga ad un OCC (Organismo di Composizione delle Crisi). Il quale nomina un professionista per supportare il debitore nell'identificare una soluzione al problema del pagamento dei debiti contratti, coinvolgendo oltretutto la sezione fallimentare del tribunale di competenza. Poi, la proposta di rateizzazione dei debiti viene valutata per approvazione entro sei mesi mediante il coinvolgimento del giudice dello stesso tribunale.

Ancora, l’accordo con gli enti e con le imprese non fallibili dovrà essere approvato dal giudice e da un'aliquota non inferiore al 60 percento dei creditori. Alla fine, il liquidatore nominato dal tribunale provvederà a finalizzare la vera e propria liquidazione dei debiti, prendendo a riferimento il patrimonio venduto.

Le spese previste per aderire a questa forma di soluzione ammontano a 98 euro (la nomina del professionista), altri 98 euro (la scelta della soluzione), cui vanno aggiunti tutti i costi inerenti all’attività svolta dal professionista nominato.

Non nascondiamolo: la pratica in questione è decisamente onerosa, sia per la complessità della procedura che per i costi connessi all'opera del professionista: il tutto inevitabilmente ne scoraggia l'uso da parte dei debitori. Guarda caso infatti, è una soluzione poco usata - e poco conosciuta - che nel 2016, stando ai dati pubblicati dal Ministero di Giustizia, è stata affrontata solo in 948 casi, relativi a pratiche tra debitori insolventi o consumatori sovraindebitati. Guardando al territorio, circa il 50 percento dei casi erano al nord Italia, 20 percento al centro ed il restante 30 percento al sud e isole.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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