Venerdì, 03 Febbraio 2017 12:00

nuovo aumento delle accise sulla benzina: ci risiamo

In vista nuovi aumenti delle accise sui prezzi dei carburanti. Come al solito, per far quadrare i conti si ricorre al solito metodo dell'aumento delle tasse sulla benzina, un guadagno sicuro per il fisco che danneggia cittadini ed imprese. E pensare che in dieci anni sono aumentate del 30 percento.

Avevamo già detto in questo articolo come il prezzo del carburante, causa le accise, sia costantemente aumentato negli anni.

Tanto per cambiare, i conti pubblici non tornano. Oltretutto, i 'regalini' in clima elettorale, tipo i famosi 80 euro tantosbandierati dal governo Renzi, come da copione hanno prodotto l'unico effetto di allargare il buco, anzi la voragine, da 3,4 miliardi di euro, cioè lo 0,2 percento del PIL.

Non è una cifra tanto per parlare: è il risultato dei calcoli della Commissione Europea, ossia la differenza tra il deficit concordato per quest’anno tra l'Italia e l'Europa e quello che, in assenza di manovre correttive, l’Italia registrerà a fine anno. Altro che le promesse del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che in toni rassicuranti assicura il varo di una manovra in concomitanza con la presentazione a marzo del DEF: a meno di un miracolo l'Europa attiverà una procedura d’infrazione per debito eccessivo, oltretutto sarebbe la prima della storia dell'Unione Europea. Capito ora a cosa servirebbe l'aumento delle accise sui carburanti?

Secondo le stime ad oggi disponibili, dei 3,4 miliardi di euro necessari per evitare il commissariamento dell’Italia, l'aumento delle accise ai carburanti (e presumibilmente anche alle sigarette) coprirà solo ma metà, quindi alla pompa ed in tabaccheria pagheremo più tasse per complessivamente tra gli 1,5 e i 2 miliardi, non di più. E, comprensibilmente, sono già sul piede di guerra i commercianti, portavoce del malcontento popolare espresso in prevedibile calo dei consumi, visto che le maggiori accise, in particolare sul carburante, graveranno sui prezzi finali di tutti i prodotti trasportati.

Non è una storia nuova: la soluzione di puntare sulle tasche degli automobilisti pagando i debiti di una mala gestione di governo con tasse fuori da ogni logica è un vecchio vizio italiano, vecchio almeno quanto le campagne belliche del Duce: già allora i bilanci dello Stato erano tamponati con le accise. La cosa assurda, e lo sappiamo tutti, è che tamponata l'esigenza (una guerra piuttosto che un terremoto o un'alluvione) la tassa è rimasa lì, come se l'esigenza da pagare fosse eterna.

Basti pensare che solo lo scorso anno il Tesoro avrebbe incassato, tra IVA ed accise varie, circa 33,8 miliardi dai carburanti. E' tantissimo, soprattutto considerando che la spesa complessiva è stimata in 50,6 miliardi: come dire che i due terzi del prezzo che paghiamo alla pompa vanno allo Stato, e solo con un terzo paghiamo la compagnia petrolifera e la catena di distrubuzione.

Due conti sono a questo punto d'obbligo. E allora, il prezzo medio della benzina su base nazionale si aggira oggi su 1,562 euro al litro. Di cui le accise contano per 0,7284 euro al litro, cui dobbiamo aggiungere l'IVA al 22 percento. Totale, oggi il 64,7 percento del prezzo della benzina è composto da tasse, e solo il resto paga il costo industriale e il margine dei ricavi per la stazione di servizio.

Analogo discorso per il gasolio, che con un prezzo medio lievemente inferiore, cioè circa 1,40 euro al litro, paga un onere fiscale del 62 percento. Rispetto a tale disastro, tutto sommato GPL e metano hanno minor peso di accise, rispettivamente per il 43 e il 40 percento. Qualcuno potrebbe dire che, rispetto a un anno fa, le accise e l’IVA gravavano complessivamente fino al 70 percento: vero, queste percentuali sono lievemente calate. Ma per il solo fatto che le quotazioni del petrolio sono risalite negli ultimi mesi, trascinando in alto i prezzi dei carburanti e quindi diluendo appena un po’ il peso delle tasse.

Insomma, negli ultimi dieci anni siamo stati letteralmente investiti da aumenti di accise (+29 percento) e aumenti di IVA (+10 percento), portando il peso medio del fisco sul prezzo della benzina ad un aumento del 12 percento circa. Infatti, nel 2007 accise ed IVA pesavano per il 52,8 percento del prezzo alla pompa, quando la benzina al litro veniva circa 1,30 euro. Ovvero, se oggi avessimo identiche accise ed IVA, pagheremmo la benzina circa 13 centesimi al litro in meno al litro, ossia intorno a 1,43 euro. Che comunque non è un regalo, tutt'altro.

 

FONTE: https://www.investireoggi.it

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