Lunedì, 27 Agosto 2012 14:42

nuova tassa allo studio: bibite gassate ed alcolici

Forse qualcuno ha già sentito parlare di questa nuova tassa. Comunque ad oggi è una proposta, ma che - considerando il gettito stimato nelle casse dello Stato - potrebbe concretizzarsi molto presto. Per i salutisti è una buona idea: più tasse su prodotti non certo salutari, da reinvestire (dicono dal Ministero della Salute) in iniziative di rilancio di una corretta alimentazione.

Dopo qualche mese di rumori, smentite e silenzio, si torna anche oggi a parlare di questa nuova imposta su beni di consumo assolutamente popolari: le bibite gassate e gli alcolici. La proposta è stata partorita dal Ministero della Salute, ove Renato Balduzzi fa propria l’esperienza di altri paesi europei, primo fra tutti la Francia.

Le distinzioni sono d'obbligo. Cominciamo dalle bibite gassate: si parla di un contributo di 7,16 euro per ogni 100 litri immessi sul mercato, cifra a carico dei produttori ma che ovviamente si andrebbe a ripercuotere, inevitabilmente, sui consumatori. Considerato che, al cliente, un litro di gazzosa al supermercato non può costare meno di 2 euro, e dato che dal produttore al cliente la tassa arriva spesso anche maggiorata, possiamo dedurre che l'applicazione di questa nuova imposta provocherà un aumento del prezzo finale della bibita non minore del 5%.

Ed arriviamo agli alcolici. In questo caso la tassa proposta è di 50 euro ogni 100 litri. Più difficile in questo caso fare conti sull'aumento finale al consumatore, viste le svariate possibilità di consumo degli alcolici ed i giganteschi sovrapprezzi al bar. Ma sicuramente il prezzo finale del "bicchierino" per il cliente finale aumenterà.

Gli introiti stimati per lo Stato ammontano a 250 milioni di euro l’anno, con la promessa del Ministro di reinvestire quanto riscosso, o una sua buona fetta, per "il finanziamento del servizio sanitario nazionale e per le campagne di prevenzione e promozione di corretti stili di vita".

I pareri al riguardo sono ovviamente contrastanti. I salutisti d'impulso esultano (meglio tagliare questi beni che "fanno male" che attaccare altre categorie merceologiche più necessarie alla vita quotidiana). Ma come sempre c'è anche chi non gradisce e punta il dito. Questi ultimi dicono infatti che la tassa diventerà un boomerang per lo Stato, a causa principalmente della prevedibile flessione dei consumi che porterebbe ad un minor introito di IVA, che qualcuno ha già stimato in 100 milioni di euro. Infine, le associazioni dei consumatori, insieme a PD e PDL, non gradiscono la tassa proposta dal Ministro Balduzzi: a loro dire, si tratta di una misura non strutturale, solo l'ennesimo tentativo di fare cassa velocemente e rimandare le riforme più serie a data da definirsi.

 

FONTE: http://www.investireoggi.it

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